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di Maria Luigia Giusto

La foschia non dispiace, cortina che nasconde dagli sguardi; le aiuole, cimiteri di fiori, creano un guscio di familiarità, natura nota e rassicurante, la stessa ad ogni gelo, da millenni. Anche d’inverno il cuore della città pulsa: lo si sente sotto le foglie marce, tappeto di passi fangosi, che nascondono il germe della vita, gli embrioni in potenza di divenire, messi a covare al caldo, pronti a schiudersi ai primi tiepidi aloni, grazie a un’osmosi di vapori vitali. Gli arti secchi degli alberi sulla mura, rincorrendosi tra loro, disegnano contro il cielo intrichi favolosi, ricami naturali. D’estate quegli alberi saranno tripudio di foglie verdi odorose, in cui la linfa vortica, gorgoglia, vorrà uscir fuori dalle strette nervature ed esplodere, bagnando di vita i marciapiedi aridi.

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