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È sempre colpa degli anni ’90

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La notizia del giorno, almeno per me, è una sola: Macauley Culkin è ancora vivo.
Io ero rimasto a quella voci che lo davano di nuovo disperso nella fattanza.
Quindi vederlo in “DRYVRS”, questa vaccata di web serie in cui rivive il trauma di quel famoso natale mi rende felice.

Brano: “Sunday” dei Sonic Youth Album: “A Thousand Leaves“ del1998

Brano: “Sunday” dei Sonic Youth
Album: “A Thousand Leaves“ del1998

Da piccolo c’ero davvero sotto con “Mamma ho perso l’aereo”.
Penso di averlo imparato a memoria.
L’ho anche riguardato due anni fa e – pronto a prendermi le mie pernacchie – per me resta un filmone.
Quest’anno poi ho finalmente visto “Papà ho trovato un amico” e mi è piaciuto pure quello.
Quindi forse dovrei mettermi lì a guardare tutti i film che ha fatto Macauley Culkin perché alla fine non mi ha ancora deluso.
A parte quella volta che si è messo a fare le cover dei Velvet Underground storpiando tutti i pezzi a tema pizza, forse.
Voglio bene a quell’uomo e sono contento che non sia diventato un’altra vittima degli anni ’90 perché come dice il proverbio “è sempre colpa degli anni ’90.
Quindi, visto che oggi è domenica, un pezzo a tema e un’altra grande interpretazione di Macauley Culkin.

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

Radio Strike è un progetto per una radio web libera, aperta ed autogestita che dia voce a chi ne ha meno. La web radio, nel nostro mondo sempre più mediatizzato, diventa uno strumento di grande potenza espressiva, raggiungendo immediatamente chiunque abbia una connessione internet.
Un ulteriore punto di forza, forse meno evidente ma non meno importante, è la capacità di far convergere e partecipare ad un progetto le eterogenee singolarità che compongono il tessuto cittadino di Ferrara: lavoratori e precari, studenti universitari e medi, migranti, potranno trovare nella radio uno spazio vivo dove portare le proprie istanze e farsi contaminare da quelle degli altri. Non un contenitore da riempire, ma uno spazio sociale che prende vita a partire dalle energie che si autorganizzano attorno ad esso.

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