Giorno: 27 Marzo 2022

Cerimonia per i morti della strage di Odessa (Foto di Wikimedia Commons)

Ucraina 2014:
rivoluzione o colpo di stato?

 (tratto da pressenza)

Comprendere cosa avvenne in Ucraina nel 2014 è importante per capire cosa sta succedendo oggi. A febbraio di quell’anno ci fu un cambiamento radicale nel governo, di cui si è parlato come rivoluzione di Maidan.
Ci è stato raccontato che il popolo, insoddisfatto delle scelte filorusse del presidente Janukovyč,  manifestò per mesi fino a far cadere il governo: una rivoluzione popolare e democratica.

Ma studiando gli eventi ci rendiamo conto che le cose sono più complesse. Come è ben documentato da numerosi video e articoli, che elencherò successivamente, si è trattato di un colpo di stato con regia occidentale.
Prima di quegli eventi erano già presenti nel territorio ucraino strutture militari USA – NATO, dove venivano addestrati gruppi paramilitari neonazisti che avrebbero avuto un ruolo decisivo negli eventi di Maidan ed anche in quelli successivi fino ad oggi. Questa è un’affermazione grave e importante, ma ben documentata. In realtà basta anche solo leggere su Wikipedia la voce Battaglione Azov per rendersi conto che le cose sono molto diverse dalla narrativa ufficiale.

A maggio fu eletto presidente Poroshenko, un oligarca filo americano famoso come il re del cioccolato e i membri del governo furono decisi a tavolino da Washington. Un aneddoto non secondario: Hunter Biden, figlio dell’attuale Presidente Biden, entrò nel consiglio di amministrazione di Burisma, la più grande compagnia energetica privata ucraina. E proprio in base a un accordo tra Washington e Kiev che in Ucraina cominciò la produzione di gas estratto dalle rocce di scisto (Fracking), un procedimento proibito in diversi paesi per i notevoli danni all’ambiente.

Di seguito un elenco di alcuni documenti e studi che mostrano e analizzano gli eventi di Maidan.

Ukraine on fire. In questo film documentario di Igor Lopatonok prodotto da Oliver Stone vengono raccontati gli eventi di Maidan e la successiva crisi del Donbass. Ricco di informazioni e interviste.

Masks of the revolution del regista francese Paul Moreira del 2015. Interessante, censurato e difficile da trovare in internet.

La crisi ucraina spiegata dal Prof. John Mearsheimer – 2015. Conferenza molto interessante non solo per l’analisi, ma anche perché è il punto di vista di un eminente scienziato politico americano, nominato nel 1996 Distinguished Service Professor di R. Wendell Harrison presso l’Università di Chicago.

Colpo di stato euro-americano in Ucraina. Analisi del prof. Umberto Mazzei, direttore dell’Istituto di relazioni economiche internazionali Sismondi – Ginevra.

Viaggio nel 2016 di Geoff Pyatt, ambasciatore americano in Ucraina, alla base militare NATO in Ucraina – Khmelnytskyi, dove le forze statunitensi del 10° Gruppo Forze Speciali stavano addestrando le forze delle operazioni speciali ucraine.

Telefonata tra il Vicesegretario di Stato americano Victoria Nuland e l’ambasciatore in Ucraina Geoff Pyatt. Telefonata del gennaio 2014 famosa per il “Fottiti Europa!”, ma che in realtà mostra come gli USA stavano decidendo molto prima della “rivoluzione popolare” i membri del futuro governo ucraino.

Europa for peace – http://www.europeforpeace.eu

Gerardo Femina
Già presidente della Comunità per lo sviluppo umano in Italia, è impegnato in attività sociali, politiche e culturali. Da 20 anni vive a Praga, dove è stato tra i promotori della campagna “Europe for Peace” e della protesta contro il cosiddetto Scudo stellare, che gli Stati Uniti volevano installare in Repubblica Ceca. Scrive su
politica e società. Negli ultimi anni si è dedicato alla costruzione del Parco di studio e riflessione in Repubblica Ceca.

Cover: Cerimonia per i morti della strage di Odessa (Foto di Wikimedia Commons)

piante e vasi

La più bella storia d’amore di tutti i tempi

 

Quanto sottovalutiamo l’importanza di vivere tra le piante? Probabilmente molto. Una scelta ecologica per la sopravvivenza; non solo a livello mondiale.  Lo dicono gli esperti che essere attorniati da queste meraviglie, è un vero toccasana. E non solo per il corpo, l’ossigeno che ci regalano, ma anche e soprattutto per la mente.

Non a caso, il verde è il colore della serenità, oltre che della natura, me lo faceva notare una mia cara amica albanese. Un giardino pieno di piante con un orto di spinaci e altre verdure, dove, quando era in Albania, passava la maggior parte del tempo. “In quel giardino esisto solo io e la terra”, come dice un’altra amica bolognese. E un’altra amica con una splendida casetta con giardino nel Mugello: “L’orto è impegnativo, mi tiene impegnata, i suoi frutti mi fanno sentire bene”.
Pensieri, grovigli, preoccupazioni scivolano via, e tu senti solamente altre vite che crescono, grazie alla tua cura e al tuo amore. Cosa c’è di meglio? Sentirsi utili alla terra, e sapere che lei sarà utile a te: la più bella storia d’amore di tutti i tempi. Soprattutto di questi tempi.

Ricordo quando anni fa, avevo un’impressione, forse suggerita solo da un pensiero sbagliato, che ogni pianta che avessi avuto tra le mani, sarebbe stata destinata alla morte. Parlando con le mie amiche ho sentito, – sì, forse sono più le donne che sentono questo – di non essere mai abbastanza per quello che la vita, di volta in volta ci propone. E qui le piante diventano metafora.

Invece dovremmo essere più indulgenti con noi stessi. Accettare che l’errore è umano, e niente e nessuno può toglierci la possibilità di crescita, che esso ci propone.
Le piante sono dalla nostra parte, sempre. Coltiviamole come coltiviamo noi stessi. Non è sempre facile, il ‘pollice verde’ non è da tutti, quindi non si tratta solo di colore, ma di sentirsi bene con se stessi, attraverso la premura che dedichiamo a un altro essere vivente. Una piantina in ogni casa allora, e non solo una soluzione decorativa o una scelta ecologica: proviamo a farla crescere, avere cura di lei, perché lei abbia cura di noi.

Il Papa pazzo, il Partito della Difesa e la stampa con l’elmetto

 

Papa Francesco ha appena dimostrato che anche un Papa può essere vicino a Cristo. Ha detto infatti che i paesi che hanno manifestato l’intenzione di aumentare l’investimento in armamenti fino al 2% del loro PIL sono “pazzi”. E che lui si vergogna per loro. Tra questi paesi c’è l’Italia, del keynesiano-per-una-notte Mario Draghi. E il principale partito che sta appoggiando questa scelta in Parlamento è il Partito Democratico, il cui acronimo PD può essere ormai declinato come Partito della Difesa.

La pazzia italiana “di sinistra”, tuttavia, non è una patologia dalla genesi oscura. Viceversa, è l’ effetto coerente di una causa talmente lampante da essere lancinante: il PD gestisce con i suoi uomini tutti i principali gangli della Difesa e del blocco istituzionale ed economico che ad essa fa riferimento, o di cui è emanazione.
Lorenzo Guerini (PD) è il ministro della Difesa. Su sua proposta, Nicola Latorre (PD) è diventato direttore generale di Agenzia Industrie Difesa, ente controllato dal ministero che si occupa delle forniture di armi e logistica al medesimo. Difesa Servizi, società diretta emanazione del ministero incaricata di gestirne il patrimonio immobiliare, ha come amministratore delegato Pier Fausto Recchia (PD).
Leonardo (ex Finmeccanica), decimo produttore di armi e sistemi di difesa al mondo, terzo in Europa, partecipata al 30% dal Ministero delle Finanze, ha come amministratore delegato Alessandro Profumo (tessera PD), cavaliere del lavoro condannato in primo grado a sei anni di carcere per aggiotaggio e falso in bilancio durante la sua presidenza in Monte Paschi (null’altro che tacche del curriculum per un top manager italiano).

La Fondazione Leonardo ha come presidente Luciano Violante (PD). La Fondazione Med-Or, anch’essa costola di Leonardo, ha come presidente Marco Minniti (PD), che si reca – pure lui – in Arabia Saudita a organizzare partnership nel campo dell’istruzione con quel regime (sospetto, vista la provenienza della fondazione, che il “do ut des” non sia confinabile all’interno delle aule universitarie).

Non ho la minima intenzione di denigrare le persone citate, alcune delle quali (dico Violante per dirne una) hanno un cursus di tutto rispetto e prestigio. Voglio solo dimostrare che la decisione bollata come “pazzia” da Papa Bergoglio e l’orientamento bellicista del PD sono perfettamente coerenti con l’occupazione capillare, da parte sua, dei ruoli di potere che fanno capo alla Difesa. Mi sarei meravigliato del contrario: piuttosto bisognerebbe chiedersi perché, tra i vari rami dell’amministrazione dello Stato, il PD abbia scelto di ‘occupare’ proprio la Difesa con modalità che Enrico Berlinguer (capo di quel PCI di cui il PD rivendica l’eredità: non aggiungo altro) così definirebbe, avendolo fatto già nel 1981: “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali.”(per leggere l’intervista integrale clicca qui).

Siccome la corsa al riarmo non ha nulla a che vedere con l’opinione se sia giusto o sbagliato inviare armi ai civili ucraini – argomento che spacca anche l’opinione pubblica di sinistra, e sul quale non entro – mi domando cosa pensino di questa decisione non tanto i simpatizzanti ed elettori, ma i molti esponenti del PD che lo rappresentano nelle istituzioni, anche del nostro territorio. Mi stupirei molto del fatto che non si levasse nessuna voce critica, ed infatti attualmente il mio stupore è grande, perché non mi sembra proprio che si stia innescando un dibattito su questo. L’unico che si è esposto tra i vertici è Graziano Delrio, che si è astenuto nel voto sull’aumento delle spese militari.

L’art.11 della Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Siamo in uno di quei casi in cui la Costituzione (tranne per l’inciso sulle limitazioni della sovranità: quelle ci sono, ininterrotte, dal 1945) viene derubricata a tesina dei buoni propositi, come se non si trattasse della legge fondamentale dello Stato. Siamo anche in uno di quei casi in cui le parole del Papa, che di solito campeggiano in prima pagina di ogni notiziario della tv pubblica, privata, dei principali giornali, come moniti della nostra massima autorità morale, vengono nascoste in qualche trafiletto a pagina quattordici, come se fossero le esternazioni folkloristiche di un mitomane.
Manca solo che qualcuno tra i nostri grandi e liberi direttori di giornale gli batta una mano sulla spalla, a Bergoglio, sussurrandogli “ma chi ti credi di essere, il Papa?”

“NON CONTATE SU DI ME”
Una campagna per l’Obiezione di coscienza alla guerra

 

Obiezione di coscienza alla guerra
Una Campagna coordinata dal Movimento Nonviolento.

In Ucraina, in Russia, in Europa, in Italia, chi rifiuta le armi parla un’unica lingua, quella della pace.
Tutte le guerre hanno lo stesso volto di morte, in Ucraina come in Afghanistan, nello Yemen come in Siria.
Torti e ragioni, aggressori e aggrediti, si mescolano e precipitano insieme nel baratro.
Per fermare la guerra bisogna non farla. Per cessare il fuoco bisogna non sparare.
E’ questo il senso profondo dell’obiezione di coscienza: difendere la vita, la libertà, la giustizia, con la nonviolenza che è vita, libertà, giustizia.

Da oggi c’è la possibilità di dichiararsi obiettori alla guerra.
Il Movimento Nonviolento, aderente a Rete italiana Pace e Disarmo, propone a tutti di firmare una Dichiarazione che sarà poi consegnataspese
al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, allo Stato Maggiore dell’Esercito:
“non contate su di me se volete coinvolgervi nella guerra con più armi, più spese militari, più violenza.”

Qui il modulo da sottoscrivere:
https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra/
qui la presentazione della Campagna:

https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-di-coscienza-alla-guerra-una-campagna-coordinata-dal-movimento-nonviolento/

Movimento Nonviolento

Firenze: “In Sor Già Mo. In Sor Già Mo. In Sor Già Mo”

 

Reportage di Daniela Bezzi
Foto di Cesare Dagliana
(tratto da pressenza)

Firenze, 26.03.22 Sono da poco passate le 5 del pomeriggio quando la testa del corteo con l’enorme striscione della GKN con la scritta INsorgiamo a caratteri cubitali, entra in Piazza Santa Croce e dall’altra parte dell’Arno non c’è verso di scorgerne la fine.

Rullo incessante di tamburi. Una marea di bandiere e slogan e striscioni da ogni parte d’Italia. Oltre al contingente dei lavoratori GKN alla testa del corteo, ecco quello della TIM-dell’ATI, della Caterpillar, dell’Electrolux di Trevi, della Pasotti vicino a Brescia, del Cotonificio Fiorentino, e poi lo striscione degli Operai di Marradi che dovrebbero accettare la chiusura dell’impianto dove si producevano i famosi marron glacé, insomma un gioiello del Made in Italy, perché la proprietà ha deciso di delocalizzare a… Bergamo, chissà per quali logiche!

E poi lo spezzone dei Fridays For Future. E lo striscione del NoTap dalla Puglia che dice a caratteri cubitali Siamo La Natura Che Insorge. E i Comitati Giovani NoTav da Torino e da Pisa ‘perché è dai nostri territori che bisogna ripartire … perché mentre la crisi climatica è qui e ora, assistiamo allo scoppio di una guerra che dovrebbe giustificare la diversione di fondi che sarebbero così necessari per realizzare il vero cambiamento: inaccettabile!’

Una piazza importantissima quella che si è trovata oggi a Firenze ‘una piazza inclusiva, una piazza che segna la convergenza di tante componenti di una stessa richiesta sempre più urgente e unitaria di giustizia. Giustizia sociale, giustizia ambientale, un radicale cambio di paradigma, perché è di questo che abbiamo più che mai bisogno.’

Quanti saremo stati? 20.000… 80.000… 50.000… in ogni caso tanti, tantissimi, un serpente che per ore si è snodato nel centro elegante di Firenze e che accanto ai temi del lavoro, della salute, del diritto alla casa, di reali tutele per i giovani e per i migranti, oltre alla denuncia dell’alternanza Scuola Lavoro, ha urlato con particolare convinzione il più netto No alla Guerra: Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia, No alla Guerra dei Padroni contro la Salute e il Lavoro.

Un enorme telone con tutti i colori della pace mi sta passando davanti mentre chiudo queste note, così largo a lungo che è necessario per forza il rimbocco per farlo entrare nella piazza affollatissima. Al di là del fiume mentre il corteo non sembra avere fine, marea di bandiere e striscioni al ritmo dei tamburi. Sono i vari Si Cobas, Slai Cobas, sindacati di base, l’espressione di quella sempre più compatta resistenza che si combatte ogni giorno e anche di notte nei sempre più numerosi hub della logistica che in tutta la penisola dovrebbero giustificare il più scellerato consumo di suolo, ed è lo spezzone senz’altro più numeroso del corteo.

Giornata molto importante quella che abbiamo vissuto oggi a Firenze, che segna al tempo stesso un punto di arrivo e un momento di formidabile e unitaria ripartenza.

PER CERTI VERSI
Una donna straniera

UNA DONNA STRANIERA

Sempre si dubita
Tra le stelle
E la loro fine
Si apre la porta
Della luna
Che splende
Su chi vive
E su chi muore
Su chi soffre
E chi straripa
Splende
Nel vento
Delle guerre
Sulle pietre
Pigre
Di memorie
Sul deserto
Della pace
Cara vita
Non sei mai abbastanza
Per la fame
Degli uomini
Che bruciano
Il ghiaccio
Sciogliendo
La sua luce
Il buio
Trattiene abissi
Antiche maree
Su una spiaggia
Lentiggini
Di una donna straniera

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca
[Qui]

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi