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Davide Bellotti, presidente provinciale Cna Cultura, in risposta a Tagliani: “Sul nostro territorio, esistono già evidenti segni di qualità che vanno raccolti nei modelli di sviluppo.”

Da ufficio stampa Cna Ferrara

Ho letto con grande attenzione l’accorato messaggio del Presidente della Provincia, Tiziano Tagliani e non si può non condividerne gli intenti volti ad avviare una profonda analisi del cosa fare per un futuro, che riporti al centro della formazione e dell’educazione dei giovani quel positivo impulso di giocarsi un posto in prima fila, attraverso la crescita delle conoscenze e delle capacità.

Tagliani sottolinea, poi, questo precetto con una serie di atti simbolici, che i responsabili del territorio dovrebbero fare per mostrare di credere in questo indirizzo. Spinto da questo spirito, vorrei dare un contributo al dibattito, non certo in tono polemico o conservativo, ma in modo da non dimenticare altri esempi che qui sono presenti e spesso non colti, se non disattesi.

Mi scuso immediatamente per un linguaggio che non sarà incisivo e armonioso come quello del Presidente, ma vorrei farmi comprendere su un concetto basilare, che cercherò di illustrare: sono presidente di CNA Cultura e partecipo da anni agli incontri di direzione della CNA. Progetto ed insegno da anni e, quindi, partecipo alla quotidianità faticosa della comunità. Ho modo di assistere alla straordinaria vitalità di imprese, che dimostrano il loro valore ogni giorno in tanti angoli sperduti della nazione e anche all’estero; vedo tante persone formate di ogni età, che percorrono carriere al di fuori del nostro territorio, illustri esempi di una comunità  attiva che, spesso, è comunque ai margini delle decisioni, in quanto non espressione di quella “gloriosità” che troppo spesso diventa ricerca infruttuosa della soluzione definitiva.

Sono convinto che oggi, sul nostro territorio, esistano già evidenti segni di qualità che vanno raccolti nei modelli di sviluppo. Il merito di Comacchio è soprattutto questo: lavorare con le persone quotidianamente per vincere la disillusione, l’appiattimento. Ma anche quello di aver percorso strade che hanno rafforzato l’immagine complessiva del territorio, attraverso servizi permanenti.

Rileggere il modo di interpretare il territorio, attraverso nuovi modelli organizzativi pubblico-privati è la vera rivoluzione che a Ferrara dobbiamo compiere, nella consapevolezza di avere piccole dimensioni ma esempi a cui attingere. Se non si creano le condizioni per sostenere le aziende giovani innovative, per trasferirne il know how a quelle più tradizionali, commutando la mentalità oggi tutta impostata sul sistema grande investimento = sviluppo, o importante personalità = risoluzione dei problemi, in quella più congeniale di “programmazione attraverso modelli attuabili e consoni per la nostra comunità”, potremmo rischiare di ripercorrere errori già evidenziati.

Se è vero che la cultura è fondamentale per la crescita complessiva di una comunità, è altrettanto vero che una cultura che non riesce a leggere le linee di eccellenza, disegnate oggi confusamente nella nostra società, non potrà dare armonia alla crescita. Mi piacerebbe tanto leggere con Tagliani fra le pieghe di questa nostra ottima collettività, che ha bisogno oggi di essere incoraggiata e aiutata nel far emergere anche a Ferrara il proprio disegno di qualità. Non è la ricerca di soluzioni standard per tutte le stagioni, in quanto gli artigiani non hanno mai potuto di disporre di soluzioni standard per tutte le stagioni. Si tratta di dire ai nostri giovani, ma anche ai nostri vecchi, che da tanto non se lo sentono dire, che crediamo innanzitutto in loro e anche grazie per essere ancora qui ad impegnarsi tutti i giorni.

 

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