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Note in calce alle politiche culturali ferraresi

DIARIO IN PUBBLICO
Note in calce alle politiche culturali ferraresi

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“Ohhh! Ohhh!” I suspiria, le interiezioni di ammirazione giustamente si sprecano nel commentare la mostra ariostesca del Palazzo dei Diamanti, che nel momento di maggior gloria sembra debba fare i conti con la situazione di risistemazione dell’adiacente Pinacoteca Nazionale, collocata storicamente al piano superiore del Palazzo stesso.
Pochi giorni fa sono stato invitato dal sindaco di Ferrara assieme ai presidenti e ai rappresentanti di alcune associazioni culturali ferraresi – e non delle minori – a discutere il progetto di trasferimento della Pinacoteca Nazionale nelle sale recuperate dallo svuotamento degli uffici in Castello come suggeriva e indicava il Ministro Franceschini. Purtroppo non ho potuto presenziare perché ero a Varsavia al grande convegno – ça va sans dire – dedicato al primo Orlando Furioso. Gli amici cortesemente mi hanno riferito della posizione approvata da tutte le associazioni chiamate in causa: percorrere ogni strada senza preclusioni, ma soprattutto pensare questo problema all’interno di quello ben più prioritario di una strategia globale che interessi non solo il destino della Pinacoteca, ma tutta la risistemazione dei poli museali.

Qualche giorno fa il Ministro del Mibact Franceschini, che si diceva fosse il primo sostenitore convinto del trasferimento, accompagnando il rapper Jovanotti alla visita della mostra orlandesca a Palazzo dei Diamanti e direttamente interpellato sulla questione, rispondeva che era una tra le possibili probabilità di intervento. Dall’intervista rilasciata dalla nuova direttrice della Pinacoteca Nazionale, Martina Bagnoli, che spiegava all’inviato della Nuova Ferrara la sistemazione delle opere cinquecentesche nelle sale appena restaurate dell’ala destinata ad accogliere in una nuova prospettiva museografica le opere cinquecentesche della Pinacoteca – a cominciare dall’immensa Pala Costabili di Garofalo e Dosso – possiamo già cogliere una perplessità, se non una precauzione, significativa: tenersi fuori dallo scottante problema.
Così riferiscono i cronisti: “Sul trasferimento futuro della Pinacoteca al Castello Estense, secondo alcuni progetti in cantiere, la direttrice Bagnoli non vuole addentrarsi a considerazioni e decisioni che sono appannaggio della politica e di chi amministra la città e il ministero e si limita a dire che si tratta di un’opportunità da esplorare nel tempo”.
Dunque si tratterebbe di una probabilità, anche se molte voci davano per sicura l’adesione della direttrice al progetto di trasferimento. Inoltre, mentre si limita a spiegare la nuova sistemazione delle sale cinquecentesche con un comprensibile entusiasmo – “Verrà dato ampio spazio all’attività didattiche e alle iniziative culturali collaterali, come concerti e conferenze che già fanno parte in questi mesi del programma della Pinacoteca nazionale” – Martina Bagnoli specifica che “Il rapporto poi con le Gallerie d’Arte Moderna del Comune è ottimale, soprattutto come in questi casi dove l’esposizione al piano terra dei Diamanti riguarda molto da vicino anche le opere che sono esposte nelle nostre sale al piano superiore. Sia per l’Orlando Furioso che per la prossima rassegna dedicata a Bononi ci sono ottimi agganci per lavorare in sinergia. Mi trovo bene a Ferrara – conclude la direttrice – città dove rispetto ad altre realtà, c’è una buona e radicata politica culturale”.

Riassumendo:
1) si è auspicato un trasferimento della Pinacoteca in Castello o almeno della parte più importante di essa;
2) si penserebbe a un futuro smembramento delle collezioni;
3) occorre dare spazio e pensare al futuro delle mostre di Ferrara Arte che, non rinunciando al Palazzo dei Diamanti, devono risolvere anche il problema della frattura provocata dall’attraversamento del giardino obbligatoria per raggiungere le ultime sale;
4) si deve pensare a dove collocare frattanto le collezioni di arte moderna quasi invisibili per lo stato della Palazzina dei Cavalieri e del Palazzo Massari fortemente danneggiati dal sisma e che ora ruotano nelle sale del Castello o sono in tournée.

Naturalmente queste incongruenze non sono passate sotto silenzio, non solo per gli immediati commenti che esse hanno provocato. Per esempio c’è la reazione del critico e storico d’arte Ranieri Varese, che sottolinea come potrebbe apparire azzardata la decisione di affidare la direzione di un museo quasi esclusivamente composto di opere rinascimentali a una studiosa, seppur ottima, di arte medievale. Ma ciò che maggiormente ha colpito le associazioni culturali invitate a esprimere un parere è che il progetto dell’eventuale smembramento delle collezioni della pinacoteca venga preso in considerazione senza tener conto contestualmente della sistemazione di tutto il patrimonio museale della città. Esigenza ritenuta prioritaria e sulla quale già da tempo si erano appuntate le sollecitazioni per aprire un tavolo di discussione a cui l’amministrazione non ha mai dato risposta.
Di conseguenza ci si deve aspettare una proposta da parte delle associazioni.Queste l’hanno già avanzata nel 2011, quando l’Associazione Amici dei Musei e Monumenti ferraresi pubblicò gli atti del convegno di studio “Musei a Ferrara. Problemi e prospettive”, tenutosi al Museo Nazionale Archeologico nelle giornate del 18 e 19 novembre, curati da Francesca Zanardi Bargellesi. Già a quel tempo ci si promise di rivederci assieme all’amministrazione, ma il progetto non fu mai messo in essere. Ecco che ora sembra sia giunto il momento, mentre sempre più clamorosi appaiono i risultati della nuova risistemazione della riforma voluta dal Mibact,che da ottimi a deludenti, in quanto, al di là dello stesso quadro di riferimento, ciò che si ottiene o si cerca di ottenere non dipende solo dalla capacità dirigenziale di coloro che sono proposti alla gestione mussale, ma dallo stato del museo stesso.
Come si può pensare di proporre cambiamenti di qualità se questi ultimi non tengono conto della scarsità del personale, quasi mai sostituito allorché si giunge al pensionamento della forza-lavoro? O non si garantiscono servizi essenziali? Un esempio a caso che coinvolge proprio il Palazzo dei Diamanti: i servizi igienici situati all’uscita del percorso delle mostre sono assolutamente inadatti alle esigenze dei diversamente abili. Anzi, sono pericolosi!
Si pensi poi alla caccia di consenso e di ritorno economico proprio sotto le feste natalizie che assommano la maggior parte degli ‘eventi’ attorno al peggiore e ormai obsoleto avvenimento principale: l’incendio del Castello. C’è chi dice che lo spettacolo sempre più ripetitivo e pericoloso sia fortemente voluto dalle associazioni degli albergatori. Ovviamente la verità non si conosce; certo è che appare perlomeno improduttivo il forzato allontanamento delle opere d’arte custodite in Castello nei due giorni precedenti e il frettoloso ritorno al loro posto ovviamente per non incorrere nella giusta indignazione dei turisti molti dei quali pretendono di visitare il Castello al di là della sua ‘esplosione’ colorata. Con la valorosa protesta di Flavia Franceschini, che suggerisce di sostituire l’incendio con uno spettacolare volo dei personaggi dell’Orlando Furioso, siamo ormai in pochi a continuare una battaglia dettata unicamente dal riscontro economico. Così l’incendio accompagnato dai ‘concerti’ dove ci si può sbracciare e ululare alzando le braccine, le necessarissime tavolate di mangiarini dentro e fuori il nobile edificio, la pacifica invasione delle strade del centro sperando che le urgenze fisiologiche non vengano soddisfatte negli angoli nascosti, diventano il simbolo delle ‘feste’ ferraresi.
Per carità non sono tanto barbogio o millenario da non capire le esigenze della folla. Benissimo! Ma risparmiate il Castello. E pensate che già città più avvertite, da Torino a Londra, proibiscono di usare edifici storici per questo spettacolo. Ci sono tecniche innovative che propongono fuochi d’artificio senza il botto. In più sarei curioso di sapere quanto ci sia di riscontro economico dopo i trasferimenti e le messe in sicurezza.

Siamo nell’età del fantasy e probabilmente accostarsi alle grandi opere della nostra tradizione culturale va fatto con gli stessi strumenti con i quali ci misuriamo ogni giorno: internet, telefonini, smart, tablet, le protesi delle nostre mani impongono e dettano i parametri con cui si misura la nostra Storia. Nascono così opere amatissime che la stravolgono fino al falso patente. Penso alla rilettura di un momento centrale della nostra cultura e tradizione operata dalla serie televisiva “I Medici” così potentemente falsa da provocare la reazione di uno storico, Franco Cardini, che già all’inizio era stato coinvolto nella stesura della sceneggiatura. Si potrebbe obiettare: eppure i fumetti di Zac o lo spettacolo di Ronconi usano le ottave ariostesche per presentare il poema. Certo! Ma non avrebbero mai osato stravolgere la storia.
Un altro esempio che è una furbata di un regista che amo molto, Paolo Sorrentino. Il suo “Young Pope” è un delirio di improbabilissime situazioni e per lo più noioso e brutto. Se tuttavia andate a vedere il risultato finale sono queste due le serie televisive che ottengono maggiori consensi. Forse come l’incendio del ferrarese Castello.
Sarebbe il caso di concludere. Ma perché non ti ritiri tra i tuoi libri? E la smetti, direbbe l’amatissimo Camilleri, di rompere i cabasisi?
La risposta è semplice. Esiste ancora in chi scrive – che ha avuto la fortuna di poter nella vita svolgere un mestiere, forse l’unico, per il quale era predisposto – una indicazione etica a cui non potrà mai rinunciare: quella che si concretizza nel contestualizzare i fatti nella Storia con la esse maiuscola. Quella Storia così potentemente tradita e disprezzata che produce oltre all’incendio del Castello (in fondo piccola, ma significativa cosa) anche l’atteggiamento di una popolazione o meglio di molti abitanti del paese di Gorino che non vogliono accettare la Storia e assieme a quella anche la pietà.

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