Giorno: 22 Luglio 2022

Caro Draghi, anche se tu ti credi assolto, sei lo stesso coinvolto

 

Tre giorni fa Francesco Monini su questo quotidiano, intuendo la frittata che sarebbe sortita dalle repentine dimissioni del ‘formica elettrica’, ha attaccato duramente e preso in giro Mario Draghi [Vedi qui].  Devo invece confessare che, circa due anni fa, anche io avevo riposto alcune disincantate aspettative (ossimoro dettato dalla prudenza) in Mario Draghi (leggi qui). Per carità: non ero convinto che l’intervento del Drake versione libero pensatore, pubblicato sul Financial Times il 25 marzo 2020 (leggi qui), un mese scarso dopo l’esplosione mondiale della pandemia, lo avesse trasformato nel nuovo John Maynard Keynes.

Non ne ero convinto, anche se in un angolino del mio cervello albergava la speranza. Del resto, scusate, Draghi allora scrisse cose come questa: “Tali aziende forse saranno in grado di assorbire la crisi per un breve periodo di tempo e indebitarsi ulteriormente per mantenere salvi i posti di lavoro. Tuttavia, le perdite accumulate potrebbero mettere a repentaglio la loro capacità di successivi investimenti. E se la pandemia e la chiusura delle attività economiche dovessero protrarsi, queste aziende resterebbero attive, realisticamente, solo se i debiti contratti per mantenere i livelli occupazionali durante quel periodo verranno alla fine cancellati.”

Ha scritto “debiti cancellati”. Lo ha scritto lui, ed io ho pensato: toh, ha capito che questa non è una crisi come le altre, questa è una crisi che impone un cambio di paradigma. Attenzione, perché scrisse anche questo: “O i governi risarciranno i debitori per le spese sostenute, oppure questi debitori falliranno, e la garanzia verrà onorata dal governo. Se si riuscirà a contenere il rischio morale, la prima soluzione è quella migliore per l’economia. La seconda appare meno onerosa per i conti dello stato. In entrambi i casi, tuttavia, il governo sarà costretto ad assorbire una larga quota della perdita di reddito causato dalla chiusura delle attività economiche, se si vorrà proteggere occupazione e capacità produttiva”.

Lì pensai: la situazione è veramente pesante se lui arriva a dire queste cose (sacrosante). Ma ciò che più mi sorprese e al contempo mi rinfrancò fu quando lessi: “I livelli di debito pubblico dovranno essere incrementati. Ma l’alternativa – la distruzione permanente della capacità produttiva, e pertanto della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia e, in ultima analisi, per la fiducia nel governo. Dobbiamo inoltre ricordare che in base ai tassi di interesse presenti e probabilmente futuri, l’aumento previsto del debito pubblico non andrà a sommarsi ai suoi costi di gestione.”
Capite? L’incremento del debito come male necessario e largamente preferibile alla distruzione della base produttiva. E infine: “Davanti a circostanze imprevedibili, per affrontare questa crisi occorre un cambio di mentalità, come accade in tempo di guerra. Gli sconvolgimenti che stiamo affrontando non sono ciclici. La perdita di reddito non è colpa di coloro che ne sono vittima. E il costo dell’esitazione potrebbe essere fatale. Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni Venti ci sia di avvertimento.” 

Queste non sono parole di un banchiere. Queste sono parole di uno statista.
Un anno dopo Draghi è diventato Presidente del Consiglio
, spintoci da persone che lo hanno individuato come uno dei pochi (l’unico?) in grado di attuare certe linee di politica economica, perché dotato della credibilità e della affidabilità necessarie per attuarle senza farsi bacchettare dai burocrati del pareggio di bilancio e senza farsi condizionare dalle consorterie di partito.
Bene. Le ha attuate?

200 euro una tantum, 85 milioni per l’innovazione digitale a scuola, fino a 840 euro (tetto massimo) per le famiglie con handicap (eredità del precedente governo); negazione del reddito di cittadinanza a chi rifiuta una “offerta di lavoro congrua”; blocco sostanziale del superbonus per eccesso di abusi (che però parrebbero soprattutto esserci stati sul bonus facciate); rimodulazione Irpef sostanzialmente piatta, che ha restituito più potere d’acquisto a chi guadagna di più e meno a chi guadagna meno, con buona pace del criterio della progressività, e dell’idea della redistribuzione. Sto tenendo fuori i fatti che Draghi non poteva prevedere: la guerra e la conseguente impennata dei prezzi, rispetto a cui le misure adottate finora non sono minimamente avvertibili.

C’è uno scarto abissale tra il Draghi visionario del marzo 2020 e il Draghi capo di un governo che risponde con misure stitiche alla più grave crisi del secondo dopoguerra.
Non sono così ingenuo da pensare che fosse possibile trasporre integralmente, declinandole in provvedimenti di concreto e strutturale aiuto a famiglie e imprese, le linee da Piano Marshall da lui delineate in quell’intervento. Ma se devo pensare che questa sia stata la visione che lo ha ispirato, dovrei definire la sua gestione di questi 500 giorni di governo totalmente fallimentare.

Il fatto che sia caduto proprio adesso è considerata una sciagura perché proprio adesso stava arrivando il bello, la ciccia; i soldi del Pnrr, la riforma del fisco, quella della giustizia, il tetto al prezzo del gas (notare che la Spagna lo ha già introdotto, e noi no; quando pensiamo di introdurlo, invece di limitarci a dichiararlo?). A parte che suona comico questo “proprio adesso”, dopo che sono passati 516 giorni, non 56. Ma io chiedo: di chi è la responsabilità di avere messo “proprio adesso” nei casini il Paese, quel Paese nell’interesse del quale tutti, a partire da Draghi, dichiarano di agire?

I 5 Stelle hanno posto dei temi sociali all’attenzione del Governo. Se ci fossero state delle reali aperture, non credo che avrebbero rifiutato di votare la fiducia al cosiddetto Decreto Aiuti. Hanno fatto una cosa irresponsabile? Non saprei. Se avessero ritirato tutta la delegazione di ministri avrebbero fatto un passo da cui non potevano tornare indietro, ma non lo hanno fatto, per cui hanno lasciato la porta aperta.
Forza Italia e Lega non hanno votato la fiducia perché il Governo l’ha posta unicamente su una risoluzione del PD, firmata Casini, che diceva in sostanza “va bene quello che ha detto Draghi, punto e basta”. Irresponsabili pure loro? Può darsi.

Ma questa irresponsabilità va equamente divisa, perché se la logica è questa, c’è un terzo irresponsabile: Mario Draghi.

Il suo Governo, infatti, non è stato sfiduciato. Anzi, ha ottenuto nuovamente la fiducia della maggioranza del Parlamento. Nonostante questo, Draghi ha confermato le sue dimissioni.
In pratica ha detto: se non ci sono dentro tutti quelli di prima, io non ci sto più, però devono fare quello che dico io. Se non è un peccato di arroganza questo, vorrei capire cos’è. Dietro questo sfarinamento si intuisce chiaramente una difficoltà anche nella gestione di rapporti personali, e quando gestisci un gruppo da primus inter pares questa incapacità non è un difetto da poco.

Quindi Mario Draghi se ne va pur non essendo stato tecnicamente sfiduciato, ed è una mossa che personalmente non comprendo.
Se avesse a cuore i problemi che lascia aperti sul campo, se ne occuperebbe con un Governo dalla maggioranza più risicata ma sicuramente dalla linea più coesa. Invece è come se dicesse: io me ne vado, e se dopo di me deve diluviare, che diluvi. Non la trovo una mossa da statista.

Vite di carta /
L’estate più bella

Ai luoghi che restano e ci vedono passare

Acchiappastorie è il nome, azzeccatissimo, della collana di Terre di Mezzo che più mi piace, compagna paziente di questi afosi pomeriggi di vacanze estive. Sono al mare, finalmente un po’ di riposo e di relax, immersa nelle letture che più mi piacciono, da sempre, gli albi illustrati per ragazzi ma anche per adulti che si sentono sempre bambini. Una bella vignetta di Snoopy mi ricorda che abbiamo sbagliato tutti quando ci chiedevano cosa volevamo fare da grandi: la risposta giusta era restare bambini. Io ci provo, almeno, e non mi è difficile.

In queste acchiappastorie ci sono tutti gli ingredienti più appetitosi: (acchiappa)sogni, (acchiappa)fantasmi, (acchiappa)fantasia, (acchiappa)ricordi, (acchiappa)bellezza.

Lei è una delle autrici-illustratrici francesi più interessanti del panorama di questa zona sogni: Delphine Perret, classe 1980, laureata in design alla Scuola di Arti Decorative di Strasburgo. Con Terre di mezzo Editore ha pubblicato Björn (2018) e Björn. Una primavera di scoperte (2019) e Tutto comincia da un punto (2020). In Francia è stata premiata al Salone del libro di Montreuil, la più importante fiera francese dell’editoria per ragazzi.

Il libro che ho tra le mani è il suo ultimo capolavoro, L’estate più bella (Le plus belle été du monde, Éditions les Fourmis rouges), da lei scritto e illustrato, che ha ottenuto il Prix Sorcières (il premio attribuito dall’associazione dei bibliotecari di Francia e dell’associazione librerie specializzate per ragazzi) ed è stato inserito nella IBBY Honour List 2022 (IBBY è l’organizzazione no-profit l’International Board on Books for Young People che effettua una selezione biennale di libri di recente pubblicazione, opera di scrittori, illustratori e traduttori dei suoi paesi membri, caratterizzati dal rappresentare il meglio della letteratura per bambini del Paese di provenienza ma dall’essere, allo stesso tempo, adatti alla pubblicazione in tutto il mondo, con un approccio quindi interculturale. Le collezioni permanenti dei libri della Lista d’Onore sono conservate a Monaco di Baviera, Zurigo, Bratislava, San Pietroburgo, Tokyo, Kuala Lumpur, Tucson).

L’estate più bella riporta indietro nel tempo, quando i gesti più semplici erano naturali e ci rendevano felici, oggi più che mai che quei momenti restano solo bei ricordi.

Il libro è illustrato con acquerelli dai colori tenui e un poco sfuocati, come il ricordo e il tempo spensierato dell’infanzia meritano.

La bellezza dei momenti passati solo con la mamma, in attimi fatti di felicità e complicità memorabili, ci abbraccia teneramente. Bastava un gelato, un prato verde e un picchio rumoroso a rendere unica un’estate che trascorreva lenta.

Il libro è un dialogo ma è fatto anche per essere letto ad alta voce, a due magari, leggendo e rileggendo passaggi alla sera prima di andare a dormire. Va sfogliato e risfogliato con calma, immagini, parole e pensieri quasi da cullare.

Delphine si ispira ai ricordi d’infanzia della casa dei nonni nel dipartimento del Giura, in Borgogna, e accarezza la dolcezza dei luoghi che restano e ci vedono passare. Quella casa di campagna, fatta di paesaggi quasi eterei, accoglie tutti gli elementi di un bel racconto d’infanzia: le caramelle all’ananas rimaste sull’armadio di cui sentiamo ancora l’odore e il sapore, gli stivali da pioggia gialli che forse un anno dopo sono diventati un poco stretti, i tappi di sughero numerati e dimenticati, i fili d’erba che fra le labbra emettono piacevoli suoni, la soffitta piena di polvere, stoviglie, fotografie e forzieri, le api, i calabroni e le ortiche, un attento fuocherello nel bosco, il lavarsi i denti canticchiando in pigiama, prima di andare a letto, l’osservare un picchio verde, uno scarabeo, un grillo, i girini, una farfalla, una tela di ragno o le formiche, le foto di un cane nella sua cuccia, le macchinine colorate da non lasciare lungo le scale, il sonnellino pomeridiano, le pigne da colorare, il rumore dei passi sulla ghiaia, la cena con l’attesa del dolce, la visita degli amichetti e le avventure nelle tende o nelle recite teatrali, spettacolo in maschera e costume, la raccolta di more o di lamponi, i guanti spaiati (perché mai si trova sempre solo il destro?), il panino mordicchiato a metà, i soldatini da spostare perché stanno sempre in mezzo, un piccolo guscio d’uovo di volpe.

I luoghi dove passiamo e che restano non significano tanto che le cose ci sopravvivono ma, come dice l’autrice in una delicata e originale intervista su radio france, che vi invito ad ascoltare se comprendete il francese, che quei luoghi sono fatti da tutte le persone che ci hanno preceduto. Se si tratta di membri della famiglia, magari sono ancora lì con noi (“mi ricordo che un giorno il nonno ha portato a casa una biscia enorme, in un catino”. “Il nonno? Quand’era piccolo?” “No, era grande. Era già diventato il mio papà”… “Quando il nonno è morto, tu hai pianto?”. “Certo”) se, invece, sono altri, sono coloro che, con la loro esistenza, hanno fatto quei luoghi. Coloro che gli hanno dato vita, respiro, luce, energia e anima. E che nel e con il ricordo di tutti accompagnano la storia. Parlare e raccontare di chi non c’è più anche a chi non lo ha mai conosciuto rende vivo un essere che magari da lassù ci guarda con affetto, tenerezza o amore. La memoria salva, fa amare la vita e cerca di impedirne corsi e riscorsi storici. Anche il semplice ricordo di un sapore può essere meraviglioso.

La complicità con un genitore, fatta di piccoli ma indimenticabili momenti, rimane per sempre, se pur sfumata da e con un acquerello. L’acquerello della vita che scorre.

Il tutto mentre si prova ad allacciarsi da soli le scarpe, finché, dopo numerosi vani tentativi, finalmente vi ci si riesce. E allora si è cresciuti. Ricordando quell’estate, lontana ma vicina, quell’estate che è ed è stata la più bella del mondo.

 

TACCIANO LE ARMI NEGOZIATO SUBITO!
Oggi flash mob anche a Ferrara: piazza Municipale ore 18

?️‍?TACCIANO LE ARMI: NEGOZIATO SUBITO!?️‍?

VENERDI’ 22 LUGLIO ORE 18.00 – PIAZZA MUNICIPALE FERRARA

La Rete per la Pace di Ferrara organizza un flash mob nell’ambito della mobilitazione nazionale per la pace che si terrà in tutte le città italiane.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa ed ha già fatto decine di migliaia di vittime. Si avvia a diventare un conflitto di lunga durata con drammatiche conseguenze sulla vita e il futuro delle popolazioni ucraine, ma anche sull’accesso al cibo e all’energia di centinaia di milioni di persone, sul clima del pianeta, sull’economia europea e globale.
Siamo e saremo sempre dalla parte della popolazione civile, accanto alle vittime, e con i pacifisti russi che si battono per porre fine all’aggressione militare.

Questa guerra va fermata subito cercando una soluzione negoziale, ma non si vedono sinora iniziative politiche in questa direzione, né da parte degli Stati, né da parte delle istituzioni internazionali e multilaterali.

Occorre che il nostro paese, l’Europa, le Nazioni Unite operino attivamente per favorire il negoziato e avviino un percorso per una conferenza internazionale di pace che, basandosi sul concetto di sicurezza condivisa, metta al sicuro la pace anche per il futuro.
Bisogna fermare l’escalation militare. Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione. Non c‘è nessuna guerra da vincere: noi invece vogliamo vincere la pace, facendo tacere le armi e portando al tavolo del negoziato i rappresentanti del governo ucraino, di quello russo, delle istituzioni internazionali.

La popolazione italiana, nonostante sia sottoposta a una massiccia propaganda, continua a essere contraria al coinvolgimento italiano nella guerra e a chiedere passi concreti da parte del nostro governo e dell’Unione Europea perché sia ripresa con urgenza la strada dei negoziati.
Questo sentimento maggioritario nel paese è offuscato dai media più diffusi e non è rappresentato in Parlamento. Occorre dargli voce perché possa aiutare il Governo a cambiare politica e a imboccare una strada diversa da quella attuale.

Per questo – a 150 giorni dall’inizio della guerra – aderiamo anche a Ferrara alla giornata nazionale di mobilitazione per la pace con iniziative in tutto il paese per ribadire:
TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO!
Rete per la Pace Ferrara

LA BANDIERA SBAGLIATA
Tra i giornali ferraresi, Estense.com ci è sempre sembrata una esperienza coraggiosa, un esempio di giornalismo locale indipendente. La consideriamo una testata amica, non certo un concorrente, anche perché questa testata, periscopio, non è un quotidiano locale, nè lo era il quotidiano glocal ferraraitalia. Questa volta però, in occasione della pubblicazione del comunicato de Rete per la Pace Ferrara, ci è parsa sbagliata, giornalisticamente non corretta, la scelta di Estense.com di scegliere come copertina la bandiera dell’Ucraina. L’appello “Negoziato subito!” si rivolge a tutte le parti in campo (Russia, Ucraina, Stati Uniti, Inghilterra, Francia ,Italia …), a tutti i Paesi che (direttamente o indirettamente) prendono parte al conflitto. La solidarietà dovuta al popolo ucraino, non deve essere scambiata con al solo appoggio all’Ucraina e all’adesione del popolo pacifista alle posizioni atlantiste. Scegliere di mettere in copertina i colori dell’Ucraina, invece, induce proprio in questo equivoco. Le manifestazioni che oggi si terranno a Ferrara e in tutte le città d’Italia chiedono, in coerenza con le posizioni del movimento pacifista internazionale, la trattativa, la tregua, la pace per tutti i civili: per il popolo ucraino come per le minoranze russofone. Dunque, l’unica bandiera che si può e si deve sventolare (e correttamente mettere sul giornale) è la bandiera arcobaleno. Così noi ci siamo sentiti di fare.
Francesco Monini

Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia approva la mozione per la liberta di Julian Assange.

 

Lunedì 18 luglio con 18 voti a favore e 1 solo astenuto, il Consiglio Comunale di Reggio Emilia ha approvo la mozione per il riconoscimento della libertà, della protezione e dello status di rifugiato politico a Julian Assange.

La mozione è stata sollecitata ed elaborata da diverse forze politiche, che infatti l’hanno poi firmata e sottoscritta insieme a 100 reggiani e al Movimento Free Assange Reggio Emilia. I consiglieri di Coalizione Civica, 5Stelle ed Europa Verde l’hanno presentata e discussa nel pomeriggio. Solo i consiglieri di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia non l’hanno votata.

Nella disamina è emersa da parte dei tanti consiglieri intervenuti in modo appassionato la vicenda personale e giudiziaria di Assange, detenuto da anni senza un processo in un carcere di massima sicurezza come un terrorista senza esserlo e senza aver compiuto crimini, la vicenda professionale di un giornalista che ha affrontato i rischi del suo mestiere facendo inchieste scomode senza lasciarsi intimidire dalle pressioni dei poteri forti, ma collaborando attivamente con le testate giornalistiche di tutto il mondo nel rispetto della privacy degli interessati, la vicenda etica e valoriale di una persona che non si è voltata dall’altra parte quando ha visto la verità dei fatti, rispettando il diritto di ogni essere umano a sapere tutte le cose fuori da ogni ipocrisia e da ogni comoda “versione degli eventi”. Il giornalismo ha un compito da svolgere, un obiettivo da raggiungere. NON E’ UN CRIMINE. L’Europa e l’Italia, culla della civiltà e del diritto, ci devono essere in questa importante battaglia!

Proprio il 18 luglio, nella giornata dedicata a Nelson Mandela, recluso per 29 anni in carcere a causa del suo attivismo per i diritti umani, questa azione del Consiglio Comunale a favore di Assange arriva come un monito e un impegno fortemente simbolici, affiché, come ha detto il sindaco Luca Vecchi, “la Costituzione guidi sempre le scelte nella difesa dei diritti di tutti, a partire da Reggio, città culla della Resistenza”.

“Fino a quando persisteranno l’ingiustizia e l’ineguaglianza, nessuno potrà mai sentirsi a posto!” (Nelson Mandela, Premio Nobel per la pace 1993).

Se è vero che questo è un fondamentale passo per diffondere la conoscenza della causa di questo perseguitato giornalista, è altrettanto vero che è il primo, dato che la mozione impegna la Giunta a presentare il caso al Ministero degli Esteri affinché gli attribuisca lo status di perseguitato politico, così come in effetti è. Noi cittadini stiamo dalla parte di chi denuncia, di chi rivela la verità, di chi dà voce ai perseguitati e ai senza voce, di chi è considerato “carne da macello”… WikiLeaks è stato anche tutto questo e gliene siamo grati!

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi