Giorno: 1 Agosto 2022

Per una “lista della non violenza” è troppo tardi:
gli attivisti pacifisti davanti al rebus delle elezioni

 

Una settimana fa, in un accorato appello Peppe Sini dichiarava: “Costruire e presentare le liste della nonviolenza alle imminenti elezioni politiche è la cosa più necessaria che il popolo della pace, della solidarietà e della liberazione dovrebbe fare in questi giorni, ed ogni persona ragionevole, corrucciata e sollecita, dovrebbe impegnarsi per questo.”.
Per chi non lo conosce Peppe Sini è un decano della nonviolenza italiana, un grande studioso, uno strenuo militante. E, credo, un grande stimolo per tutti i nonviolenti.

Ma al di là dell’autorevole appello, da varie parti ci si è interrogati sulla possibilità di avere alle prossime elezioni uno straccio di pace, come avrebbe detto Gino Strada, cioè che il popolo pacifista possa votare per qualche alternativa al dibattito attuale Centrodestra vs Centrosinistra; dibattito che, innegabilmente, ha appiattito la discussione e messo fuori gioco l’agenda pacifista, come ricordava Mao Valpiana in una sua recente intervista al Riformista.
I Disarmisti Esigenti per esempio hanno convocato un webinar in questi giorni con l’obiettivo minimo di costruire un’agenda pacifista da confrontare con le varie forze politiche; una iniziativa importante ma che già dà per scontato che non ci sia una “lista arcobaleno” nel panorama politico.
Dal lato della Rete Pace e Disarmo, altra importante rete pacifista, non giungono invece comunicati o notizie ma si può supporre la preparazione di un’agenda da presentare alla politica, come è stato in passato.

E’ di oggi la dichiarazione di Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista, impegnato nell’Unione Popolare, che contesta la questione “legge elettorale” che, secondo alcuni, renderebbe inutile presentare liste o coalizioni che non prendano molti voti perché non eleggerebbero nessuno. Dice Acerbo: “Basta consultare il Ministero degli Interni dove c’è un ufficio competente per le operazioni elettorali. Non dovrebbe essere difficile alzare la cornetta e parlare col dirigente di cui non faccio il nome. Oppure fare un quesito al Ministero e ricevere risposta. Chiarisco: se una coalizione non raggiunge il 10% le liste che superano il 3% comunque eleggono. Cosa perderebbero se non superano il 10%? Il recupero dei voti delle liste alleate che non raggiungono il 3%. Ma se non c’è coalizione quei voti non li avrebbero lo stesso. Quindi non perdono nulla.”.

Sul campo il “polo pacifista” potrebbe in teoria contare su varie realtà. De Magistris, che ha accettato di essere il leader di Unione Popolare vorrebbe allearsi anche con quel che resta del Movimento 5 Stelle, considerando che il movimento abbia recuperato la sua natura originaria pacifista e sociale; vorrebbe allearsi proprio sulle priorità che nell’ultimo discorso Draghi ha ulteriormente disatteso: iniziativa decisa per la pace attraverso il negoziato e forte impulso alla questione del cambiamento climatico basata su cambiamenti strutturali, non su piccole mosse di “cambio di sistema”.
In campo sono scesi anche, poco dopo l’appello Sini, Sinistra Italiana e i Verdi con un programma pacifista ed ecologista e il nome “Nuove energie” che finora non hanno dichiarato alleanze anche se le voci dicono che finiranno per allearsi con il Centrosinistra; da notare che Fratoianni, leader di SI non ha mai votato per il Governo Draghi ed ha dichiarato poca simpatia con Calenda, qualora salisse a bordo del Centrosinistra. E che ovviamente Bonelli, dei Verdi, mette come priorità la questione ecologica.
Rispetto al dialogo tra Unione Popolare e M5s nessuna notizia ‘ufficiale’ ma sicuramente conversazioni in corso.
Al di là delle manovre che si chiariranno in questi giorni quello che è evidente è che qualunque progetto unificante sarebbe dovuto partire prima e non a ridosso delle elezioni e che avrebbe dovuto ripartire su valori e proposte che finiranno invece negli stiracchiati programmi che si debbono presentare al Ministero degli Interni (obbligo di legge, andateli a vedere sul sito del ministero): se posso buttare lì solo alcune parole: stato del pianeta, reddito universale incondizionato di base, nonviolenza in tutte le relazioni, dalle internazionali alle interpersonali, potenziamento di sanità ed educazione, beni comuni, accoglienza, nuovo modello di sviluppo, diritti umani.
La società civile sembra chiedere convergenza, molti processi si sono messi in moto, Società della Cura, Convergenza, nuovi movimenti ecologisti per citarne alcuni a cui ci sentiamo più vicini. Ma lo scollamento tra la politica e le esigenze profonde della società è sempre più in atto e forse dovrà giungere al fondo per poter risalire. A disposizione per smentite, con molto piacere se ci saranno.

Questo articolo, con altro titolo, è uscito il 30 luglio 2022 su pressenza.com

Cover: manifestazione pacifista – foto peacelink.it

Un caso di coscienza
…un racconto

Un caso di coscienza
Un racconto di Carlo Tassi

Il tizio è un’apoteosi di merda umana!
Capelli a spazzola biondo platino, pelle butterata e una cicatrice zigzagante tra guancia e mento, lobi anellati, collo taurino con uno scorcio di tatuaggio che corre giù sotto la maglia sudicia.
Mastica una gomma al sapor di fragola marcia e me la soffia addosso. Mi osserva sfacciato col suo feroce sguardo da ebete.
«Hai bisogno?» gli faccio.
Questo mi sorride aprendo una spelonca inguardabile con una sfilza di dentini color giallo canarino.
Mi si legge in faccia quanto mi fa schifo sto tizio, eppure ostento cortesia, falso come Giuda: «Non farti problemi, se hai bisogno dimmi»
Questo non parla e non smette di fissarmi e sorridere, con una ghigna da prendere a schiaffi e farci l’abbonamento. Così getto la maschera: «Beh, allora che vuoi che ti dica… Vaffanculo!»
Sono al limite, la trottola fotonica mi gira ormai senza controllo. Penso che se non me ne vado va a finire che lo meno, perciò alzo i tacchi e tolgo il disturbo. Tanto più che questo è un marcantonio di quasi due metri per oltre un quintale di ignoranza. Sì, meglio andare. Mi allontano dalla parte opposta quando sento una voce alle mie spalle.
«Scusa, non volevo farti incazzare»
Il tizio ha parlato finalmente!
Mi blocco e mi giro di nuovo verso di lui. La sua espressione è cambiata, ora sembra diverso, con uno sguardo tutt’altro che ebete.
Sembra che qualcosa l’abbia trasformato dandogli uno spessore che prima non aveva. O forse sono io stesso che, sentendo la sua voce, ho cambiato opinione.
Ora vedo due occhi profondi, animati da un certo non so che di pudore e incertezza che fino a un attimo prima non avrei mai sospettato. Persino quell’aspetto sgradevole fino all’insopportabile non è più tale.
Cosa sta succedendo?
«No scusa te per il vaffanculo… Ma se non vuoi che te lo ripeta mi devi dire perché sei venuto da me a fissarmi!» gli dico con una punta di rimorso.
«Beh, la verità è che non so come dirtelo»
«Dirmi cosa?»
«È difficile»
Lo guardo. La pressione mi si alza che ormai sistole e diastole sono in orbita scrotale. «Non capisco… Senti, fa lo stesso. Io me ne vado!»
«Non andare per favore!» sembra supplicare sul serio.
«Oh insomma, che cazzo vuoi?» Se non fosse così grosso gli avrei già sgrullato la faccia di schiaffi.
«Vorrei che parlassimo un po’» risponde calmo e controllato da far schifo.
«Ma di che cazzo vuoi parlare… io non ti conosco!»
«Oh… Sì che mi conosci!» insiste. Poi mi sorride di nuovo, stavolta senza aprire la fogna.
«Senti stronzo, se avessi già visto la tua faccia me la ricorderei… Fa così schifo che stanotte dovrò addormentarmi guardando il poster di Freddy Krueger per togliermela dalla mente e sperare di non avere incubi»
«In verità la vedi tutti i giorni, come adesso»
«Basta m’hai stufato!» trattengo il respiro e parto col cartone. Un ripieno di noccioline tostate a sangue per ricordarsi che se tiri la corda oltre l’orizzonte degli eventi poi questa si spezza.
Ma la manata va a sbattere contro un muro di vetro… Questo s’infrange in mille pezzi o forse più.
Mi guardo il pugno criccato di sangue, il mio sangue.
«Cazzo, lo specchio s’è rotto… Adesso sette anni di sfiga!» esclamo preso da improvviso buon umore.
Sorrido, ma è un sorriso incerto, non proprio convinto. I tagli sulla mano bruciano.

Capita, quando incontri la tua coscienza e non la riconosci.
Capita, quando questa ti parla e non la vuoi stare a sentire.

Ieri ho fatto un’altra cazzata, oggi me ne sto tranquillo e domani chissà.
La cicatrice mi fa prurito, forse domani pioverà.

Uncertain Smile (The The, 1983)

Per leggere tutti gli articoli, i racconti e le vignette di Carlo Tassi su questo quotidiano clicca sul suo nome.
Per visitare il sito di Carlo Tassi clicca [Qui]

Diario di un agosto popolare
2. Strani Stranieri

STRANI STRANIERI
Roma, 1 agosto 2019

La mia prima uscita è al bar di Mario, che è un cinese.

Dicono che i cinesi fanno i migliori caffè, anche se il bar non ha neanche un cornetto e ha quattro bottiglie in fila e un aspetto da periferia di paese.

Però il bar di Mario è il più frequentato dai vecchietti della zona.

Si siedono fuori, in estate, sulle sedie intrecciate di plastica e sorseggiano liquori scadenti o fumano sigarette.

E’ un luogo ideale per ascoltare gli umori del quartiere (Prenestino), anche se il target è molto definito: non si scende sotto i 50.

Stasera mi avvicino a un tavolo dove parlano ad alta voce.

C’è Adriano, un tipo abbronzatissimo coi capelli tinti e degli occhiali psichedelici, Porta una vistosa camicia rossa e degli shorts come fosse appena arrivato dalla spiaggia.

Adriano è un personaggio fisso del bar di Mario, lo trovo quasi tutti i giorni.

Al tavolo sono in tre: un signore pelato che viene dal Marocco e un altro che ha la funzione di ascoltare e star zitto.

Adriano parla con una voce da bibitaro, rivolgendosi solo a quello muto e gli risponde sempre il marocchino, che però lui non guarda mai.

Non c’è traccia di razzismo: i tre sono a loro agio allo stesso tavolo, come vecchi amici, ma non posso non notare la triangolazione degli sguardi.

Forse è una questione di identità di gruppo: Adriano può convivere con Omar, ma appartiene comunque a un’altra tribù: chissà se può fidarsi. Del muto, invece, sì.

A un certo punto il marocchino dice: “Non si può andare avanti così: i miei vicini italiani guadagnano 400 euro di pensione, sono io che devo aiutarli, perché dove vivo io sono l’unico che lavora, non mi posso lamentare. Del resto uno ha una panza così (e mostra una ciambella), come vuoi che cerchi lavoro? Certe persone hanno finito, non puoi chiedergli di andare a lavorare. E il Governo che fa?”

Adriano gli dà ragione, ma, dice, “non si può dare sempre colpa al Governo, che certo ha le sue pecche, ma me pare che tutti stanno a aspettà che lo Stato gli dia i soldi per vivere. E come fa lo Stato a pagare tutti?”

“Si, d’accordo”, dice Omar ”ma una povertà così non si è mai vista. E lo dico io che vengo dal Marocco: non parlo per me che sto bene, lavoro, sto in cantiere. Ma gli italiani non ne possono più”.

Adriano, continuando a parlare col terzo, comincia a parlare della guerra. Dice che “allora sì che c’era la miseria, e menomale che poi so’ arrivati gli americani…”

Poi mi arriva una telefonata e mi perdo il passaggio, ma quando riascolto stanno parlando di Monte Cassino. “C’eravamo anche noi, a Monte Cassino” dice Omar. “Era meglio che non ci foste” dice Adriano, alludendo, credo, agli stupri delle donne. Il marocchino ridacchia e a me, che tifavo per lui, corre un brivido nella schiena.

Il machismo tra maschi dà la stura ai lati peggiori. Ma Omar aggiunge, come fosse uno storico, “certo che anche prima della guerra qui le cose andavano male, però oggi il mondo ha più soldi e dovrebbero distribuirli meglio”,

Adriano non sembra convinto, però lo ascolta e lo saluta, dicendo: “’Namo che qui, quann’eroregazzino, so’ cascate le bombe, nun se dovemo lamenta’ troppo!”. E inforca un motorino, sgommando via, energico e ottimista.

Questa conversazione mi è sembrato un buon inizio. Naturalmente non ha alcun valore sociologico, ma mi ha presentato qualcosa di inatteso.

Il paese, a quanto sembra, sta parlando solo di stranieri. Respingerli, accoglierli, buonismo, cattivismo. Forse la realtà è più complessa e gli stranieri, che sono già fra noi da almeno vent’anni, cominciano a porsi problemi da italiani.

Certo che ci dobbiamo preoccupare per i rigurgiti razzisti e la deriva che sta prendendo il paese grazie alle esternazioni di Salvini.

Ma forse è anche pericoloso semplificare, come faceva un tizio in piscina che protestava incazzato: “E’ che viviamo in paese di stronzi: in banca da me sono diventati di botto tutti fascisti e continuano a dare la colpa al PD!”.

Sarà. Ma forse anche questo, creare una frattura crescente tra “noi” e “gli stronzi”, sta mandando a quel paese la famosa coesione sociale.

Che, senza rinunciare al conflitto di classe e alla battaglia per un mondo più giusto, è una delle cose più importanti da tenere stretta.

(Continua domani, 2 agosto) 

Diario di un agosto popolare
  1. ANDARE PER STRADA E ASCOLTARE LA VITA
  2. STRANI STRANIERI
  3. CORPI DIMENTICATI
  4. NELLA CITTA’ DESERTA
  5. COCCIA DI MORTO
  6. FINCHÉ C’É LA SALUTE
  7. LA BOLLA SVEDESE
  8. STELLE CADENTI
  9. MEZZI PUBBLICI
  10. FREQUENZE DISTORTE
  11. CANNE AL VENTO
  12. L’OTTIMISMO DURA POCO
  13. LA TORBELLA DI ADAMO

ConCreta

Passeggio per Comacchio, in un dopocena leggermente ventilato dopo assaggi leggeri e delicati di piatti di pesce di tradizione locale. Era parecchi anni che non passavo da qui e sono piacevolmente sorpresa dalla rinascita e dalla bellezza di questa curata cittadina di mare.

Ammiro gli scorci fra i canali, una piccola Venezia, ci sono tanti bar e ristoranti qua e là con persone sorridenti, finalmente. Superato l’ennesimo ponticello, vedo un negozio di ceramiche artigianali, è chiuso purtroppo la sera, ma la vetrina mi attira. È molto colorata, allegra e vivace, se pur piccola, una statuina di una coppia abbracciata persa in un bacio eterno mi piace davvero moltissimo. Il ti amo del vestito scritto in tutte le lingue è davvero originale, le braccia sono un tutt’uno, così come il contatto delle labbra. Tempo un paio di giorni e sarà mia.

Scoprirò una realtà molto interessante di cui oggi vi vorrei parlare: ConCreta, un piccolo laboratorio artigianale per la lavorazione della ceramica in cui prendono forma le idee di tante creazioni in ceramica, pezzi unici. C’è anche tanto territorio nelle creazioni: i Trepponti di Comacchio, il Delta, i fenicotteri rosa, la delicata signora che legge (versioni bellissime sia in azzurro che rosso). Ma non solo.

Oggetti per la casa, vasi, bomboniere, gadget per le festività, targhe, monili, statuette, tutto realizzato e dipinto a mano. Lo spazio per la personalizzazione è un forte incentivo a chiedere di realizzare un’opera d’arte (perché di questo si tratta) che possa impreziosire la propria casa fin dal benvenuto sull’uscio. Ogni piccola imperfezione rende quell’oggetto prescelto unico, un regalo vero per chi si ama. Pensato ad hoc.

Ma chi sono i preziosi e validi artisti? E qui la sorpresa più bella: persone con disabilità del CSO Dune di Sabbia con cui il laboratorio di ConCreta collabora. Dune di Sabbia è un Centro sociooccupazionale ubicato a Comacchio, che nel tempo diversificato le sue attività pensando progetti educativi per ciascuna delle persone con disabilità che lo frequentano, mirando al miglioramento della qualità della loro vita. Ospita persone adulte con disabilità intellettiva e/o fisica con autonomie espresse o potenziali, che possono essere incrementate o sviluppate attraverso percorsi personalizzati, incluse forme di apprendimento professionale in un contesto operativo protetto per molti aspetti simili agli ambienti di lavoro. Dune di sabbia crea la base, il punto di caduta su cui si formerà la duna successiva: un granello di sabbia alla volta… una nuova duna continua a crescere.

Dune di Sabbia e ConCreta sono gestiti da Girogirotondo, una Cooperativa sociale mista in ambiti A (servizi socioeducativi per l’infanzia, la famiglia, i giovani, le disabilità) e B (attività produttive e commerciali finalizzate all’integrazione sociale e all’inserimento professionale delle persone svantaggiate o in difficoltà), per coniugare l’aspetto lavorativo con quello del recupero sociale di persone svantaggiate, attraverso il lavoro come strumento idoneo al reinserimento nel normale tessuto sociale. Il tutto realizzato da un’equipe multidimensionale che progetta percorsi di crescita e inserimenti lavorativi per lo sviluppo del territorio e l’inclusione sociale di tutte le persone. Opera a Comacchio, Lagosanto, Codigoro, Mesola, Goro, Ostellato, Fiscaglia, Ferrara, Molinella e Tresigallo.

Sperimentare percorsi di crescita e inserimenti lavorativi come strumento idoneo all’inserimento (o al reinserimento) nel normale tessuto sociale è la sfida di questo laboratorio creativo. Nessuno escluso. Gli ingredienti? Il percorso dell’argilla grezza che diventa prezioso oggetto, la manualità operosa, l’ingegno, la fantasia, la creatività, la passione, l’entusiasmo, il fascino della decorazione a mano, la voglia di riscatto, la capacità di emergere. Il potere dell’arte e del colore.

ConCreta ha una sua pagina Facebook e Instagram

Punto vendita: Piazza Vincenzino Folegatti, 2, 44022 Comacchio

Telefono: 345 2692026 – Mail: info@concretacomacchio.it

 

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi