15 Dicembre 2018

DIARIO IN PUBBLICO
Le luci della sera: la storia di una comunità

Gianni Venturi

Tempo di lettura: 5 minuti

Nelle limpide sere di questo inverno incipiente la mia via, che porta un nome così patriottico, XX settembre, ma che un tempo era un argine del canale che conduceva in centro, appare priva di luci natalizie. Solo all’angolo di Porta Romana occhieggiano timidamente due striscioni voluti dal garagista e dal venditore di ami e canne da pesca. I palazzi sontuosi restano avvolti tra il buio che avanza e il riflesso in cielo delle luci di altri quartieri. Eppure proprio al mezzo della via noi del quartiere dovremmo esser fieri di avere negozi così elegantemente preziosi.
C’è il bar dove il sorriso luminoso di Antonella ci accoglie mentre i pelosi tra fuori e dentro attendono briciole della pappa umana. E’ il nostro Dog’s Café. Sul bancone i giornali cittadini squadernano le notizie del borgo natio. Accanto il formidabile Mauro esibisce dolci e pani fragranti serviti con grazia da una ragazza che ha gli occhi più azzurri che io abbia visto. Luigi detto Gigi acconcia con maestria le chiome umane, mentre la sua pelosa Chicca dorme sonni da giusta sul suo imperiale lettuccio. Un po’ più avanti il mitico Ciano, il biciclettaio più bravo del mondo, impartisce severe lezioni di tecnica ciclistica all’ormai quarta generazione di suoi clienti adoranti e mi urla mentre sfreccio su una carcassa bianca rossa e verde, che mi ha venduto per la paura che ho che mi venga sottratta la mia Bianchi gran lusso 1954 regalo del nonno, “Ciao mitico profe…”.
Un poco più in su tra marmi e cippi in esposizione regna sovrana la volpina/o (?) più piumosa/o che abbia mai accarezzato. Di fronte, in un elegante palazzo, domina Ada l’unica vera rivale che nella via abbia la mia Lilla. Traversa con noncuranza il giardino tra l’abitazione padronale e il bellissimo B&B sorto nel palazzo. Frattanto si avvicina il boxer che vive in zona lusso di fronte al Palazzo di Ludovico il Moro sede del Museo Archeologico di Spina. Un poco più in là, in via Cantarana Alessandra, mia nipote vive con due figli adolescenti, due cani, tre gatti e un coniglio! Altri cani che men conosco stanno lieti nell’ultima parte di XX settembre. Ecco! Wisky arriva dai dintorni, mai tenuto al guinzaglio, e compie evoluzioni strepitose anche in mezzo alla via. Di sera poi l’incontro tra razze, i saluti, i baci e gli annusamenti si fanno frenetici, vero paradiso del melting pot. Giotto ormai diciottenne faticosamente si trascina, mentre dall’angolo della via esce una shih tzu elegantissima che accompagna il suo altrettanto elegante compagno umano, medico.
Di fronte, le ragazze, Mia e Sandra, mamma e figlia, attendono pazienti che il padrone che fa la pizza più buona che conosca apra il negozio mentre dall’altra parte i coalizzati cagnolini guardano bramosi le due apparentemente severissime bull terrier del pizzaiolo che, a chi passa, mostrano la pancia per rapida carezza. Altro che cani cattivi! Arriva correndo un giovane beagle che si unisce alla compagnia e a passi frettolosi ci si dirige verso la piazzetta davanti al Monastero di Sant’Antonio in Polesine dove gli umani nelle belle sere ciangottano del più del meno. Poi nel tempo qualche peloso non appare più e allora il silenzio si fa profondo quando l’umano solo attraversa la via. Stella frattanto, a cui la compagna umana cuce i cappottini più eleganti che abbia visto, scodinzola nervosamente quando gli umani, entrambi artisti, mi mettono al corrente delle novità del loco. C’è poi tutta la colonia di Via Ghisiglieri e dintorni; ma di quelli si parlerà altra volta. Qualche passo ancora e una lampada a petrolio indica un buonissimo ristorante che riceve prenotazioni solo via internet; per il resto è chiuso, ma quando apre file ininterrotte di macchine dimostrano la sua celebrità. E s’arriva così alla chiesa dove con passo incerto una signora viene accompagnata dal suo buonissimo peloso nel primo banco. Poi, all’incrocio, due star: un golden retriver che si degna di accompagnare il famoso universitario suo nonno e che Lilla dal palazzo di fronte guarda con bramosia. All’angolo nello stesso palazzo, ma dietro un cancello di ferro, guarda sdegnosetto un collie bianco e nero che ringhia ai maschi ma lancia languidi sguardi alle belle del loco, tra cui l’impudica Lilla che nonostante l’età sa di essere bella.
Mancano altri pelosi molto conosciuti come quello del Sindaco o quella del proprietario del noto negozio di abbigliamento, ma altri continuano a vivere con dignità e amore.

Dunque, anche se il quartiere non ha le luminare ha negozi, persone, pelosi di altissima qualità e soprattutto ha dignità.
Al quartiere non verrebbe mai in mente di firmare in un luogo sacro alla memoria, in un luogo dunque dove la lingua, la dignità che la lingua deve esprimere, affida il proprio pensiero, nel Memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme, una dedica scritta nella non-lingua dei twitter: “Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano”. Xchè questa ignoranza non ci bolli per sempre!



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L’autore

Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.
Gianni Venturi

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