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Economia ferrarese: frenata per l’export e indicatori congiunturali in caduta

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Da: Camera di Commercio di Ferrara

PIL ferrarese giù, nel 2020 rispetto al 2019, del -6,4%, per poi attestarsi, nel 2021, al +3,6%. A soffrire di più Industria, Costruzioni e Servizi. Questa l’ultima fotografia scattata dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio, che segna, rispetto all’anno scorso, per l’Industria una caduta del 12,5% (-21,7% rispetto al massimo del 2007), per le Costruzioni -9,9% (-50,5% rispetto al massimo del 2007), e per i Servizi – 4,4% (con una riduzione di oltre 13 punti percentuali rispetto al massimo toccato nel 2008). “È necessario mettere in campo interventi strutturali per dare efficienza al nostro sistema decisionale, e ciò anche per aumentare la capacità di spesa delle risorse nazionali ed europee, senza penalizzare qualità, trasparenza ed efficacia di impiego”. Così il presidente della Camera di commercio di Ferrara, Paolo Govoni, che ha aggiunto: “Esiste un tema generale di produzione e attuazione normativa, che è anche il più difficile da affrontare. Servono poche e chiare regole, precedute da un’attenta fase informativa e da un serio e preventivo confronto con il sistema delle imprese”.

Per quanto riguarda, in particolare, le imprese manifatturiere da 1 a 500 addetti, il primo trimestre evidenzia una forte caduta dell’indice di produzione industriale pari al -18,4% per l’artigianato e del -13,5% per l’industria. Il crollo della produzione ferrarese rappresenta il risultato più negativo in regione dopo quello di Rimini e Piacenza. Allo stesso tempo, gli ordini sono calati più velocemente (-13,9%), come del resto anche il fatturato (-14,0%). L’unica eccezione è rappresentata dal gruppo delle alimentari, che rileva la diminuzione più contenuta (-4,9%).

Gli indicatori del commercio internazionale, elaborati dalla Camera di commercio sulla base delle informazioni diffuse da Istat e riferiti al primo trimestre del 2020, confermano il rallentamento delle esportazioni, aggravando la caduta con una variazione tendenziale del -13,7%, contrazione molto più pesante rispetto a quanto si registra a livello regionale (-2,4%), dove solo Bologna, Parma e Ravenna registrano indicatori in crescita e la battuta d’arresto risulta lievemente accelerata rispetto al trend nazionale (-1,9%). Nei primi tre mesi del 2020, le imprese ferraresi hanno esportato merci per un valore complessivo di poco più di 538 milioni di euro, dato che risulta addirittura inferiore a quanto registrato nel 2013, anno successivo agli eventi sismici. A soffrire di più, i macchinari (-37 milioni di euro), i prodotti chimici (-8 milioni di euro) e i mezzi di trasporto (-28 milioni di euro). In territorio positivo, i prodotti agroalimentari, gli articoli in gomma, i prodotti di minerali non metalliferi, computer e apparecchi elettronici-ottici e i prodotti per il trattamento dei rifiuti. L’analisi per destinazione delle esportazioni ferraresi evidenzia cali diffusi. L’Europa si rivela ancora una volta la destinazione e la provenienza principale, rappresentando più del 70% dell’export ferrarese totale, quota in crescita rispetto allo scorso anno. Gli Stati Uniti, nonostante la forte riduzione (si tratta di un valore che si è ridotto di oltre 34 punti percentuali, a causa della brusca frenata dei prodotti dell’automotive), rappresentano ancora il secondo partner principale, superato dalla Germania, verso cui abbiamo comunque esportato merce per un valore inferiore rispetto allo stesso periodo del 2019 a causa di una contrazione determinante dei prodotti chimici. Le uniche variazioni positive, tra i consueti paesi osservati, si registrano per Russia, Brasile India e Turchia.

In territorio negativo anche il Commercio degli esercizi al dettaglio in sede fissa (-5,6% rispetto ai primi tre mesi del 2019). L’andamento peggiore si rileva per i prodotti non alimentari, con una diminuzione pari al -11,3%, mentre il trend dell’indicatore per i prodotti alimentari pur in contrazione, al contrario di quanto avviene in regione dove cresce, appare più contenuto (-3,7%). La caduta delle vendite non ha interessato tutte le tipologie del dettaglio: iper, super e grandi magazzini hanno decisamente beneficiato della situazione, grazie alla capacità di gestire la difficile contingenza e alle consegne a domicilio, ottenendo un forte aumento delle vendite (+7%), di poco inferiore a quanto rilevato in Emilia-Romagna. I dati, di fonte regionale, relativi al Turismo registrano gli effetti della crisi già nei primi quattro mesi del 2020. I pernottamenti, in particolare, nella provincia di Ferrara sono calati del 66%.

Per quanto riguarda la dinamica dei dati di demografia delle imprese nei primi cinque mesi del 2020, pur segnando una lieve diminuzione delle cessazioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (mantenendosi sopra le 1.100 unità), si registra un nuovo minimo storico per le iscrizioni, rappresentando sempre la causa principale della contrazione del sistema imprenditoriale ferrarese, passando dalle 887 del 2019 alle attuali 651, con uno scarto di oltre 230 unità in meno. Il saldo della movimentazione risulta così molto pesante (-458 unità) e fa rilevare al 31 maggio 30.857 imprese attive, con una riduzione pari al -1,2% rispetto alla consistenza di fine anno. La struttura imprenditoriale ferrarese al 31 marzo 2020 dimostra come la presenza di imprese femminili a Ferrara (23,0%) sia sempre superiore alla media regionale (20,8%) e al dato nazionale (22,0%), nonostante una lieve contrazione della consistenza, meno intensa di quella rilevata per il complesso delle imprese. Diffusi cali si registrano tra le imprese giovanili, soprattutto nei settori tradizionali. Solo il settore dei trasporti e quello dei servizi alle imprese rilevano un incremento di qualche unità. Dal lato della movimentazione, calano le iscrizioni che continuano ad essere superiori alle cancellazioni, la cui contrazione maggiore, porta ad un saldo sempre positivo e in leggero miglioramento (+55 nel 2020, +47 nel 2019 e +77 nel 2018). Le imprese straniere risultano in crescita in tutti i settori, ad eccezione che nella manifattura e nel commercio; a fronte di cali sia nelle iscrizioni che nelle cessazioni per questa tipologia di imprese si registra un saldo negativo per poche unità (-3 nel 2020, -6 nel 2019 e +19 nel 2018). La consistenza delle attive registra un aumento che in termini relativi è pari al +2%.

Segnali di crisi provengono anche dal maggior ricorso agli ammortizzatori sociali. Nei primi 5 mesi del 2020, sono oltre 7 milioni le ore richieste dalle imprese ferraresi. L’aumento è determinato soprattutto dal trend nel mese di aprile dell’ordinaria, attivabile generalmente per situazioni di difficoltà dell’azienda che si presume possano risolversi in tempi brevi ed è corrisposta fino a un periodo massimo di 13 settimane. Se per la straordinaria si registra un calo rispetto allo stesso periodo del 2019 (al contrario di quanto avviene in Regione), per la deroga si tratta proprio di un nuovo utilizzo, perché lo scorso anno alla stessa data non erano pervenute all’Inps domande. Si tratta di 1,7 milioni di ore che si concentrano per il 96% nel commercio, richieste soprattutto nel mese di maggio. La crescita relativa di ore per l’ordinaria registrata a Ferrara è a 4 cifre: ne hanno fatto ricorso tutti settori manifatturieri, ma la prevalenza si concentra nelle imprese meccaniche (oltre 3 milioni su quasi 5 milioni di ore).

Prosegue, nei primi 4 mesi del 2020, la contrazione dei protesti sia per numero che per importo, ridotti quasi della metà rispetto allo scorso anno (253 contro 419), con un valore di gran lunga più basso: nello stesso periodo del 2019 erano stati levati protesti per 420mila euro; nell’anno in corso il valore corrisponde a poco più di 108mila. Tra le tipologie, spicca la forte riduzione delle cambiali che restano il titolo di credito più protestato (97% del totale), diminuito del 35% in numero e del 57% in valore. In termini assoluti sono stati protestati 246 vaglia cambiari, per un valore complessivo di circa 96mila euro ed una media per titolo che scende sotto i 400 euro, meno di un terzo di quanto si registrava nel 2008, quando era pari a 1.400 euro. Allo stesso tempo stanno scomparendo le tratte non accettate, e gli assegni bancari si sono ridotti a poche unità, rappresentando solo il 3% dei titoli protestati. Per ora risultano in lieve calo anche le sentenze di fallimento, in particolare per quanto riguarda il commercio. Al contempo, tra gennaio e aprile 2020 si registrano 187 scioglimenti e liquidazioni volontarie, 24 in più rispetto allo scorso anno (+14,7%). L’aumento, registrato anche in ambito regionale, risulta più accentuato per la nostra provincia, mentre a livello nazionale si rileva un calo del 6,6%. I settori dove si concentra il maggior numero di scioglimenti sono il commercio, con una numerosità pressoché costante nel tempo, le costruzioni e il turismo, invece in aumento. Risultano in controtendenza, con valori in diminuzioni, manifattura e agricoltura.

Per quanto riguarda il Credito, a marzo 2020 il valore complessivo dei prestiti concessi rimane pressoché invariato rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Gli andamenti tra i settori economici registrano cali diffusi, che non riguardano solo le famiglie consumatrici. Anche il credito alle imprese medio-grandi, subisce una riduzione al contrario di quanto si registrava nello stesso periodo dello scorso anno. La contrazione più pesante è quella rilevata dalle imprese più piccole, del gruppo «famiglie produttrici». Il peggioramento dell’indicatore relativo ai prestiti alle imprese ha riguardato soprattutto il settore manifatturiero, con una variazione media totale che segna una contrazione del -8,7%, a cui si aggiunge la contrazione dei servizi, meno pesante rispetto al trimestre precedente. Al 31 marzo 2020, il tasso dideterioramento del credito per le imprese si attesta all’1,2%, con un trend in miglioramento soprattutto per le costruzioni che non registrano più il tasso più elevato, così come l’aggregato delle piccole imprese. Pressoché confermati gli indicatori riferiti agli altri settori. Il tasso di ingresso in sofferenza registra una lieve riduzione, sempre per le imprese del settore edile che rimane più alto agli altri comparti, ma di molto inferiore al dato regionale. La crescita tendenziale dei depositi accelera di qualche decimale (+5,5% rispetto allo stesso periodo del 2019), con la componente delle famiglie che aumenta il ritmo, così come fa quella residuale delle imprese. Il trend della crescita dei depositi delle famiglie si registra anche in regione, dove risulta sempre più intenso (+8,1%). Rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, i depositi con durata prestabilita o rimborsabili con preavviso (2.815 milioni di euro), che rappresentano in questo caso una quota superiore rispetto alla regione (34% contro il 19%), risultano in crescita solo in Emilia-Romagna.

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