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Il Calore
calore caldo sole siccità
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Mentre Lucifero impazza e produce laghi di umori salini, che rendono totalmente bagnate e degne di essere frequentemente cambiate canottiere e mutande; mentre asserragliato in casa produco falso benessere posizionando in dry il condizionatore, compulsivamente cerco contatti con chi, sprezzante del pericolo e dell’età, affronta spiagge e viaggi, confortandomi secondo la mia mai perduta malignità nel ‘frescolino’ che da Lipari a Viareggio, da Roma alla Puglia prova nella loro posizione privilegiata.

Per assicurarsi della veritad si spediscono foto di termometri che attestano il fresco. Addirittura, i felici liparoti narrano di bagni favolosi, di freschi anfratti, dove ripararsi dalle fiamme metaforiche e reali che Lucifero provoca nella sfortunata Sicilia; ma poi devo ricorrere alla connivente attestazione di verità di altri amici ferraresi-liparoti, che narrano di pozze di sudore che si formano ai piedi degli astanti, secondo la prassi da me stesso attuata decenni fa, quando, felice villeggiante, provai la stessa sensazione e condizione.

 

Così per mio diletto e in attesa delle novità che mi vengono recapitate ad horas dai parenti spiaggianti, chiuso nel mio fresco fortino adorno di meravigliose piante appena comprate con il mio straordinario scudiero-giardiniere, e sono gelsomini, fiori di vetro e begoniacee, tra un tripudio di oleandri e plumbago, (vedi foto al sinistra del testo) irrido alla mancanza totale di conoscenza di simili delizie dell’amica Anna che però spende fortune in Versilia per procurarsi apparecchi magici che la immunizzano dalle zanzare, mentre felice si dedica a Bassani e alla cottura di strepitose grigliate nel suo giardino viareggino.

E comincio con la declinazione del calore nelle lingue più conosciute: the Heat in inglese, la Chaleur in francese, die Hitze in tedesco, o Calor in portoghese, el Calor in spagnolo e addirittura Teas in irlandese.

Questa mattina, fidandomi dei sussurri che circolavano di casa in casa e che ci promettevano il ‘frescolino’, ci facciamo accompagnare al bar del bagno Onda blu in attesa del passaggio dei parenti che s’avventurano a percorrere le centinaia di metri che li separano da tende e ombrelloni. Nell’aria si spande odore di carne cotta prodotta dai valorosi giocatori, che tornano dalle loro esibizioni, mentre pettorute dame color cioccolata s’avanzano caracollando, cosparse di filtri e creme e gorgheggiando del freschino in riva al mar.

Sono le 13:00 e il termometro segna ‘percepiti’ 36°’. L’intrepido nipote, sprezzante di Lucifero, porta i figli ad una rapida gita fiorentina: non può entrare né in chiese o musei per le mostruose file prodotte dai gitanti. Gli resta la consolazione di mangiare una fiorentina gigante in un locale in Contrada della Passera. Un nome. Un programma. Temperatura percepita 35°.

Dal viale del Laido si scatena una musica assordante, mentre ieri sera metà del paese era privo di luce ed acqua. Termino la mia giornata ‘calda’ (mi raccomando la ‘elle’ palatale secondo le secolari regole della nostra pronuncia), pensando con nostalgia ai prati di Vipiteno, mentre atterra reduce di una gita a Dublino presso l’amato cugino, il caro Ludo che mi butta lì la frecciata finale: “di sera eravamo sui 12° nell’ora più calda 20°” e mi nasce una ribellione al calore.

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

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