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Ferrara: Disoccupazione primato? Ecco ricette 3.0

da: Roberto Guerra*

Il Sole 24 ore ha smascherato l’impotenza produttiva e di sviluppo per Ferrara, ovvero della gestione specifica Tagliani Marattin PD surrogato renziano (vista la storia locale…), piaccia o meno. Anche se riduttivo (noi siamo oggettivi) rei solo quest’ultimi, il primato disoccupazione esige riflessioni sistemiche e non alla ferrarese localistiche, ma non nel senso colpa dello spread planetario o della malvagia natura sismica, riguarda centralmente anche la gestione stessa ben più negativa dell’era Sateriale, la scarsa capacità critica e futuribile della cultura e dell’informazione ferrarese, non ultimi la stessa classe imprenditoriale locale e l’evanescenza delle associazioni di categorie varie, sindacati inclusi.
Ma come per questioni epocali planetarie, secondo molti scienziati, ad esempio per l’emergenza ambientale leggi agricoltura (si veda La seconda rivoluzione Verde, ultimo inserto libro de Le Scienze) , esistono eccome soluzioni possibilie, OGM inclusi ecc., anche per Ferrara le ricette possibili 3,0 sono varie. Dipende sempre, come ad esempio denuncia da tempo qua a Ferrara lo stesso G. Fioravanti, se la filosofia mentale dominante punta alla società, comunità in questo caso- della conoscenza o al semplice clone della casta politica, in ogni caso, in quanto macchina poi operativa e pragmatica, prima diagnosi e terapia da eseguire.
Nello specifico se il buon Tagliani ha limiti suoi di formazione locale e democristiana, spiace l’arrocamento ragionieristico di un giovane Marattin, figura anche accademica e scienziato sociale, autore anche per Il Mulino, nonchè renziano prima ora, evidentemente mosso da obbiettivi arrivistici ad personam o sottovalutazione del suo potenziale talento, vista la sua azione costante appunto solo minimalistica da ragioniere senza alcuna necessaria visione futuribile anche ardita, ma pur ben richiesta ovunque per invertire l’era dello spread, anche in periferia.
Siccome siamo si futuristi ma critici e non modello pensiero unico, registriamo intanto positivamente la neonata sinergia emiliana, Ferrara-Bologna-Modena-Reggio, già un file 3.0 non banale, la fine del mito regressivo, Ferrara isola felice capace di sventolare la propria bandiera in splendida (una volta) solitudine a dispetto dei bachi storici oggi flagranti e solari.
Va da sè, come accennato, alcune azioni anche politicamente scorrette sono ben fattibili per attaccare il virus disoccupazione a Ferrara:
(PRIMA L’HARDWARE)
1. Drastica ulteriore riduzione degli stipendi dei vertici politici locali, magari distinguendo tra chi campa solo dell’attività consigliare e chi invece parallelamente lavora privatamente (ad esempio il sindaco stesso come avvocato). Stop a azioni da clan diversamente DEM come il caso Paramucchi, se necessarie figure operative si scommetta a costi umani con qualche laureato ex novo, la gioventù anche un investimento per la futura classe dirigente.
2. Telelavoro dove possibile massiccio (e certamente lo è almeno parzialmente) per la pubblica amministrazione … risparmi logistici, energetici, circolazione umani e macchine, inquinamento ridotto, ritorno anche almeno per uno dei coniugi o partners alla famiglia.
3. Stop per questioni in questo caso ragionieristiche non secondarie per gli effetti anche psicosociali (l’unica partita doppia stranamente ignorata dal Marattin) al reddito di delinquenza attualmente privilegio degli stranieri a Ferrara, oltre a privilegi ufficiali o taciti di esenzione per la sanità, traporti ecc.
4. Stop all’utilizzo lavorativo di volontari in strutture del circuito culturale e museale locale, volontari bravissimi ma in origine destinati a forme diverse di volontariato, leggi alcune associazioni nate per l’assistenza agli anziani. E parecchi di loro in età ben lavorativa!
5. Pianificazione edilizia mirata a medio lungo termine per la messa in sicurezza antisismica della città di Ferrara e delle aree ex provinciali attinenti, mediante opportune sinergie pubbliche-private, volano – se fosse fatto – per indubbio sviluppo economico locale e nuovi posti di lavoro, come dall’indomani del sisma emiliano propongono inascoltati geologi e i massimi esperti italiani delle scienza della terra (Case private non a norma, non solo chiese e edifici pubblici!).
6. Museo permanente Italo Balbo, magari nell’ex Palazzo dell’Aeronautica, come polo di attrazione turistica facilmente prevedibile di interesse mondiale.

(IL SOFTWARE)
Direttamente o lateralmente i 6 punti di cui sopra, produrrebbero certamente, tagliando spese superflue o non sostenibili, nuove non banali risorse destinate ai ferraresi, ai disoccupati ferraresi in primis, migliaia e migliaia di posti di lavoro e-o redditi minimi di emergenza di cittadinanza, una svolta, piaccia o meno, propulsiva.
Brainstorming e basta e politicamente non sostenibile, soprattutto il punto stop a Ferrara città dell’accoglienza? Concediamo soltanto proposte certamente discutibili e magari rettificabili, ma la via è questa. Ignorare ancora tali dinamiche solari, significa soltanto esasperare da un lato la disocuppazione a Ferrara e innestare, come già in corso, germi di tensione locale prossimo ventura imprevedibili e almeno parzialmente inquietanti.

*curatore Laboratorio Letteratura Futurista per Associazione Italiana Transumanisti (Milano), curatore rubrica Scienza e Futuro per Luuk Magazine Milano; membro Scuola romana di filosofia politica. Info Wikipedia

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