Home > IL QUOTIDIANO > E in Europa qualcosa cambia: l’assist di Mario Draghi per sostenere investimenti e occupazione

E in Europa qualcosa cambia: l’assist di Mario Draghi per sostenere investimenti e occupazione

Mario Draghi questa volta ha accontentato tutti, tassi sempre più negativi e un nuovo quantitative easing da 20 miliardi al mese a partire dal 1° novembre prossimo. Erano stati 80 miliardi al mese nei momenti di crisi degli spread ma non si poteva ripresentare la stessa ricetta, troppa liquidità crea anche problemi oltre che risolverne alcuni e i banchieri avevano cominciato ad alzare le barricate.
Christine Lagarde troverà quindi avviato il processo di aiuto monetario all’economia dell’eurozona il che dovrebbe eliminare problemi con gli spread futuri. Soprattutto perché, per la prima volta, non è stato indicato il termine degli acquisti dei Titoli.
La borsa ha già festeggiato collocandosi oltre i 20.000 punti mentre lo spread è calato sotto i 140 punti in forte discesa verso il target dei 100. Anche i titoli bancari hanno seguito l’onda delle notizie provenienti dalla Bce e hanno allungato il passo.
Di più non ci si può attendere dalla politica monetaria e la mano passa adesso alla politica. La Germania è in recessione tecnica e si avvia a chiudere l’anno con un pil in crescita di uno striminzito 0,5% contro l’1,5% del 2018. Seguono previsioni fosche fino al 2021. La politica, a questo punto, potrebbe trovare il coraggio di emergere partendo proprio da questi dati.
Sia Mario Draghi che i più attenti politici ed economisti europei si aspettano che i tedeschi comincino a spendere perché, come ha avuto modo di dire anche l’economista Giulio Sapelli, la scintilla dovrebbe partire da lì per cominciare a discutere del superamento degli obsoleti parametri di Maastricht.
Vincoli come il fiscal compact e il tetto al deficit hanno creato continue tensioni in Europa alimentando le richieste sovraniste francesi passando per l’Italia e l’Ungheria e movimenti di destra pronti a cavalcare l’insoddisfazione popolare. E proprio in Germania l’aumento della spesa potrebbe essere il freno ai consensi che sta raccogliendo il crescente partito di ultradestra Afd, altro fattore che sembra possa spingere il governo ad un deficit di circa 50 miliardi in aperta controtendenza alle politiche di rigore finora operate.
Certo, si dirà, la Germania può permetterselo. In realtà potrebbero permetterselo tutti ma in ogni caso è il principio che conta. Spendere per stimolare l’economia ovvero lo Stato che opera in maniera anti ciclica. Un ritorno alle teorie keynesiane? Azzardato prevederlo adesso, ma anche Trump vorrebbe muoversi in tal senso e attacca Powell e la Fed che invece mantiene tassi positivi.
Intanto in Europa i più arditi cominciano a sperare addirittura in una revisione dello statuto della Bce per permetterle di operare a favore degli Stati in maniera automatica, comprando appunto i titoli di debito senza troppi vincoli. Di certo molti nodi sono giunti al pettine, è necessario un cambiamento in economia e molti se ne sono resi conto.
Troppe regole ingessano e impediscono agli stati di operare per riequilibrare i cicli sfavorevoli o contenere quelli che rischiano di essere troppo espansivi. In Europa dal 2008 ci si è affidati troppo alla convinzione che il pilota automatico potesse essere buono per tutte le manovre, ma questo non succede mai. I risultati ottenuti sono stati il consolidamento delle posizioni e quindi gli stati forti si sono ulteriormente rafforzati mentre quelli deboli continuano a barcamenarsi. Questo non poteva durare e sembra finalmente giunto il momento di reintrodurre il pilota, magari riscrivendo le regole.
Autorizzare maggiori spese in investimenti con conseguenti positive ricadute sull’occupazione e sul sociale nonché uscire fuori dalle logiche di spread e austerità attraverso gli interventi costanti della Bce potrebbe farci ritornare ad un dialogo politico più sereno e sicuramente costruttivo.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
I ragazzi curdi
Maggioritario o proporzionale? I casi e la storia
Il ritorno della Modern Monetary Theory, l’Europa forse ci ripensa
Who makes the nazis?

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi