19 Settembre 2015

EVENTUALMENTE
Un mondo più accessibile: giocando con le idee si può

Federica Pezzoli

Tempo di lettura: 5 minuti

MEme copertina
MEme
L’entrata del mercato coperto in via Boccacanale di S. Stefano

“Possiamo giocare con le idee? Certo che sì”. È con questo ideale che si apre il manifesto della seconda edizione di MEme: per due giorni il mercato coperto di via Boccacanale di S. Stefano torna a essere il centro di ritrovo dei makers, i moderni artigiani che coniugano tradizione e innovazione, incorporando creatività e idee negli oggetti che realizzano. Quest’anno c’è una sfida in più, non più solo “Makers Exposed”, ma “Learning Exposed”. Quello che il team di organizzatori, vuole realizzare è un vero e proprio esperimento di ecosistema innovativo temporaneo. “Nella prima edizione avevamo giocato con gli oggetti, in questa del 2015 vogliamo giocare con le idee, esporre la conoscenza, la capacità di progettare e rispondere a esigenze concrete e bisogni reali con i quali aziende che operano nel campo della cultura e della cooperazione sociale si scontrano tutti i giorni”, ci spiega Maurizio Bonizzi di Città della Cultura/Cultura della Città, la cooperativa culturale ideatrice e curatrice del progetto MEme.
“Meme.Learning exposed” è dunque uno spazio fisico e virtuale nel quale novanta partecipanti, tra progettisti, designer, sviluppatori, si incontrano e contaminano i rispettivi saperi per progettare soluzioni innovative, rispondendo a specifici bisogni appositamente espressi da imprese. “Per sedici ore, otto ore venerdì 18 e 8 sabato, il mercato coperto si trasforma in un grande laboratorio di lavoro”, continua Bonizzi.
Tema portante di questa edizione è l’accessibilità, come “caratteristica di un dispositivo, di una risorsa, di un servizio o di un ambiente urbano o turistico, che deve poter essere fruito da qualsiasi tipo di utente”. “Nuove idee” che considerino l’accessibilità non solo tecnologica, ma anche culturale e sociale, come punto di partenza per una maggiore condivisione, cooperazione, innovazione, in altre parole una maggiore democratizzazione dell’ambiente socio-culturale in cui viviamo.
Per farlo in questi due giorni si svolgono sei seminari, dalle opportunità offerte dagli open data ai piccoli comuni, ai modelli innovativi di organizzazione mutualistica per i nuovi lavori, fino al tema dell’open hardware e delle tecnologie democratiche, corporee e immersive, cinque “challenge”, a cui partecipano cinquanta makers, e tre “hackathon”, cioè maratone di programmazione, con quaranta partecipanti.

MEme
Lo spazio per le challenge e le hackathon

Le aziende emiliano romagnole e laziali che hanno deciso di “lanciare la sfida” per la risoluzione dei delle proprie esigenze riguardo una maggiore accessibilità sono: CIDAS per una serie da ausili da utilizzare durante lo svolgimento delle proprie attività nei confronti di soggetti con differenti patologie o necessità; Impronte sociali con bisogni legati ad attività relative all’agricoltura sociale; SAMA scavi archeologici e CoopCulture per attività relative alla condivisione del patrimonio culturale con diverse tipologie di fruitori; Camelot per la costruzione di un ecosistema tecnologico che proponga da un lato la raccolta di informazioni utili alla caratterizzazione delle persone che si trovano nella condizione temporanea di migranti e dall’altro fornisca informazioni rispetto al luogo in cui si trovano.

meme
I makers al lavoro. Dal profilo twitter di MEme

A fine giornata, dalle 17 in poi, i vari team o i singoli partecipanti che hanno deciso di raccogliere la sfida o di “correre” la maratona di progettazione presentano i propri progetti. “I vincitori di ciascuna challenge riceveranno un assegno di 800 euro e la possibilità di sviluppare la propria idea, mentre per le hackathon ci sono in palio premi tecnologici. In questi due giorni le persone dedicheranno tempo e lavoro ai progetti e, contrariamente a una tendenza sempre più dilagante, noi pensiamo che il lavoro vada pagato”, sottolinea Bonizzi.
“Giocare con le idee non è una ricetta per ricominciare a crescere perché non crediamo nelle ricette”, ci dice Sergio Fortini, anche lui in Città della cultura/Cultura della città: “è un’attitudine mentale, una modalità di pensiero, che dovrebbe aiutare la comunità a crescere traendo linfa dal cortocircuito fra gioco e realtà”. “L’innovazione – continua Fortini – per inverarsi ha bisogno sì di pensiero alto, quindi di lavoro e competenze, ma anche della capacità di prefigurare scenari diversi da quelli già in essere, proprio come potrebbe fare un bambino. Il motore primo sono le visione altre della realtà, temperate poi con la perizia tecnica e il ragionamento”.

Maggiori informazioni e programma completo su: memexposed.com



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Federica Pezzoli

Federica Pezzoli

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