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Il risveglio dei campi. Far fruttare la pera per rilanciare l’agroalimentare ferrarese

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Il risveglio dei campi. Far fruttare la pera per rilanciare l’agroalimentare ferrarese

Tempo di lettura: 5 minuti

2. SEGUE – “Opera”. Il suo nome è insieme evocazione (oh, pera!) e definizione (opera, sottinteso: di pregio). E’ con questo seme che può irrobustirsi l’agricoltura ferrarese. “Opera” è il nome della nuova cooperativa nata grazie alla volontà di oltre mille produttori, alla lungimiranza di 18 importanti aziende che a vario titolo operano in questa filiera ed è l’unica grande impresa del settore ortofrutticolo esclusivamente specializzata nella pera.
L’obiettivo è fare oggi ciò che andava fatto vent’anni fa: dare al prodotto il valore aggiunto di un marchio riconoscibile per fidelizzare il consumatore. Ciò che in Trentino, per esempio, è stato realizzato con la mela; e che alle nostre latitudini si è trascurato, anche per invidie, egoismi, rivalità di bottega, con il risultato di perdere progressivamente importanti quote di mercato. Negli anni Sessanta, Ferrara aveva circa 50 mila ettari di frutteti, nel 2012 la superficie si era ridotta a 12.784 ettari.

Opera_PrimaPer riconquistare il tempo (e il business) perduti, due anni fa è iniziata la missione “Opera”. La nuova azienda, presieduta da Adriano Aldrovandi, ha come vice presidenti Atos Bortolotto, Piero Emiliani, Raffaele Drei e Luigi Mazzoni. E, tanto per non sbagliare, si è scelto come uomo-marketing proprio Luca Granata, l’inventore di Melinda: perché è principalmente sul terreno del marketing che si vince la partita. Opera è già al lavoro: da ottobre le succose pere Abate Fétel della consorzio, che riunisce produttori di Ferrara, Modena e Bologna, sono sulle tavole degli italiani. Granata, il mago di Melinda, che la scorsa primavera ha lasciato il Trentino per assumere la direzione generale della cooperativa, oltretutto è partito con una buona eredità, perché il convincente marchio “Opera” se l’è ritrovato già pronto: è il dono di uno dei produttori aderenti, che lo ha conferito per farne l’emblema di tutti. Lo spirito di gruppo si vede già da questi particolari. E Granata, forte anche di questo collante, prova a compiere un nuovo miracolo.

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“Ciò che porta ricchezza è il marchio – sostiene convinto Paolo Bruni, presidente del Centro servizi ortofrutticoli -. Il caso Melinda ne è prova lampante. Con Opera siamo impegnati in una impresa analoga”. I numeri di partenza sono molto interessanti: secondo dati Inea, su 824.000 tonnellate di pere prodotte in Italia, 554.000 (quasi il 63%) crescono in Emilia Romagna, concentrate principalmente nelle province di Ferrara, Modena e Bologna. Inoltre, il 50% della produzione è dato da un’unica varietà, l’Abate Fétel. A livello europeo, la nostra regione produce il 40% delle pere e addirittura il 90% della qualità Abate. Investire su questo prodotto e su questa specifica varietà ha quindi un valore strategico, perché le tre province sono praticamente monopoliste continentali. E nel mondo siamo i terzi produttori dopo Cina e Stati Uniti.

Qualcosa del genere, con buon successo, nel ferrarese si è già sperimentato con la mela, con i consorzi della Mela più (qualità Fuji), Modì (incrocio fra Liberty e Gala) e Pink Lady (Cripps Pink). “Funzionano tutte e tre”, conferma Bruni, a riprova che il ‘brand’ serve per viaggiare veloci. Ma non ci si muove se mancano macchina, autista e benzina. Occorrono dunque i capitali. “Per dare a un prodotto la dimensione del largo consumo bisogna andare in tv, bisogna far arrivare al consumatore messaggi martellanti – incalza Bruni -. I soldi necessariamente devono metterli i produttori, magari giovandosi di qualche contributo pubblico”.

Un progetto di questo tipo richiede almeno 10 milioni di euro di investimento: “Ecco perché – sostiene il presidente del Cso – bisogna aggregarsi: per una sola realtà territoriale l’impegno sarebbe insostenibile, tre province insieme invece possono reggere il peso, che si traduce in un’incidenza di qualche centesimo di euro per ogni chilo prodotto”.

Una grande scommessa per i produttori della pera, un frutto noto a tutti ma acquistato principalmente dagli over 55. Gli spazi di crescita per il mercato sono dunque ampi, purché si riesca a conquistare il gradimento dei giovani. Su questo obiettivo punterà principalmente la campagna promozionale. Le aziende ferraresi nutrono grandi aspettative. Quelle riunite in Opera, del quale è punto di riferimento territoriale un colosso come Mazzoni group; e anche quelle che hanno fondato Origine Group, azienda concorrente costituita ad agosto e dedita a pera e kiwi che, fra gli altri aderenti, annovera Salvi vivai, l’altro pilastro della frutticoltura ferrarese.
Due terzi a un terzo è attualmente il rapporto di forze a favore di Opera. Per le quote di mercato sarà battaglia. Ma l’obiettivo del rilancio della pera è comune e condiviso. O perlomeno dovrebbe indurre tutti a ragionare dissipando le ombre della rivalità: perché su questo presupposto si edifica la base di un successo annunciato, ma ancora tutto da conquistare.

2. FINE

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