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“Emilia Romagna: 44mila anziani in assistenza domiciliare. Troppo poco per una Regione che ha circa 1,1 milioni di over 65”

Da Organizzatori

Roma, 12 luglio 2017 – In Emilia Romagna ci sono 1.050.000 ultrasessantacinquenni, e di questi solo 44.046 ricevono servizi di assistenza domiciliare: poco più del 4% della popolazione over-65. Sono dati del Ministero della Salute, comunicati per la prima volta oggi da Italia Longeva, network scientifico dello stesso Ministero, dedicato all’invecchiamento attivo e in buona salute.
Questi numeri sono contenuti in una più ampia survey, sviluppata da Italia Longeva, presentata oggi al Ministero della Salute in occasione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine (Long Term Care). L’indagine di dettaglio parte dai più ampi dati ministeriali, per effettuare una sorta di “carotaggio” delle più rappresentative realtà locali, e comprendere in concreto come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio. È stata condotta, in particolare, coinvolgendo 12 Aziende Sanitarie presenti in 11 Regioni italiane, con distribuzione bilanciata tra Nord e Centro-Sud, che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone: dal punto di vista puramente numerico, quindi, copre un quinto della popolazione italiana.
Per l’Emilia Romagna, l’indagine propone un focus sulla AUSL di Reggio Emilia, la cui popolazione è costituita da anziani per il 21%, i quali sono anche i principali fruitori dei servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (over-65 il 84% delle persone assistite in casa). Dal punto di vista dei servizi, in questa AUSL sono garantite il 74% delle prestazioni ADI tra quelle più rilevanti dal punto di vista clinico-assistenziale, con una prevalenza notevole di quelle erogate direttamente dal servizio sanitario (91%) rispetto a quelle garantite da operatori privati o congiuntamente dal pubblico e dal privato (solo il 9%).
“Come per la maggior parte delle Regioni d’Italia – commenta il Professor Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva – emerge che l’Emilia Romagna ancora non sfrutta appieno l’opportunità dell’assistenza domiciliare, prendendo in carico con questa modalità una percentuale troppo esigua della popolazione over-65, con un livello di integrazione fra servizio sanitario e operatori sociali dei Comuni che potrebbe essere migliorato”.

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