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A cominciar dalla sicurezza

FERRARA VERSO LE ELEZIONI
A cominciar dalla sicurezza

di Gaetano Sateriale

Anche a Ferrara, in vista delle prossime elezioni, emergono a sinistra, tra civiche e Pd diversi nomi, tutti rispettabili. Forse allora è il momento di aprire una discussione sui contenuti programmatici di ciascuno, in modo da valutare le candidature, verificare le possibili convergenze e le alleanze necessarie. Chi vota pentastellato pensa di sapere per cosa vota (giusto o sbagliato, reale o virtuale che sia il messaggio che arriva da Salvini o da Di Maio), chi vota a sinistra non lo sa ancora. E per amministrare una città non basta ostentare la propria opposizione al governo nazionale. E nemmeno, purtroppo, valorizzare quel che di buono si è fatto.

Chi segue la politica nazionale e locale, dice che alle prossime elezioni amministrative si vince o si perde sul tema della sicurezza. Se è vero, è giusto che si parta da qui. Con una precisazione (per altro già fatta): la distinzione tra sicurezza percepita e sicurezza reale è sbagliata. Se i cittadini che vanno a votare si sentono insicuri e tu ti limiti a dire, dati alla mano, che Ferrara è una città con bassa criminalità e che non c’è motivo per sentirsi insicuri, quei cittadini voteranno per la Lega. Quindi bisogna dare delle risposte, giuste, equilibrate, solidali, efficaci…, ma delle risposte che aumentino il senso di sicurezza, specie in una città anziana.

Siccome non tocca a me dare le risposte, comincio con qualche domanda. Intanto, dove sono finiti i “vigili di quartiere” e i “poliziotti di quartiere” di cui si parlava nei primi anni 2000? Ci sono ancora? E se, come sembra, non ci sono più, la loro eliminazione ha influito sulla sicurezza percepita? Io credo di sì…

Seconda domanda: e le circoscrizioni? Il luogo dove un cittadino ogni giorno poteva andare a segnalare qualche problema e qualche emergenza, è stato intelligente sopprimerle? Io credo di no.

Dice: cosa c’entrano i vigili e le circoscrizioni con la sicurezza? Se vigili e dipendenti comunali se ne stanno nei loro uffici, nulla. Se si limitano a controllare il rispetto (pur indispensabile) del codice stradale, nemmeno. Ma sono, dovrebbero essere, le braccia dell’amministrazione nei quartieri e nel territorio. Penso che dovremmo chiedergli di occuparsi anche di sicurezza (non solo stradale), di ascoltare e interrogare i cittadini. Quando, abbiamo messo un presidio di vigili urbani e una sede dell’assessorato alla sicurezza in un locale alla base del grattacielo (nel 2006, mi pare), la situazione è cambiata e la popolazione residente in quella zona ce ne ha dato atto.

So bene che il problema è più complesso e che non bastano i vigili urbani senza un accordo operativo con gli altri corpi di pubblica sicurezza, ma se il Comune si impegna in prima persona è più facile raggiungerlo l’accordo. Voglio essere provocatorio: un gippone dell’esercito davanti alla stazione non è in grado di cambiare la situazione sotto i portici di fronte o nei giardini del grattacielo. Un presidio H24, magari a rotazione, tra vigili urbani, polizia, carabinieri e finanza, insediato in uno dei negozi vuoti tra Piazzale della Stazione e Piazzale Castellina forse sì.

Conosco l’obiezione. Anche se riuscissimo ad allontanare gli spacciatori da lì, andrebbero poi in un altro quartiere a fare le stesse cose. Ma questa è un’obiezione incomprensibile per coloro che abitano nel GAD e hanno visto negli anni peggiorare le loro condizioni di vita e crollare il valore delle loro proprietà immobiliari. Risaniamo quel quartiere ed evitiamo, intervenendo per tempo, il degrado degli altri.

Azzardo un altro esempio di “interventismo”. In giro vediamo spesso i nostri bravi “gilet gialli”: gli ausiliari del traffico. Sono ragazzi che affiancano i vigili urbani, immagino dopo essere stati addestrati, per controllare il rispetto del codice da parte degli automobilisti: per far multa a chi parcheggia fuori dalle regole o senza pagare le tariffe di parcheggio, per intenderci. Perché allora, dopo averli addestrati, non mettiamo per strada anche degli “ausiliari alla sicurezza”? Dei ragazzi, magari non da soli, magari coordinati da un vigile urbano, magari collegati alla centrale di polizia o dei carabinieri, che percorrono in bicicletta o a piedi le strade dei quartieri a controllare che non vi siano rischi per le persone (a partire dagli anziani che vivono soli)? Certo se li facciamo girare tra le 10 del mattino e le 5 del pomeriggio, non conta nulla. Se li facciamo girare di notte, la cosa invece cambia radicalmente. Mi permetto di credere che sarebbe una risposta molto ben accolta dai cittadini. E persino partecipata dal punto di vista economico, se il motivo per cui non si è ancora realizzata è un motivo di scarsità di risorse.

Ultima considerazione. Io non credo che il popolo italiano sia improvvisamente diventato razzista. Ma una volta dicevamo che i problemi nascevano nelle città dove c’era il 10% di immigrati sulla popolazione residente. Ora sembra, senza che nessun governo abbia fatto nulla di significativo, che quel10%, soglia di allarme, sia diventata la media nazionale e quindi non possiamo sorprenderci se c’è un’emergenza nazionale. Ma chiediamoci una cosa: come mai la diffidenza (o il pregiudizio) scatta soprattutto verso gli africani (e non verso i cinesi, gli indiani, i pakistani, gli ucraini, ecc? La mia risposta è netta. Perché gli africani in genere non hanno un lavoro. Se è così, per superare i pregiudizi un lavoro dobbiamo trovarglielo. Penso, in questo caso, prima di tutto al verde pubblico, alla manutenzione urbana, a quelle attività che possono essere promosse da un Comune e dalle sue società di servizio. Insieme un investimento di giustizia e integrazione vera. Non è possibile né umanamente né politicamente che un giovane immigrato africano stia a Ferrara da 20 anni a vendere accendini nei ristoranti (o libri davanti alle librerie)… Oppure, come succede a Roma, che senso (sociale, culturale, politico, civico) ha vedere un ragazzo che spazza un marciapiede, che l’azienda municipale non pulisce, chiedendo 1 euro di elemosina ai passanti? È umiliante per lui e imperdonabile per noi.

Per dirla un po’ più in generale, con l’occhio anche all’attualità nazionale: certo i diritti delle persone, certo la libera circolazione, certo la solidarietà in mare, certo un’accoglienza dignitosa, certo la battaglia contro i muri e chi li sostiene. Ma la differenza sta nel processo di integrazione, non solo nell’accoglienza. Vogliamo che gli immigrati non siano un problema per la nostra sicurezza (reale o percepita che sia?) dobbiamo aiutarli a diventare cittadini pieni. Questo si fa con la scuola e il lavoro. Ma del tema del lavoro parleremo ancora alla prossima puntata…

1.segue – Ferrara verso le elezioni

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