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De Palma: «La FNOPI gioisce per la recente firma del Protocollo con Ministero della Salute sulle vaccinazioni a domicilio! Incomprensibile!».

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Comunicato stampa Nursing Up.

Sanità, Nursing Up, De Palma: «La FNOPI gioisce per la recente firma del Protocollo con Ministero della Salute, Regioni e le Province Autonome, sulle vaccinazioni a domicilio! Incomprensibile l’atteggiamento della nostra Federazione quando sostiene e promuove accordi critici come questo».

26 MAG 2021 – «Leggiamo con stupore, sul sito della Conferenza delle Regioni, le espressioni di giubilo della Presidente della FNOPI, Dott.ssa Barbara Mangiacavalli, che ci tiene a sottolineare come la recente firma del Protocollo con Regioni e Province Autonome, in merito alle vaccinazioni a domicilio, che coinvolgono gli infermieri e gli infermieri pediatrici, sia da considerare come un vero e proprio traguardo raggiunto. Si parla anche, evidentemente con enorme soddisfazione, dell’accordo, con le parti in causa, per il lauto compenso di 6,16 euro per ogni somministrazione a domicilio che gli infermieri potranno presto percepire, previa approvazione di nuovi fondi Governativi (in pratica i soldi ancora non ci sono…).

Siamo già ampiamente intervenuti sugli aspetti di questo protocollo, scandagliandolo da cima a fondo, ed evidenziando come di fatto sia caratterizzato da lacune e criticità, al punto di doverlo considerare più una sopravvenienza negativa che un nuovo punto di partenza per gli infermieri».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

«E’ vero che gli infermieri dipendenti possono adesso finalmente vaccinare in autonomia, cioè senza la supervisione dei medici, ma c’è da dire che, mestamente ed incomprensibilmente, eravamo gli unici rimasti, quando invece avremmo dovuto essere i primi.

Bisognerebbe ricordare a chi di dovere, che ci sono altri professionisti (i farmacisti), che addirittura sono stati impalmati del diritto di gestire il consenso informato e stabilire o meno l’idoneità alla vaccinazione, cosa per noi ancora lontana da venire nonostante vi siano tutti i presupposti.

E allora chiediamo nuovamente, alla FNOPI che come Ente sussidiario dello Stato intrattiene rapporti diretti con le Istituzioni, per quale ragione ci abbiamo messo tutto questo tempo.

Chiediamo alla nostra Federazione i motivi per i quali siamo arrivati “per ultimi” a poter esercitare “in autonomia” (peraltro relativa se si pensa al consenso informato ed all’idoneità vaccinale), nonostante le specifiche previsioni della  legge n 251/2000 in tema di univoca responsabilità ed indipendenza professionale, quando invece, per raggiungere tale autonomia ed indipendenza in ambito vaccinale, noi siamo stati costretti a camminare sui vetri, come i fachiri, in un percorso tortuoso fatto di continue preclusioni ed ingiustificati  pregiudizi.

In tutto questo c’è davvero poco da gioire, e ancor meno da fare proclami. Ci saremmo aspettati dalla FNOPI una proficua sinergia e collaborazione. Non avremmo mai voluto leggere di un Ente sussidiario dello Stato, al quale la legge preclude testualmente la possibilità di svolgere attività di rappresentanza sindacale, che sceglie di firmare “protocolli” che dispiegheranno i loro effetti economici proprio sugli emolumenti degli infermieri.

Parliamo di protocolli che prevedono compensi irricevibili, che sviliscono ancora una volta il nostro lavoro: 6,16 euro per una somministrazione a domicilio, ci rendiamo conto? Un medico ne percepisce 25!

Noi infermieri, invece, per vaccinare a domicilio dovremo sostenere le spese per gli spostamenti, coprendo in alcune ASL distanze che possono superare i 100 km, quando un farmacista con la medesima cifra vaccina centinaia di cittadini rimanendo nella comodità di casa propria, ovvero la sua farmacia.

Ed ancora, dove sono finite le famose Prestazioni Aggiuntive con le quali gli infermieri dovrebbero ricevere 50 euro all’ora?

Certo, se le Regioni grazie al protocollo appena sottoscritto si ridurranno a pagare poco più di 6 miseri euro per una somministrazione domiciliare indipendente dal tempo impiegato dal professionista, allora noi non vediamo perchè le Regioni dovrebbero preoccuparsi di pagarne 50 o 100 a regime di prestazioni aggiuntive, dovendo considerare che tra viaggio  annessi e connessi, nessun infermiere potrà garantire una singola prestazione domiciliare in meno di 1 o 2 ore, a seconda della distanza da percorrere per raggiungere il domicilio del cittadino interessato.

E allora è davvero il caso che la FNOPI gioisca tanto per questo accordo? Noi pensiamo proprio di no!

Molti colleghi ci contattano per dirsi rammaricati del fatto che la Fnopi abbia condiviso questo protocollo Istituzionale decidendo anche in materia di compensi per le vaccinazioni domiciliari, senza nemmeno interpellare le realtà sindacali, la cui competenza e prerogative di legge si dispiegano proprio in questo ambito, cioè la tutela degli interessi dei professionisti nel loro rapporto con il pubblico datore di lavoro.

Ribadiamo che non ci meraviglia di certo che un Protocollo di questo tipo le Regioni si siano guardate bene dal condividerlo con la Federazione degli Ordini dei Medici.

Siamo molto dispiaciuti di quanto sta accadendo. A questo punto non possiamo che invitare pubblicamente Governo e Regioni a rispettare ruoli e prerogative dei vari livelli di rappresentanza delle categorie, evitando surroghe fattuali della competenza sindacale attraverso il coinvolgimento in accordi di tipo negoziale di soggetti “sussidiari dello Stato”, ai quali la legge n. 3 del 2018 preclude esplicitamente la possibilità di svolgere tali attività.

Insomma, non vorremmo dover essere costretti, nostro malgrado e qualora le nostre legittime richieste non dovessero trovare riscontro, ad adire innanzi alla competente Magistratura per comportamento anti sindacale delle pubbliche amministrazioni ex art 28 della legge n 300/1970.

Ma vi è di più, perchè se sino ad oggi Nursing Up ha sempre promosso ed auspicato una pragmatica e coerente sinergia con la nostra Federazione professionale di riferimento, basata sul rispetto di ruoli e competenze, di fronte all’eventuale perpetrarsi di comportamenti di questo tipo ci vedremo costretti a promuovere un confronto aperto con tutti gli infermieri, per discutere di tale comportamento, per gli effetti che ne discendono sull’intera categoria e sulla tutela dei suoi legittimi interessi ed aspettative ai vari livelli».

 

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