Giorno: 12 Aprile 2022

FERRARA : 9 Aprile-26 Giugno
Mostra fotografica di Luca Zampini

TRAME SOSPESE  alberi …la magia di un incontro

20 stampe fine art in medie e grandi dimensioni attraverso le quali Luca Zampini ci mostra l’anima degli alberi che immortala. Immagini poetiche, di movimenti sospesi, che avvolgono dolcemente l’osservatore facendolo diventare un unicum con loro.

 

Ferrara, dal 9 aprile al 26 giugno 2022  
 
Hotel de Prati – Via Padiglioni 5, FE      Tel 0532 241905

tutti i pomeriggi dalle ore 15 alle ore 20, ingresso gratuito
Per visite con l’autore:  +39 333 9746014

Trittico.jpg

 Il progetto HUGS – The Tree Calling   ABBRACCI – Il richiamo degli alberi
La mostra gode del patrocinio del Comune di Ferrara, del Garden Club Ferrara e  della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche)
laureati

Una vergogna di livello universitario:
una studentessa russa scrive all’Alma Mater Studiorum

 

Una brutta storia. Bruttissima.
Chi sperava che almeno gli atenei italiani, i luoghi della cultura per eccellenza, fossero indenni dal furore atlantista di Draghi, dalla propaganda a reti unificate che santifica Zelens’kyj (da 3 anni presidente molto poco “democratico” e da un mese “martire della democrazia”), dalla fobia antirussa che sta montando nel Paese, che incolpa qualsiasi povero diavolo con passaporto russo di essere anche lui un dittatore sanguinario come Vladimir Putin. Chi pensava che la tragicomica censura di Dostoevskij al Politecnico fosse solo un piccolo equivoco o una grande gaffe, deve purtroppo ricredersi.

E’ una brutta storia. Che va raccontata dall’inizio.

La tragedia ucraina sembra non finire mai. Migliaia di morti, molti civili, tanti bambini. Almeno 80.000, secondo gli ultimi dati del Viminale, i profughi ucraini arrivati nel nostro Paese. Poi, e a volte ce ne dimentichiamo, c’è chi in Italia già ci stava – per lavorare o per studiare – prima dell’invasione russa. Sono parecchie migliaia in Italia le badanti dell’Est Europa. E sono migliaia gli studenti che frequentano le nostre università: studenti, e soprattutto studentesse, ucraine, russe, bielorusse, moldave, georgiane…

In tutte le città universitarie italiane, gli studenti dei Paesi in guerra si sono riuniti in assemblea. Tra di loro nessun contrasto, molti i legami di amicizia e di parentela, tutti egualmente vittime di una guerra insensata e fratricida. E tutti con i medesimi problemi di sopravvivenza.
Dalla Russia, grazie al boicottaggio generalizzato (e insensato), da più di un mese nessuno può ricevere un rublo: carte di credito e conti correnti bloccati. E vale per tutti, anche se non sei un oligarca o il cugino di Putin.

alma mater studiorum università bologna

Ma torniamo alle ragazze russe, bielorusse e ucraine. A Bologna sono almeno trecento. L’assemblea si tiene il18 marzo: discutono e insieme decidono di chiedere un incontro urgente al rettore dell’Ateneo per esporre i loro pressanti problemi e chiedere un aiuto alla università che frequentano. La prorettrice le riceve, ma separatamente: prima il gruppo delle studentesse ucraine, poi le studentesse russe. Alle prime, ucraine, esprime la vicinanza e la solidarietà di tutto l’Ateneo Bolognese. Promette la pronta istituzione di Borse di studio a loro dedicate e la sospensione dell’obbligo di pagamento delle rate universitarie.
Infine (gesto assai generoso) l’università è disposta a prestare ad ognuna di loro 3.000 euro. Un prestito senza interessi, da restituire “con comodo”.

Quando è il turno del gruppo numeroso delle studentesse russe e bielorusse, una si loro interviene dicendo che la loro situazione è disperata, “come essere in pandemia”. “No – risponde la Prorettrice, –  la pandemia è provocata da un virus, mentre qui c’è uno Stato che bombarda un altro Stato”. Ma chi sta bombardando?  Sono gli studenti russi fuori sede? Fatto sta che l’università più antica e più famosa del mondo, l’Ateneo di Bologna non ha da offrire nessun aiuto, nessun sussidio, nessun prestito agli studenti russi.
Forse, chissà, in futuro: “Leggeremo le vostre lettere, vedremo, valuteremo, vi risponderemo…”. E’ passato quasi un mese dal 18 marzo e l’Università di Bologna non ha dato nessuna risposta. Che sia un problema burocratico? Avranno chiesto un parere sul da farsi al Presidente del Consiglio Draghi?  

Non so come definire una scena (e una scelta) tanto surreale, quanto vergognosa. Un copione che si è ripetuto, con qualche variante, in diverse città e università italiane. Lascio il commento a Veronika, una giornalista russa di 32anni che frequenta l’Ateneo Bolognese per prendere una seconda laurea in Cinema.
Quella che leggete di seguito è la lettera che Veronica ha inviato per mail al Rettorato, appena dopo quell’incredibile incontro. Una lettera che assomiglia a una Lectio Magistralis.

” L’università è un luogo libero da pregiudizi di ogni genere; la dimora permanente del genio umano, garante e portavoce dei diritti e delle libertà civili. Dalla sua fondazione nella costituzione dell’Università di Bologna, con la cd ‘Authentica Habita’ (1158) [qui], sono stati stabiliti i diritti degli studenti fuori sede; fu proclamato il principio dell’indipendenza da ogni altro potere, e per secoli numerose associazioni di università difesero gli interessi degli studenti di tutto il mondo. Ancora oggi nella città universitaria giungono persone di diverse nazionalità, costituendo la maggior parte del totale degli studenti. Una volta anche noi abbiamo deciso di entrare a far parte di questa comunità, perché sapevamo per certo che qui tutti sono uguali.

Tuttavia, c’è un grande divario tra il “noi” di oggi e il “noi” di un mese fa, perché il 23 febbraio uno studente dell’Europa orientale era come un altro. In un istante, questa guerra criminale ha reso emarginati i cittadini bielorussi e russi, e li ha posti di fronte a un scelta: sopravvivere o andarsene. E sembra solo ieri quando hanno cantato con fervore Gaudemus Igitur, con questi versi: ‘Pereant dolores! Pereat Diabolus, Quivis antiburschius Atque Irrisores!’

Ma chi avrebbe mai immaginato che avremmo dovuto affrontare tali dolori? Sono disagi di un ordine diverso, non ovvi a prima vista, ma non meno insidiosi dei razzi sopra la testa: quando nessuno annuncia un allarme, ma la paura diventa la nostra più devota compagna.

Sappiamo che il nostro nemico comune è la guerra, ma non sappiamo chi siano i nostri amici.

Il 18 marzo si è svolto un dialogo con i rappresentanti dell’amministrazione universitaria, dove ogni studente russo e bielorusso ha potuto parlare delle nuove realtà della vita: carte bancarie bloccate, impossibilità di pagare l’affitto di casa, le utenze e persino il cibo; ottenere un lavoro part-time o volare verso casa! Siamo stati estremamente grati per la franchezza e l’opportunità di essere ascoltati, ma, purtroppo, dobbiamo affermare che non abbiamo visto un reale interesse per il nostro destino futuro.

Ogni nuovo giorno in uno stato di incertezza e nell’eloquente silenzio dei funzionari, fa dubitare dell’immutabilità di un principio, così fondamentale di qualsiasi comunità universitaria come la parità dei diritti (articolo 1 e articolo 10 della Carta dei diritti degli studenti), quindi lo consideriamo un nostro dovere di denunciare apertamente questo fatto e descriverlo come discriminazione etnica. Siamo inoltre convinti che, come contribuenti, abbiamo subito una violazione diretta delle nostre libertà economiche garantite dalla Costituzione della Repubblica Italiana (articolo 3). La situazione è tale che non solo il processo educativo è minacciato, ma anche i bisogni fondamentali dell’individuo e prima di tutto la sicurezza dell’esistenza.

Tuttavia, abbiamo molti esempi positivi di sostegno e vari tipi di istituti di istruzione superiore in Austria, Germania, Francia e altri indipendentemente dalla cittadinanza. La leadership di queste università ha dimostrato un impegno per i principi del pluralismo e la volontà di assumersi responsabilità in un ambiente politico turbolento. Nel 2021, grazie agli sforzi legali dell’Università di Bologna e la partecipazione attiva di migliaia di studenti premurosi, è stato raggiunto quasi l’impossibile: ottenere la liberazione di Patrick Zaki da un carcere egiziano. È stato un vero trionfo di un’unica volontà, un’unica visione del mondo circostante. Oggi gli studenti bielorussi e russi sono diventati come Patrick: da un lato, i nostri passaporti ci hanno reso complici involontari dell’invasione militare, dall’altro, ostaggi della guerra ideologica ed economica scatenata contro milioni di nostri connazionali. Però, noi, persone pacifiche, sappiamo per certo che la nostra unica arma è la nostra voce e questa voce suonerà finché la giustizia non prevarrà! Finché gli studenti italiani continueranno a consolidare la società civile capace di resistere alla burocrazia e di opporsi al prolungamento della guerra da parte del proprio Parlamento, non tutto è perduto.

Sappiamo chi siamo e dove stiamo andando! Abbiamo dei diritti e li proteggeremo! Diciamo a tutti voi – siamo per la pace! “

(Veronika Floria)

Procida Corricella

DIARIO IN PUBBLICO
Procida capitale della cultura

 

Che direbbe l’Amatissima Elsa della proclamazione dell’isola di Arturo a capitale della cultura? La motivazione racchiude in sé una definizione che sicuramente avrebbe condiviso:

«Procida, La cultura non Isola è il titolo del dossier di candidatura, che evidenzia come la terra isolana è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza, è modello delle culture e metafora dell’uomo contemporaneo. Potenza di immaginario e concretezza di visione ci mostrano Procida come capitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni culturali e naturali».

Così la motivazione della candidatura e della vittoria presentata dal presidente della giuria Stefano Baia Curioni. Ancora più pertinente la motivazione di quella scelta proposta da Raimondo Ambrosino Sindaco di Procida:
«Procida può essere considerata una metafora di tanti luoghi, di tante amministrazioni, di tante comunità che hanno riscoperto l’entusiasmo e l’orgoglio del loro territorio e che con questo titolo vogliono costruire un riscatto importante per le proprie terre».

Da coloro che, come è accaduto allo scrivente, hanno eletto quell’isola come ‘metafora’ del luogo, l’heimat scoperto e amato attraverso l’esperienza e l’adesione agli elementi che lo compongono, il luogo è diventato tale attraverso l’adesione della ragione e del sentimento alle motivazioni esibite.

Ciascuno di noi, dunque, deve poter esperire una determinata condizione, prima di tutto ambientale, non solo secondo la facile metafora di luogo dell’anima (o meglio animo), ma lo deve poter costruire attraverso la scoperta della realtà, termine estremamente difficile da definire e soprattutto da riuscire a possedere.

In una straordinaria conferenza su Beppe Fenoglio [Qui] tenuta da Fiorenzo Baratelli alla Biblioteca Ariostea di Ferrara (Beppe Fenoglio: un racconto onesto della Resistenza) il critico, raccomandando una lettura finalmente non-pregiudiziale del capolavoro di Elsa Morante [Qui] La Storia, così commenta l’importanza di quel libro pensato e scritto allo specchio dell’isola di Arturo:

«nel romanzo la guerra è presentata attraverso la vita quotidiana a Roma. È la guerra vista e vissuta dagli ultimi, dai civili, dai bambini, tutte vittime innocenti della fame, della miseria e degli stermini causati da ogni guerra. Insomma, sono i tanti Useppe di cui leggiamo le terribili storie in questi giorni di guerra in Ucraina».

Attraverso questa analisi è possibile dunque capire e giustificare – come è stato chiaramente sottolineato dal capo dello Stato, Mattarella, alla proclamazione della vittoria dell’isola come capitale della cultura – quale debba essere il compito, altissimo, della vittoria. Arturo, Useppe, la cagna Bella, tutti gli ‘ultimi’ della terra rappresentano la forza, la sostanza di quell’heimat.

Non occorre scomodare il senso preciso di riferimento che la scelta del luogo detiene nella nostra immensa tradizione letteraria. Tra gi altri per me Leopardi, Montale, perfino d’Annunzio lo attestano. O come ha sottolineato da tempo Dacia Maraini, il teatro e il cinema. Per non apparire banale non sto a commentare il rapporto Ferrara-Bassani.

Perciò mi pare profondamente giusto ciò che scrive il ministro della cultura Dario Franceschini nel ribadire con entusiasmo la scelta di Procida:

«Viva Procida che ci accompagnerà nell’anno della ripartenza e della rinascita» ha detto il Ministro per i beni e le attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, nel momento della proclamazione. «Oggi la designazione della Capitale italiana della cultura 2022 – ha continuato il Ministro – è un segnale per guardare al futuro».

Ma questa scelta, che personalmente diventa un premio esistenziale e culturale, si arricchisce dei momenti trascorsi in felicità nel luogo della mia Amatissima.

L’albergo proprio sotto il penitenziario, dove la mia pelosa Lilla discuteva animatamente con i gatti padroni del territorio, la discesa alla marina di Corricella per il bagno e la colazione alla trattoria del Postino, che immediatamente a noi ‘eoliani’ ricordavano i luoghi delle nostre vacanze a Lipari e a Salina e a tutte le altre meraviglie dell’arcipelago.

E salendo gli impervi vicoli a Procida salutare con deferenza Peppe Barra [Qui], o perdersi nel giardino di Elsa ad aspirare il profumo intensissimo dei limoni, o affittare una barca solo per vedere marina grande da lontano con i suoi sfarzosi colori.

Procida ed Elsa, che per sempre rimarranno nella mia cultura e nella mia realtà.

 

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi