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“LE CITTA’ SIANO IL FULCRO DELLA RIPARTENZA POST COVID”
Il rapporto Legambiente 2020

FUTURO SOSTENIBILE
“LE CITTA’ SIANO IL FULCRO DELLA RIPARTENZA POST COVID”
Il rapporto Legambiente 2020

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All’inizio di novembre è stato reso noto il rapporto Ecosistema urbano, curato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole 24 ore: 207 pagine fitte di dati, grafici, tabelle, disegni. Quella del 2020 è la XXVII edizione del rapporto, costruito secondo 18 parametri monitorati da Legambiente e Ambiente Italia. Oltre 30mila i dati raccolti attraverso questionari inviati ai 104 Comuni capoluogo e alle informazioni di altre fonti statistiche accreditate. Il risultato è una classifica generale che, per quel che valgono le classifiche, specie in queste tematiche, è stata costruita assegnando un punteggio in centesimi sulla base dei risultati qualitativi ottenuti nei 18 indicatori relativamente alle aree tematiche aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

Osservando le prime città classificate si nota che per Trento e Mantova, che occupano i primi posti con 79,98 e 76,75 punti, non vi sono state variazioni rispetto alla classifica 2019. Tra le prime 10 città le variazioni più significative si sono registrate per Reggio Emilia, che risale la classifica di 7 posti posizionandosi al quinta, Cosenza (+6, ottava) e Biella (+10, in nona posizione). Le altre sono Pordenone terza (+1), Bolzano quarta (-1), Belluno sesta (+2), Parma settima (-2) e Verbania decima (+1) con un punteggio di 68,89, 11 in meno di Trento. Treviso, che nel 2019 era nella top ten, scende all’undicesimo posto perdendo quattro posizioni. Tra le città che hanno mostrato, in positivo, le variazioni più significative vi sono Forlì (risalita di ben 44 posizioni), Imperia (+41), Rieti (+39) e Avellino (+31), mentre tra quelle che hanno perso posizioni vi sono Potenza, che ne perde 25, seguita da Caserta (-23), Varese e Chieti (-21) e Pescara (-20). E Ferrara? La nostra città perde rispetto all’anno scorso 12 posizioni e si colloca, con 62,86 punti, al 22° posto della classifica che, su 104 città monitorate, è chiusa da Vibo Valentia con soli 23,31 punti ottenuti dalla valutazione dei parametri considerati.

Inquinamento atmosferico: Ferrara? Insufficiente

Se si va ad analizzare le classifiche per le diverse tematiche del rapporto indicate come performance ambientali, la città estense non è presente in nessuna, ad eccezione di quella relativa alla raccolta differenziata, dove invece svetta con una percentuale dell’86,2, seguita da Pordenone (86,1%) e Mantova (85,6%). Le altre classifiche riguardano le aree tematiche aria rappresentate da quelle della concentrazione in biossido di azoto (NO2), dove capeggiano Agrigento (4 µg/m3), Enna e L’Aquila.
Ferrara presenta per questo indicatore una concentrazione media di 26,2 µg/m3, collocandosi al 52° posto. Per le polveri sottili PM10 e PM 2,5 la nostra città registra rispettivamente una concentrazione media di 29,0 e 18,5 µg/m3 (72° e 68° posto); infine per quanto riguarda l’ozono (sforamento del limite di 25 giorni/anno oltre i 120 µg/m3), si colloca sessantesima. Complessivamente Ferrara, assieme a tutte le città della regione, presenta un’aria classificata come insufficiente, ultima delle cinque classi in cui sono suddivisi i centri urbani che superano per almeno due parametri i limiti della normativa comunitaria sia per PM10 e PM2,5 che per NO2 e O3. Questi, secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA), sono gli inquinanti sotto osservazione che comportano un rischio per la salute umana, e che dichiara come l’inquinamento atmosferico continui ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane.

Le conseguenze in Italia sono le oltre 60mila le morti premature ogni anno dovute all’inquinamento atmosferico. “In sostanza, continua il dossier dell’ufficio scientifico di Legambiente Mal’aria di città 2020, l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico”. In una tabella del dossier [Vedi qui]  che presenta i giorni totali nelle città in cui si è registrato nel 2019 sia il superamento dei limiti del Pm10 che dell’ozono, Ferrara si trova al 18° posto con 103 giorni (Torino, prima, ne ha registrati 147, Piacenza 128, Rovigo, territorialmente molto vicina a noi, 115, Modena e Reggio Emilia 108). Bologna, trentesima con 59 giorni, è l’ultima delle città della regione e presenta il superamento dei limiti solo per l’ozono (25 giorni).
Per il solo PM10, nel 2019, sono 26 le città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero di 35 giorni con una media superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. Sempre prima Torino con 86 giorni di superamento. Nella classifica delle città fuorilegge ci sono quasi tutti i capoluoghi veneti (ad eccezione di Belluno), molti capoluoghi dell’Emilia Romagna, tranne Bologna e Cesena, quindi anche Ferrara, e più della metà delle città lombarde (7 su 12), a riprova della criticità espressa nelle dichiarazioni dell’Agenzia Ambientale Europea.
Altro dato ricavato da queste poco esaltanti classifiche è quello delle città che hanno superato il limite per le polveri sottili (Pm10) dal 2010 al 2019: Ferrara si ritrova nel secondo gruppo (9 anni su 10) assieme a Parma e Piacenza, tra le città emiliano-romagnole. Nel primo (10/10) sono presenti Modena, Reggio Emilia, Rimini e Rovigo (questa sempre per ragioni di affinità territoriale). Infine le altre, Ravenna, con 7 anni su 10, seguita da Bologna (6/10) e Forlì (5/10). Per ultime le classifiche dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno (il D.lgs. 155/2010 prevede un numero massimo di 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 μg/m3) e, per l’ozono, dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana l’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute( il D.lgs. 155/2010 prevede in questo caso un numero massimo di 25 giorni/anno – come media su 3 anni – con concentrazioni superiori a 120 μg/m3 come media massima giornaliera calcolata su otto ore). Nella prima Ferrara è al 12° posto con 60 superamenti nella centralina di Corso Isonzo, mentre nella seconda al 31° con 43 giorni di superamento.

La gestione del ciclo dei rifiuti

Tornando al rapporto [Vedi qui] tra i temi trattati non si può non prendere in considerazione quello dei rifiuti.
In una rappresentazione grafica le città monitorate vengono suddivise in 5 classi, da ottima a scarsa, in base alle modalità di gestione dei rifiuti e ai risultati ottenuti nel 2019. Ferrara si trova nel primo gruppo, anzi capeggia la classifica relativa alla raccolta differenziata, come già accennato, con un 86,2 %, superando di appena 0,1% Pordenone, che si colloca al secondo posto prima di Mantova (85,6%). Del gruppo delle città con una qualità ottima nella raccolta differenziata (quelle che separano più dell’80%) fanno parte anche Reggio Emilia e Parma. Per quanto riguarda la produzione di rifiuti urbani (kg/abitante/anno) il dato di Ferrara nel 2019 è di 650 kg, con Reggio Calabria la città che ne produce la quantità più bassa (371 kg) e Piacenza quella con il dato più alto (766 kg), e che supera di un solo kg Rimini e Ravenna (765 kg). Nel sistema di raccolta porta a porta Ferrara realizza un misero 10,3% di cittadini serviti secondo tale modalità, uno dei livelli più bassi in Italia, dove la maggior parte delle città fornisce un servizio di oltre il 90% e una quarantina arriva al 100% di cittadini serviti dalla raccolta domiciliare. Ma qui si tratta di scelte e strategie delle aziende che gestiscono questo importante servizio.

Proseguendo nell’analisi del Rapporto molti sarebbero gli indicatori che meriterebbero commenti e approfondimenti. Qui voglio solo riportare i dati che interessano Ferrara scorrendo le classifiche rispetto ai vari temi.

Acqua potabile per uso domestico

Per quello che riguarda l’acqua potabile per uso domestico Ferrara consuma 144,7 litri/abitante/giorno, in una classifica dove, oltre a Milano che primeggia con ben 269,1 litri, non sono molte le città che superano la quota dei 200 litri (Brescia, Chieti, Monza, Pavia, Reggio Calabria). La maggior parte consuma quantità che si collocano tra i 100 e i 200 litri, con l’unica eccezione di Frosinone che di litri al giorno per abitante ne consuma solo 95,2.
Altro tema che riguarda l’acqua è la dispersione della rete idrica. Ferrara presenta una differenza tra acqua immessa e consumata per usi civili, industriali e agricoli del 38,8%, con Frosinone, tra le città italiane monitorate, che per questo indicatore mostra la peggiore performance (77,8%) e Pordenone che risulta invece la più virtuosa con solo l’11,3%.
La percentuale di popolazione residente servita da rete fognaria delle acque reflue urbane vede molte città, di ogni parte d’Italia, raggiungere il massimo, cioè il 100%. Solo Pistoia (55%) e Catania (56%) mostrano dati molto bassi e preoccupanti, mentre Ferrara si colloca nella parte alta dei valori con l’88% della popolazione servita. Folto è il gruppo delle città che superano quota 90% registrando valori prossimi al 100%; infine, ad eccezione di Reggio Emilia (83%), tutte le altre città della regione realizzano percentuali che si collocano nella fascia 95-99% di popolazione raggiunta dal servizio fognario.

Mobilità urbana

Altro tema scottante trattato dal rapporto è quello della mobilità. Iniziando dall’indicatore numero viaggi/abitante/anno sul trasporto pubblico Ferrara raggiunge il livello di 70, poco oltre la metà della classifica capeggiata da Milano con 468, se si esclude Venezia (705) che, ovviamente, rappresenta un caso atipico, solo altre 6 sono le città che superano quota 200 (Genova, 413; Roma, 328; Trieste; 310 e a seguire Bologna, Torino e Brescia).
La maggior parte, Ferrara compresa come detto, si colloca ampiamente sotto quota 100 (con Vibo Valentia 2 e Sondrio 3 fanalini di coda), a riprova della criticità della problematica mobilità in Italia. Altro indicatore monitorato è l’offerta di trasporto pubblico misurata come vetture-km/abitanti/anno. Anche in questo caso la città estense non figura tra le città virtuose, riportando un valore dell’indicatore di 19: dato alquanto scarso se confrontato con quello di Milano (88) e delle altre città della parte alta della lista (Venezia, Trieste, Roma). Bologna, la migliore in Emilia Romagna, ottiene un livello di 45, con Parma che segue a 40.

Sempre in tema di mobilità gli indicatori della superficie stradale pedonalizzata in m2/abitante e delle piste ciclabili, sia come metri equivalenti ogni 100 abitanti che come Km totali.
Nel primo dei parametri Ferrara, con 0,39 m2/abitante, occupa la prima parte della classifica dove Lucca distanzia tutte le altre città con 6,73 m2/abitante. Classifica chiusa da L’Aquila e Trapani con nessuna superficie pedonale precedute con un misero 0,01 m2/abitante da Reggio Calabria.
Sulle piste ciclabili ci si aspetterebbero dati di eccellenza dalla nostra città, è così è, ma solo in parte: nella classifica dei metri equivalenti Ferrara è undicesima riportando 20,48 metri di piste ogni 100 abitanti, e viene preceduta, in ambito regionale, da Reggio Emilia, prima con un dato più che doppio (44,37 metri/100 abitanti) e da Ravenna (26,63 metri/100), mentre in quella dei Km totali scala di un posto a fronte di 101,6 Km di piste, anche in questo caso preceduta da Reggio Emilia, sempre prima,  e da Modena (174), Bologna (156,4), Parma (138,4) e Ravenna (129,3), a riprova che la definizione di città delle biciclette non è una sua esclusiva.
L’ultimo indicatore che interessa la mobilità è quello delle auto circolanti ogni 100 abitanti. Le città italiane si distribuiscono in un intervallo che va da 78, Frosinone, a 43 per Venezia, quindi una forbice non troppo ampia. A Ferrara circolavano, nel 2019, 65 auto/100 abitanti, un dato intermedio, condiviso da molte altre città: infatti nella fascia 70/60 figurano ben 65 centri urbani.

Verde pubblico

Per quanto riguarda l’indicatore verde urbano pubblico Ferrara non sfigura, anche se non tanto in termini di valori assoluti: si colloca infatti attorno al 30° posto (20 alberi/100 ab) della classifica che vede Cuneo primeggiare con 203, seguita da Modena con 114 alberi/100 abitanti.
Per l’indicatore m2/abitante di verde fruibile in area urbana la classifica è migliore (17° posto per un valore di 60 m2/abitante), ma sono Matera (997,2), Trento (406,2) e Rieti (333,6) che presentano spazi di verde urbano difficilmente raggiungibili. Tra le città emiliano romagnole solo Parma fa meglio di Ferrara per quest’ultimo parametro, mentre per il precedente tutte, esclusa Piacenza, ottengono migliori performance.

Serve una cabina di regia

A conclusione di questo lungo elenco di dati e numeri alcune riflessioni sul significato dei risultati scaturiti dal Rapporto Ecosistema urbano 2020.
La media del punteggio dei capoluoghi quest’anno si è abbassata al (53,05%), mentre era 53,51% lo scorso anno e “quota 100” non è stata raggiunta da nessuna città e nessun capoluogo supera gli 80 punti, a differenza della passata edizione in cui ci riuscirono Trento e Mantova.
“E’ necessario – afferma Mirko Laurenti, responsabile del Rapporto – dare un contributo alla riflessione globale sul futuro delle città, partendo dalle esperienze positive, da chi è riuscito negli anni a realizzare significative azioni e cambiamenti in chiave green”. L’impegno è notevole perché gli indici del Rapporto raccontano in sintesi di un Italia che si muove a singhiozzo tra le solite emergenze, con qualche luce e molte ombre. Dare allora continuità agli interventi, anche copiando dalle altre città europee. E poi far sì che il Governo istituisca finalmente una cabina di regia per le città, sostenendo e spingendo i sindaci affinché imbocchino con decisione la strada della sostenibilità, dando gambe a quei progetti che rappresentano l’unica via per un futuro più sostenibile, condiviso, salubre.

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