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da: Roby Guerra*

Ma sono tutti ciechi a Ferrara? Qua la città va verso il default e invece si crogiolano ancora con il mito d’arte e turismo. Non è in questione certa eccellenza, Diamanti, Fe sotto le Stelle, Buskers, il fu Istituto del Rinascimento, anche Internazionale pur ideologica e poco altro. La questione è che gli effetti al massimo sono effimeri rispetto al problema cruciale di Ferrara, primato disoccupazione e all’orizzonte nessun piano di sviluppo strutturale decente; anche le eccellenze varie restano penalizzate senza tale visione lungimirante e necessariamente ex novo. I bachi sono flagranti come evidenziano le cronache cittadine stesse. L’informazione culturale banna gli eretici anche se filo renziani, siamo a questo punto e non è una cazzata, ma lapsus micidiale della psicologia collettiva ferrarese che spiega il semidefault ferrarese, dal cervello le soluzioni non dai partiti. Il Pd pseudorenziano si occupa delle regionali con mezza giunta pronta a fare carriera fregandosene del mandato elettorale- eletti- recente, per l’interesse della comunità ferrarese ci credono solo gli allocchi o i servi. Le opposizioni idem o deboli. L’ex sindaco Sateriale che ha mezzo rovinato Ferrara fa lo scrittore e i ferraresi lo premiano , vedi Feltrinelli libri venduti. Si spaccia per innnovatore incompreso e i ferraresi ci credono! Marattin che ha fatto il ragioniere e basta, senza la minima almeno congettura di sviluppo se ne va a Roma a fare il ragioniere, contento lui, scienziato sociale… Immigrazione e racket dei mendicanti ecc. a Ferrara sono solo un percepito secondo sindaco e persino questori e prefetti, ogni giorno ormai risse ovunque quasi sempre extra… Si continua a sopravvalutare il Meis, qualcuno dichiara persino “l’audience sarà spontaneo” (!) in barba ad ogni marketing… e ad avallare il mito dell’Idrovia che mai si farà… Inchieste interessanti Grisu e Camelot spariscono dalle cronache dopo gli scoop… Cona resta incognita a medio lungo termine come tutti sanno , medici e lavoratori in tutta la regione. L’università stessa eccellente inizia a presentare bachi, il Tecnopolo stesso va a rilento, rispetto le potenzialità. Ma continua imperterrito il mito romano culturale Panem et Circenses, quando anche il Pane però comincia a scarseggiare per i ferraresi. Ferrara è dentro un buco nero ma qua si finge il radioso avvenire! Noi vediamo solo alcune soluzioni radicali, necesarie scosse.
Riconoscere il Reale, la città non funziona con le sue mitologie d’arte e cultura ecc. E ignorando i bachi gravi della sicurezza e della discriminazione proextra rispetto ai ferraresi. E ignorando la mediocrità e anche peggio della quasi intera classe politica ferrarese. Altro che capacità e scelte meritocratiche come proclama il sindaco “brezneviano” che non vede il Reale e le Mura gloriose che scricchiolano.
Contro un sindaco e una giunta ovattata nel palazzo, unica soluzione è l’aventino permanente. Nessun consigliere dell’opposizione vada più in Comune. Facciano quel che gli pare, non serve a nulla. Impatto mediatico secondo noi non irrilevante..
Come intendono fare Lombardia e Veneto, le associazioni di categoria dei commercianti e delle imprese o comitati autonomi dei commercianti e le imprese dichiarino lo sciopero fiscale, anche i sindacati di polizia facciano davvero scioperi a singhiozzo, cosi vediamo che succede in città. Le opposizioni invitino i cittadini ferraresi allo sciopero fiscale e a creare in ogni quartiere ronde di sicurezza
I mezzi di informazione boicottino i cstampa della giunta e i politici, altro che interviste o carteggi Tagliani-Modonesi, manco fossero Freud e Einstein o Pazzi e Baricco: si limitino a informare su quel che producono (sic!) o quel che fanno.
Studenti e giovani ferraresi disoccupati facciano flah mob non stop sotto il Municipio come protesta pacifica al di là di destra e sinistra e altre reliquie del novecento (almeno sul piano metapolitico e metaculturale).
Naturalmente sono utopie estreme, anche perché la natura umana è quella che è e il clanismo o il castismo, o la mediocrità e il carrierismo (o la semplice “collusione” comprensibile per sopravvivenza lavorativa) non riguardano solo la giunta PD locale, ma tutte le parti in causa. (E guardate, nessun moralismo, ma siamo ben oltre certa fisiologia del potere localistico stesso tollerabile e – politik- inevitabile realisticamente parlando). Solo se sparisce certa mediocrità sarà pensabile qualsiasi comunità della conoscenza ecc. In fondo i buchi neri hanno un grande fascino scientifico, e questo è quel che resterà probabilmente di Ferrara tra pochissimi decenni, un quartiere gigantino semiabbandonato dai ferraresi, multietnico doc (sulla pelle stessa degli stranieri non conflittuali per chi vuole capire senza dogmi buonisti…), , di Bologna e di una Italia allo sbando, un altro Medioevo , non il Futuro come si diceva nel duemila, già cominciato. E non sarà il Medioevo Meraviglioso di Huizinga o Le Goff!

*(membro scuola romana di filosofia politica, info wikipedia)

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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