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di Francesca Ambrosecchia

È inutile affermare che non esistano differenze di genere. L’identità di genere maschile e quella di genere femminile sono ben definite, nelle loro diversità e nei loro punti comuni.
Il discorso su tali identità è complesso e ha avuto inizio solo negli anni ’70 del secolo scorso: non si parla solamente di caratteristiche fisiche e biologiche ma di come la società considera queste ultime. È in quegli anni che le donne assumono consapevolezza della propria situazione di disparità, rilevando che il genere prevalente detiene il potere. A ben pensarci, la società e la cultura di un dato contesto, determinano gran parte di tali “credenze”, in modo particolare riguardanti le donne: come queste sono considerate rispetto agli uomini e quali sono i loro ruoli.
Le pari opportunità sono garantite nel contesto europeo, non ammettendo quindi discriminazioni di genere in ambito economico, lavorativo e sociale ma tali opportunità sono rispettate? E in tutti gli ambiti citati?
Le differenze devono costituire uno dei valori più importanti della società, nell’ottica di una buona convivenza civile. Anche in tale ambito, gli stereotipi vanno messi da parte, anche se spesso sono inconsci: alcune donne potrebbero ritenere di essere portatrici di caratteristiche che proprio queste credenze diffuse nella società attribuiscono loro. Donne come soggetti più deboli, più dolci, più ingenui rispetto a chi o a che cosa? Al genere maschile.
Si tratta di idee e pensieri che, nonostante i progressi, si annidano in alcuni contesti e in certe mentalità.

“Io stessa non sono mai stata in grado di scoprire cosa è esattamente il femminismo; so solo che la gente mi chiama femminista ogni volta che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino”
Rebecca West

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

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