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Dickens e la magia del Natale. Il significato psicologico delle tradizioni di Natale

Giovedi 21 dicembre 2017 alle ore 16,30, presso la Sala Agnelli e Teatro Anatomico della Biblioteca Ariostea, via delle Scienze, 17, Ferrara, si terrà un nuovo appuntamento con Anatomie della mente, le Conferenze dei Giovedì di Psicologia a cura di Stefano Caracciolo. Tema dell’incontro “Dickens e la magia del Natale- il significato psicologico delle tradizioni di Natale”.

Londra, metà del secolo XIX. In una casa desolata, spoglia, senza più mobili a parte qualche sedia, il capofamiglia viene portato in galera per debiti dai gendarmi. I figli e la moglie, in lacrime, lo seguono disperati con lo sguardo mentre i vicini di casa sull’uscio guardano attoniti. È un episodio di un romanzo di Charles Dickens? Un ennesimo parto della sua fertile fantasia? O un episodio reale della sua vita?
Tutte e due le cose.
Sì, nel suo romanzo più autobiografico, David Copperfield, il signor Micawber viene tradotto nelle reali galere per debiti, mentre nel 1824 il padre John Dickens, viene rinchiuso per debiti nelle carceri londinesi di Marshalsea: il piccolo Dickens dovette interrompere gli studi e lavorare per sei mesi in una fabbrica di lucido per scarpe. Anche dopo la scarcerazione del padre, la madre lo fece continuare a lavorare.
Si tratta dello stesso Charles Dickens che nel 1844, come racconta in ‘Impressioni d’Italia’, visitò Ferrara portando omaggio ad Ariosto, Tasso e ammirando il Duomo che defini “rara e antica cattedrale gotica”, soffermandosi sulle strade silenziose ed erbose della città.
Questo e molti altri episodi della vita di Dickens entrano nelle sue opere come materiale grezzo che Dickens, trasforma e riutilizza utilizzando la sua memoria prodigiosa (così egli stesso la definiva) per ripescare ricordi e rielaborarli per comporre le decine e decine di romanzi, racconti, articoli, reportage che costituiscono il ricco corpus delle sue opere. L’approccio psicobiografico, con cui non si pretende di ‘psicoanalizzare’ le opere d’arte e i loro autori, è un aiuto prezioso ad una più profonda comprensione della creatività artistica: si contano più di 300 adattamenti delle sue opere per il grande schermo!).
Proprio il riscatto dalla povertà, dall’egoismo e della grettezza che in tante opere Dickens mette in scena – era anche uomo di teatro – nasce la maggior parte delle sue trame narrative, e segnatamente nelle cinque “staves” (Strofe) di A Christmas Carol (Un Canto di Natale in prosa) del 1843 che inizia una tradizione di ‘storie natalizie’ proseguite poi da un infinito numero di narrazioni letterarie e cinematografiche in stile ‘dickensiano’, da La vita è meravigliosa di Frank Capra a Il Paradiso può attendere di Lubitsch.
In Canto di Natale ritroviamo lo spirito del Natale come oggi lo conosciamo e lo pratichiamo, al di là delle distorsioni consumistiche, nel suo significato più profondo di riscoperta delle nostre parti più buone e altruistiche di fronte al rinnovato miracolo della natività. La magia del Natale corrisponde anche ad una continua rielaborazione del proprio passato e del proprio futuro, dei valori delle relazioni familiari e degli affetti più profondi, a volte dunque anche dolorose, ma aperte ad una speranza di riscatto e di salvezza.

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