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Nomen omen: il destino nel nome

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Nomen omen: il destino nel nome

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Questa ricerca parte dalla volontà di spiegare il significato della frase latina Nomen omen. Così Wikipedia: “La frase Nomen omen (o al plurale nomina sunt omina) è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa ‘il nome è un presagio’, ‘un nome un destino’, ‘il destino nel nome’, ‘di nome e di fatto’ e deriva dalla credenza dei Romani che nel nome della persona fosse indicato il suo destino”.
Da sempre sono inquietamente a disagio con i nomi e con i loro probabili e possibili significati a cominciare dal mio, ripudiato per eccesso di pomposità e di riferimenti alla critica artistica.

Una specie di sospetto, convalidato dalla locuzione latina, mi appare in tutta la sua pericolosità in quello che più di ogni altro rimbalza dalle cronache televisive alla politica in un va e vieni senza sosta: Matteo. Questa riflessione parte dal bellissimo articolo di Francesco Merlo su “La Repubblica” del 6 dicembre titolato “Attento Matteo. Le sardine hanno uno stile”. Questa volta non si commenta il nomen omen dei due Matteo più pericolosi d’Italia, gli insopportabili Renzi e Salvini ma di colui che ha acceso simpatie e consensi tra la minoranza ragionante del nostro paese, il portavoce delle Sardine Mattia Santori. Si potrebbe obiettare che Mattia non è Matteo, ma per fugare ogni dubbio sulla perfetta coincidenza dei due nomi mi rifaccio ancora a Wikipedia.
Mattia: “Deriva dal greco biblico Ματθιας (Matthias), […], che significa […] dono del Signore […]”. Tale nome fu adattato in latino in due forme diverse: la principale, Mattheus o Matthaeus, da cui l’odierno nome italiano Matteo, e Matthias o Mathias, da cui Mattia, che appare nel Nuovo Testamento portata dall’apostolo Mattia, colui che sostituì Giuda Iscariota”.
Perfetta la spiegazione ma ancora più felice coincidenza quella con il testo biblico dove Mattia, si legge, sostituì Giuda.
Non male.

I detentori dei più noti talk show che ormai rigurgitano delle sempre più noiose presenze dei giornalisti e politici di sempre tra cui spiccano alcuni diavoli litigoni (e lascio ai miei 25 lettori il compito di individuarli benché il compito sia quasi puerile) che scandiscono con tono solenne o con faccia d’intesa e labbro sprezzante le loro perle di ‘illuminati’ pareri ma che in realtà propagandano il loro ultimo libro, si sono gettati sulla nuova preda tentando di prendere all’amo il Mattia dall’occhio sconvolto. Il grande Merlo che per fortuna poco usa la tv scrive mettendo in guardia il Mattia che tira su i capelli e consuma se stesso e la sua estraneità” che a forza di apparire in tv “il suo volto ingenuo e allegro [confermo!!!] si sta estenuando nel farsi ordinario, famoso perché non ci sarà niente di lui che si farà ricordare e perché la troppa televisione cambia i connotati di tutti, anche delle sardine”.

Gentili ragazzi ascoltate la voce, seria, di un bravo giornalista. Abbiate l’umiltà di opporre una novità- quella che avete portato- alla distruzione operata dal logos televisivo. Siete circondati da cattivi maestri come quelli che in forma e significato orrendi dicono cose schifose ad esempio sul docu-film che ha ricordato Nilde Iotti. A quel giornale a quel giornalista, Mattia non deve nemmeno rispondere.

‘Libero’ quotidiano del 5 novembre a firma Giorgio Carbone: “Era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come solo sanno essere le donne emiliane – si legge in prima pagina su Libero -. ‘Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna’”.
Si sporcherebbe il giovane Mattia accettando di fare il bagno nella m….

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