Home > ALTRI SGUARDI > Frammenti di un discorso odoroso … un racconto
panni stesi
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Spesso, la pubblicità porta in primo piano l’odore o, meglio, gli odori. Il sugo sulla pasta, il profumo… malizioso e complice di un cosmetico, il bucato col suo odore di pulito che non può che essere inquadrato in un interno di casa medio borghese. Ricordo che, oltre quarant’anni fa, un famoso musicista italiano pubblicizzava una birra con un po’ di schiuma sul naso dicendo (più o meno) “Chi ha naso, beve…”.

L’odore, nel senso di profumo, fa parte della vita quotidiana di tante persone, ma i bambini fanno spesso eccezione. Si dimenticano di lavarsi la faccia alla mattina, prima di andare a scuola, anche i denti non sono molto gettonati e l’alito che ne consegue lo conferma… Anch’io, quand’ero piccolo, non mi lavavo molto o, meglio, avevo un approccio alla pulizia del corpo in sintonia con le stagioni più miti. La scelta era dettata anche dalla necessità, ma diciamo che, la difficoltà di predisporre gli strumenti del lavaggio (la mastella, l’acqua calda scaldata nel pentolone sulla stufa, la legna che non sempre c’era perché mancavano i soldi), favoriva la diserzione da odori più favorevoli alla socializzazione.

Ricordo che in terza elementare c’erano alcuni miei compagni di classe che non mi erano amici perché dicevano che puzzavo. Erano figli di famiglie altolocate, ma penso che fosse una coincidenza perché con altri compagni della stessa categoria giocavo, sudavo, puzzavo e (poco) mi lavavo come loro, con la differenza che in quelle case, c’era già una stanza predisposta per il bagno.

Il maestro Alceste, per cercare di porre fine a divisioni nella classe, che avevano portato alla formazione di piccole bande, pensò di affrontare il problema con una soluzione di tipo… sportivo.

Dato che il capo dei bambini che non mi accettava era un certo Biancalana, di carnagione chiara, sempre pulito e profumato come se vivesse tutto il giorno in una vasca piena di detersivo (una volta c’erano le pubblicità molto gettonate dei detersivi per il bucato a mano, Olà o Tide), Alceste chiese ad entrambi se eravamo disposti a fare una gara di corsa, sulla distanza di circa 100 metri, nel giardino interno della scuola.

Chi vinceva avrebbe dettato le condizioni: continuare la presa in giro o fare amicizia. Eravamo alla fine di ottobre e, fortunatamente, il tempo tenne. Un freddo sabato mattina, con un sole che ormai non sudava più, ci fu la sfida. Tra due piccole ali di bimbi, scattammo al via e, dopo un forsennato testa a testa, superai di un soffio il mio compagno sul filo di… Biancalana. Il maestro Alceste mi strizzò l’occhio e io, in cambio, mi lavai più spesso.

Un’altra immagine di forti odori è collegata ai periodi estivi oltre il Reno, dai nonni materni a Lavezzola. Nella stanza dove dormivo, o dove andavo a riposare al pomeriggio, c’erano due travi da cui scendevano sempre prosciutti, salami, palle di grasso… e il profumo intenso delle trasformazioni suine si mescolava al fresco di una stanza, costruita con muri che supplivano bene alle esagerazioni delle diverse stagioni.

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