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Elezioni in Europa: Europa futura o Europa che fu?

Tempo di lettura: 3 minuti

di Lorenzo Bissi

Tra il 2016 e il 2017 si decideranno le sorti dell’Unione Europea. C’è aria di cambiamento, il divario fra classe politica ed elettori è ormai incolmabile, i populisti cavalcano l’onda del malcontento generale e nessun sondaggio è più affidabile.
Tra una settimana l’Italia vota per la riforma Costituzionale, e in Austria si ritorna alle urne, dove le votazioni presidenziali del maggio scorso sono state annullate per alcune irregolarità (si pensa a qualche lieve ritocchino…) Occhio ai voti “anti-establishment”: il No in Italia potrebbe far vacillare la poltrona di Matteo Renzi, e chi prenderà il suo posto non si sa, mentre al di là delle Alpi tirolesi, Van der Bellen, dei Verdi, potrebbe essere superato da Norbert Hofer, che diventerebbe così il primo presidente di estrema destra in Europa dal 1945. Non si possono escludere, prima di sapere i risultati, un “Italeave” o un “Austria la vista“…
Con l’anno nuovo, il primo con cui la classe dirigente europea e, ancora prima, il premier liberale attualmente in carica nei Paesi Bassi, Mark Rutte, dovrà fare i conti è Geert Wilders, populista euroscettico che ha recentemente adottato lo slogan “make netherlands great again” (evidentemente ha notato che funziona!).
Nonostante ci si sposti a nord, le cose non cambiano di molto: in caso di uscita dall’UE, non ci resterebbe che andare avanti senza di loro… “Nethermind!
Tra aprile e maggio si terranno le presidenziali in Francia. Marine Le Pen, di Front National, si fa sempre più grande e incombente sul futuro del Paese. Su una cosa non ci sono dubbi: se sarà lei a vincere, non ci resta che dire “Frau-revoir“.
E ultime, di certo non per importanza, le votazioni per il rinnovo del parlamento in Germania. Angela Merkel è come sempre molto agguerrita, ma la politica di apertura verso i migrantes le ha fatto perdere popolarità e voti. Chi dovrà temere maggiormente saranno gli uomini della Alternative für Deutschland, partito populista che si sta pian piano facendo avanti nei sondaggi. Per la Germania però, strana coincidenza, non si sa ancora che nome attribuire ad un’eventuale uscita dall’UE.
Se dall’esterno arrivano gelide ventate di euroscetticismo, il popolo tedesco ora come ora si trova al caldo davanti ad un caminetto, con porte, finestre e balconi rigorosamente blindati: e chi glielo fa fare di uscire?

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