Giorno: 26 Giugno 2022

Covid vaccini

La denuncia di Emergency: i Paesi del G7 promisero 2,1 miliardi di vaccini ai Paesi poveri.
Ne hanno dati meno della metà: un tradimento che è costato 600 mila vite

 

da: Ufficio Comunicazione Emergency 

Dai Paesi del G7 meno della metà dei 2,1 miliardi di dosi promesse ai Paesi poveri, mentre è corsa all’accaparramento delle forniture 2022 per la variante Omicron e si è appena bloccata la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale alla Organizzazione Mondiale del Commercio.

Dall’Italia appena il 56% dei 100 milioni annunciati, in media con il resto dei Paesi europei. Un nuovo studio rivela che con le dosi non consegnate dai Paesi G7 nel 2021 si sarebbe salvata 1 persona al minuto nei Paesi a basso e medio reddito, vaccinando il 40% della popolazione mondiale

Appello urgente per un cambio di rotta che non lasci i Paesi in via di sviluppo a dover affrontare le nuove varianti del virus con vaccini sempre meno efficaci.

Ad oggi i Paesi del G7 hanno donato ai Paesi più poveri solo il 49% dei 2,1 miliardi di vaccini Covid annunciati. Una promessa che se l’anno scorso fosse stata mantenuta, avrebbe consentito di salvare quasi 600 mila vittime del virus nei Paesi a basso e medio reddito, circa 1 al minuto.

È la denuncia lanciata da Oxfam ed EMERGENCY, membri della People’s Vaccine Alliance (PVA), alla vigilia del vertice G7 in Germania.

Eloquenti i dati: alcuni Paesi sono molto lontani dal mantenere quanto promesso, come il Canada, che ha consegnato solo il 30% dei 50,7 milioni di dosi annunciate, o il Regno Unito con il 39% su 100 milioni, gli Stati Uniti con il 46% su 1,2 miliardi. L’Italia ha fatto un po’ meglio con il 56% su 100,7 milioni di dosi promesse insieme alla Francia, arrivata al 57% su 120 milioni, mentre Giappone e Germania raggiungono rispettivamente il 64% su 60 milioni e il 66% dei 175 milioni di dosi.

“Complessivamente i Paesi europei hanno consegnato appena il 56% dei 700 milioni di dosi promesse – hanno detto Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di EMERGENCYNel frattempo hanno già iniziato ad accaparrarsi scorte della nuova generazione di vaccini per la variante Omicron sviluppati da Pfizer e Moderna. Si ripropone, in altre parole, il circolo vizioso e pericoloso che ha portato all’attuale apartheid vaccinale, con i Paesi poveri che dovranno fronteggiare i nuovi contagi con vaccini sempre meno efficaci”.

I PAESI RICCHI SI SONO GIÀ ASSICURATI IL 55% DEI NUOVI VACCINI PRODOTTI DA PFIZER/BIONTECH E MODERNA PER OMICRON

Gli ultimi dati di Airfinity suggeriscono inoltre che i paesi ad alto reddito potrebbero essersi assicurati oltre la metà (il 55%) dei nuovi vaccini a mRNA per la variante Omicron sviluppati da Moderna e Pfizer/BioNTech, prima ancora che siano stati approvati per l’uso. Cosa che lascia ancora una volta i Paesi più poveri in fondo alla coda. Nel dettaglio si stima che i Paesi ricchi si siano già assicurati il 61% dei 409 milioni di nuovi vaccini prodotti da Pfizer/BioNTech e il 36% dei 113 milioni prodotti da Moderna.

I Paesi ricchi hanno tradito in modo palese le promesse e continuano a farlo. Dopo aver accumulato la stragrande maggioranza delle scorte mondiali per se stessi, avevano dichiarato di poter donare ai Paesi poveri gli avanzi, ma nemmeno questo hanno fatto – continuano Albiani e Miccio – Hanno lasciato scadere centinaia di milioni di dosi nei magazzini, anche se si trattava di vaccini che avevano deciso di non utilizzare come Johnson, inviando vaccini come Astrazeneca – sconsigliato per gli under 60 – in Paesi con una età media molto giovane. Questi numeri mostrano il totale fallimento del sistema delle donazioni di vaccini, confermando la necessità di quanto chiediamo da 2 anni: consentire la libera produzione di vaccini e terapie direttamente nei paesi a basso e medio reddito, sospendendo i diritti di proprietà intellettuale.”

CON LE DOSI NON CONSEGNATE DAL G7 SAREBBE STATO POSSIBILE VACCINARE IL 40% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

Nuovi dati pubblicati ieri dall’Imperial College London hanno rivelato inoltre che 599.300 decessi avrebbero potuto essere evitati nel 2021, se il 40% della popolazione in tutti i Paesi del mondo fosse stato completamente vaccinato e che i miliardi di dosi non pervenuti dai Paesi del G7 sarebbero stati sufficienti per raggiungere quest’obbiettivo.

I VACCINI HANNO SALVATO 450 MILA AFRICANI, MA AD OGGI SOLO IL 18% È COMPLETAMENTE VACCINATO

Nonostante una copertura vaccinale così bassa, la ricerca dell’Imperial College dimostra che i vaccini Covid hanno salvato 446.400 vite in Africa e 180.300 nei Paesi a basso reddito. Ad oggi solo il 14% delle persone nei Paesi a basso reddito e il 18% delle persone nel continente africano sono completamente vaccinate, ben lungi dall’obiettivo di avere una copertura del 70% in tutte le nazioni entro la metà del 2022.

Nel frattempo, le nazioni ricche guidate dall’Unione Europea e dal Regno Unito, hanno imposto nell’ultimo incontro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio un accordo che non prevede la sospensione alla proprietà intellettuale su vaccini, trattamenti e tecnologie che avrebbero consentito ai Paesi in via di sviluppo di produrre i propri vaccini generici. Al contrario aggiunge nuovi ostacoli burocratici, proteggendo gli interessi monopolistici e molto redditizi di aziende come Pfizer/BioNTech e Moderna.

Da qui l’appello della PVA a tutti i Paesi che devono far fronte alla carenza di vaccini, test e terapie perché mettano in atto tutte le iniziative legali e politiche possibili per salvare vite e porre fine alla pandemia, utilizzando le clausole di flessibilità delle regole del commercio internazionale e aggirando, se necessario, le disposizioni imposte dall’OMC. Al tempo stesso chiediamo con forza che i Paesi del G7 non li ostacolino nell’adozione di queste misure.

MILIONI DI DOSI GETTATE IN AFRICA PERCHÉ ARRIVATE TROPPO VICINE ALLA SCADENZA

“Centinaia di migliaia di vite sono state salvate in Africa grazie ai vaccini, ma altrettante se ne sono perse – concludono Albiani e Miccio – Molti Paesi hanno aspettato un anno per ricevere le prime dosi, poi le hanno ricevute tutte in una volta, spesso così vicine alla scadenza da non poter esser utilizzate, soprattutto in Paesi con sistemi sanitari molto fragili. Come successo nel caso dell’1,5 milioni di dosi donate dall’Italia alla Tunisia lo scorso agosto, a 2 mesi dalla scadenza; o come successo in Nigeria, dove il governo è stato costretto a gettare 1 milione di dosi appena ricevute. I Paesi in via sviluppo non vogliono dover aspettare l’elemosina, vogliono produrre le proprie dosi e ne hanno diritto; ma di fatto i Paesi ricchi continuano a difendere gli interessi delle società farmaceutiche, un sistema monopolistico che sta rendendo 5 volte più costoso vaccinare la popolazione mondiale e consente a chi detiene i brevetti dei vaccini di realizzare profitti per 1.000 dollari al secondo, come dimostrato dalle ultime ricerche della PVA”.

 Emergency 

Cover: Foto di https://www.facebook.com/PeoplesVaccine

scarpa scarpe uomo nozze

Diario in pubblico
Le scarpe di nozze

 

Da 53 anni, nel giorno più lungo dell’anno, compio la tradizionale ri-scoperta delle scarpe di nozze e le spolvero, le lucido perché emblema fisico di una lunga felicità.

Sono di un marchio famoso conosciuto in tutto il mondo e che aveva sede proprio qui a Ferrara. Noi ragazzi sapevamo che nel momento che si calzavano quelle scarpe s’entrava nella maturità. A maggior ragione erano state scelte per far parte del mio vestito ‘nuziale’.

Sfogliando l’album delle foto scattate in quel giorno da un bravissimo artista mio amico che indugiava sul velo di mia moglie, sulle mises delle amiche, sui volti noti e sui parenti, le scarpe mai venivano inquadrate, ma si presero la loro pesante vendetta.

Il tempo minacciava acqua a catinelle e freddo intenso. Fu necessario prenotare perciò in due posti: un giardino in un palazzo storico del centro o il salone di un albergo.

Vinse il sole e, dopo il rito religioso, ci si avviò a gruppi, poiché c’erano quasi 300 persone nel giardino dove, tra chiacchere, brindisi e discorsetti falsamente semplici degli amici intellettuali, si procedette al taglio della torta e infine alla distribuzione dei confetti.

Così raggiante di felicità chi scrive queste note s’avvia baldanzoso al centro della pista ed ecco hop-là! la capricciosa calzatura si prende la sua vendetta ed io rovinosamente crollo a terra, ma con un ultimo, eroico tentativo sollevo il cesto dei confetti sopra la testa, salvandolo da una distribuzione non conveniente delle dolci mandorle.

Scoppia un lungo applauso ed io, ormai novello Cyrano de Bergerac, “al fin della licenza io tocco”, cioè ricomincio a dispensar confetti.

Appena a casa, mentre ci si rivestiva per partire, scaglio al grido di ‘maledette!’ le scarpe in un angolo e mi rifugio in quelle bicolori, che lo zio generale mi aveva regalato come segno di massima eleganza.

E cominciarono 53 anni (+7 di fidanzamento) di amore, amicizia, rispetto, connivenza e, se posso usare una parola terribilmente pericolosa, di felicità con la mia Doda.

Ieri sotto la canicola, alla ricerca delle rose rosse di rito pensavo, attraverso l’uso della proustiana memoria involontaria, quale tremendo e affascinante strumento sia quello del ricordo, arma a doppio taglio, che solo la ‘direzione’ che il protagonista deve e può dare – la massima tra i doni che come sapevano gli antichi e il mio adorato Cesare Pavese – t’avvicina al destino degli dèi.

Così rispolvero le scarpe, allungo una carezza alla vestaglia di seta, che ancora posseggo e uso, riguardo la cravatta, ovviamente fiorentina, e ripongo con cura il fazzoletto di seta grigia appartenuto a una ava di mia moglie e che abbiamo prestato ai nipoti quando si sono sposati.

Ritorno poi alle letture consuete: Goliarda Sapienza [Qui], di cui sto elaborando un saggetto, il librone di Umberto Eco [Qui] sugli scritti sull’arte, i saggi di de Fallois su Proust.

Poi mi rilasso a leggere articoli profondi e briosi di Francesco Merlo [Qui] ( straordinario e veritiero il racconto della spaccatura tra i 5s) della ‘unica’ Natalia Aspesi [Qui] e dall’iconico MS (Michele Serra [Qui]).

E poi chi si perde le demenziali cantate dei canzonettisti di moda sulle tv generaliste e oltre?

Dichiaro poi pubblicamente – anche se questo giudizio nella mia ahimè città conta nulla o poco – che sono contrario all’uso del parco Bassani al concertone del boss dei boss della musica leggera. Ovviamente per le mie sbagliate o meno scelte ambientaliste.

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

Per certi versi
Ode alla salvia

Ode alla salvia
La sfiori
E rilascia
Un profumo
Di parole
Fresche
Parla
Come la tua lingua
Un genere sconosciuto
Occorre sentire
Con tenero fiuto
Delle nari
Le labbra
Inquisite
Sorridono
Come fari
In una notte
Che mi privilegia
Tu Diventi rosea
Di ciliegia
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osservatorio globale

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