COMUNICATI STAMPA
Home > IL QUOTIDIANO > Due passi in centro…
Tempo di lettura: 2 minuti

Ferrara la cammino tutti i giorni, la guardo, la respiro, ne sento il sapore umido, antico come le buie cantine dei suoi palazzi in centro. Ferrara, nonostante tutto, resta una bella città. La mia città, nonostante tutto.
Bassa come le sue case, come la sua pianura, come la sua accoglienza. Ferrara è geometrica, rettilinea, spigolosa, nascosta, chiusa, gelosa, invidiosa. Come un’amante trascurata, s’imbelletta la sera, attende speranzosa una telefonata che non arriva mai.

Quanti amici ho visto partire e mai più tornare. Tanti, troppi. Ferrara, madre snaturata, abbandona i suoi figli, li fa fuggire, allontanare per cercar fortuna altrove.
Bella, distante, fredda e silenziosa d’inverno. Bianca e grigia, come la sua brina mattutina e le sue nebbie rarefatte, raccolte nei vicoli e disperse nei campi. Rossa come i suoi cotti e le sue mura secolari, verde come i suoi cortili misteriosi e suoi i parchi trascurati, sconfinati.
Ancor bella, raccolta, afosa e scollata nelle sere d’estate. Animata dai capannelli del centro, tra eroici locali per la gloria d’una stagione, insozzata da rimasugli d’annoiata, disperata, giovanile baldoria.

Ferrara sconcia, bugiarda, venale. Povera e ricchissima. Figlia di contadini, ostaggio di mercanti. Fiera del suo remoto passato, vergognosa del suo volgare presente. Provinciale tra le provinciali, si svende al miglior offerente. Si tormenta, litiga, s’azzuffa, si lamenta dei suoi malanni, si schernisce e non guarisce.
Ferrara, una perla smarrita nella sabbia dei suoi canali. Orgogliosa e depressa come la sua terra, impregnata di memoria, incrostata d’apparenza.
Ferrara, eterna fanciulla, immota nei secoli. Adagiata sui suoi sepolcri d’argilla, giace eterea e inerte sotto il suo cielo immenso. Spersa nel nulla.

Continuo a camminare nelle sue strette vie. L’anima tranquilla libera i pensieri sopra i tetti, mentre lo sguardo incuriosito indugia dentro le finestre e le porte aperte delle case appresso. Scorgo grandi e piccoli segreti, vedo splendidi androni restaurati e, subito a fianco, miseri tuguri trascurati. Angoli privati, racchiusi negli attimi che s’alternano al rumore dei miei passi. Questa è Ferrara: decadente ricchezza e miseria nascosta.

Passi incerti e irregolari su gibbosi sampietrini in porfido fanno l’eco ad ogni inciampo.
Mentre intorno tutto tace.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
DI MERCOLEDI’
La macchina del vento
RAZZA PADRONA:
quando il bicchiere è sempre più pieno
PRESTO DI MATTINA
Si sta come coppi sui tetti
DIARIO IN PUBBLICO
Ce l’hai la tessera?

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi