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Discriminazioni, dalla Regione 40mila euro per prevenire e nuove linee guida per rafforzare la rete

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Tempo di lettura: 4 minuti

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna
Politiche sociali – Discriminazioni, la giunta approva le Linee guida per migliorare e rafforzare la rete regionale: allargamento dell’ambito di attività del Centro, modifiche nella struttura, adesione alla Rete Ready. La Regione destina 40mila euro per la prevenzione

Bologna – Si allarga a tutti i fattori di discriminazione (orientamento sessuale, religione, opinione politica, età, condizioni personali e sociali), e non solo prevalentemente a quelli legati all’immigrazione, l’attività del Centro regionale. Viene modificata la struttura stessa del Centro, con la creazione di “nodi” di coordinamento territoriale a livello provinciale. E c’è l’adesione a Ready, la Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Sono questi i contenuti principali delle Linee guida, approvate dalla giunta regionale, per la strutturazione e l’operatività della rete regionale contro le discriminazioni.

“I cinque anni d’attività del Centro – spiega l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi – hanno evidenziato innanzitutto come la casistica vada ampliandosi verso altri fattori di discriminazione. Al tempo stesso abbiamo rilevato una sovrapposizione di fattori, le cosiddette ‘discriminazioni multiple’: da qui l’apertura a progetti incentrati su un allargamento dell’ambito di attività, e la necessità anche di intervenire sulla struttura e l’organizzazione del Centro, migliorando la gestione dei casi, il monitoraggio e la registrazione delle segnalazioni”.

Per migliorare l’efficacia e l’efficienza del Centro, la Regione destinerà quest’anno 40mila euro alla prevenzione delle discriminazioni attraverso il sostegno alle numerose attività territoriali di educazione, informazione e sensibilizzazione. La Regione inoltre è capofila del progetto STAR (Sportelli Territoriali Antidiscriminazioni in Rete): con i 126mila euro del Fondo europeo per l’integrazione, viene finanziata la sperimentazione di diversi assetti e funzioni dei punti che fanno parte della rete. La Regione partecipa inoltre – in qualità di partner – al progetto europeo “Roma-Matrix” sulle discriminazioni nei confronti di Rom e Sinti, e aderisce al progetto interregionale “Rafforzamento della rete per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni”, all’interno dei Programmi Operativi Fse 2007/2013.
A ciò si aggiunge l’adesione alla Rete Ready, che riunisce enti locali e regionali per promuovere culture e politiche delle differenze e sviluppare azioni di contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Il Centro regionale contro le discriminazioni: struttura e cifre
Sono in tutto 155, tra nodi, sportelli e antenne. E’ questa l’articolazione del Centro regionale contro le discriminazioni, il cui processo di costruzione è stato avviato nel 2008. Il Centro può contare su una rete diffusa su tutto il territorio (sportelli già attivi di Comuni e sindacati, sedi di associazioni del terzo settore) che hanno deciso di includere le attività di prevenzione e contrasto delle discriminazioni nel lavoro già svolto. Parallelamente alla costruzione e formalizzazione delle rete, sono stati organizzati corsi di aggiornamento di base per le figure incaricate da ciascun soggetto come referenti operativi dell’antidiscriminazione. Complessivamente, dalla fine del 2008 ad oggi, sono stati trattati circa 300 casi di discriminazione (che si sono verificati perlopiù in ambito lavorativo), segnalati direttamente alla rete dei punti territoriali o attribuiti dal numero verde dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nello specifico il Centro regionale elabora e diffonde materiali tematici, promuove iniziative di sensibilizzazione, organizza eventi di formazione, monitora il fenomeno delle discriminazioni a livello regionale, collabora con altri soggetti pubblici e privati, anche per progetti nazionali ed europei. Il Centro risponde entro 5 giorni lavorativi alla richiesta di attivazione e produce il parere, quando richiesto, entro 15 giorni lavorativi.

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