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Gioco d’azzardo. Corsini: “Ma quale proroga o colpo di spugna, Sale Bingo e Videolottery avranno sei mesi di tempo per spostarsi. Non fare confusione con le scadenze alle concessioni fissate dai Monopoli di Stato”

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Da: Regione Emilia Romagna

L’assessore regionale al Commercio torna sulla legge regionale: “Non si può fare confusione tra gli apparecchi per il gioco d’azzardo collocati in locali quali bar e simili, per i quali i contratti tra esercenti e concessionari di rete hanno scadenza fissata dai Monopoli di Stato al 2022, e l’impegno della Regione per le Sale Bingo e scommesse. Contrastiamo da tempo le ludopatie con oltre 7,4 milioni per la cura e la prevenzione e il fondo raddoppiato per gli esercizi commerciali che aderiscono al marchio ‘Slot free ER'”

Bologna – “C’è un limite alla campagna elettorale permanente: quello della verità. Singolare anche che chi parla di ‘colpo di spugna’ appartenga ad un movimento politico che sta facendo passare in Parlamento condoni e sanatorie. Sul tema gioco d’azzardo, la questione è molto chiara: non solo non abbiamo concesso proroghe a nessuno, ma dal primo momento in cui abbiamo approvato i divieti per contrastare il gioco d’azzardo e la ludopatia non è più stato possibile aprire nuove Sale bingo e Sale scommesse, né installare nuove macchinette negli esercizi pubblici entro i 500 metri da scuole, ospedali o centri di aggregazione giovanile”.
L’assessore regionale al Commercio, Andrea Corsini, tiene il punto sulla legge regionale sul gioco d’azzardo, dopo la polemica dei giorni scorsi innescata dal Movimento 5stelle. Anche per fare chiarezza sulla sua applicazione.

“Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, con convinzione e determinazione. Perché non si può fare confusione tra la scadenza delle concessioni fissata al 2022 dai Monopoli di Stato, come ho già detto, e l’impegno della Regione per le Sale Bingo e scommesse. Devo spiegare ancora una volta, a chi fa polemica, che la Regione non può intervenire su competenze in capo allo Stato, come le concessioni in essere che scadono appunto nel 2022? Ed è chiaro, invece, che la Regione è intervenuta, e interviene, in modo deciso su Sale Bingo e scommesse che, non appena i Comuni avranno portato a termine la mappatura dei luoghi sensibili sul territorio, a cui stanno lavorando, tutte le Sale Bingo e Videolottery, avranno l’obbligo, entro sei mesi dalla notifica, di spostare la propria sede di attività o eliminare le slot machine”.

“Lo voglio ribadire ancora una volta- ha aggiunto Corsini- la Regione Emilia-Romagna è contro il gioco d’azzardo, e non a parole. Ed è sempre stata molto molto attenta a disinnescare e combattere i fenomeni di dipendenza dal gioco patologico. È una questione che abbiamo affrontato – ha precisato – sia dal punto di vista sanitario con investimenti di oltre 7, 4 milioni di euro per la cura e la prevenzione delle dipendenze assegnati dal Fondo per il gioco d’azzardo patologico 2018-2019, sia con incentivi agli esercizi commerciali che aderiscono al marchio ‘Slot free ER’ raddoppiando quest’anno i contributi che sono passati a 300mila euro e che hanno permesso di approvare 30 progetti da Piacenza a Rimini”.

L’impegno dell’Emilia-Romagna contro le ludopatie: prevenzione, cura e assistenza

La Regione ha destinato, dal Fondo per il gioco d’azzardo patologico per gli anni 2018-2019, più di 7,4 milioni di euro (3 milioni e 700mila per ciascuna delle due annualità) per attività e progetti di prevenzione – rivolta a tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna e fatta insieme ai Comuni all’interno dei Piani di zona – cura e assistenza delle persone affette da ludopatia.

Un problema che è esploso negli ultimi anni: nel 2017 sono state infatti 1521 le persone con problemi di dipendenza da gioco patologico prese in carico dai servizi competenti delle Aziende sanitarie della Regione, oltre il triplo di quelle assistite nel 2010 (512).

A questi utenti vanno poi aggiunti coloro che si rivolgono direttamente ai gruppi di auto-mutuo-aiuto dei ‘Giocatori anonimi’ e i familiari che frequentano i gruppi ‘Gamanon’, associazioni con le quali la Regione ha sottoscritto un protocollo di collaborazione.

Ancora prima, nel 2016, inoltre, la Giunta aveva messo a punto il nuovo “Programma regionale Dipendenze patologiche”, per la prevenzione, la cura e il contrasto a tutte le dipendenze: da sostanze legali, quindi alcol e tabacco, illegali (oppiacei, cocaina, cannabis), e dipendenze senza sostanze (gioco d’azzardo patologico). Uno strumento che, oltre a confermare le azioni già adottate per la prevenzione, il trattamento delle persone con dipendenza, la riduzione dei rischi correlati all’uso e la riduzione del danno, mette in campo percorsi differenziati per popolazione e tipo di dipendenza, promuovendo il lavoro di rete tra le istituzioni e il territorio, che nel tempo è stato rafforzato e diversificato, con l’obiettivo di dare risposte sempre più precise e centrate ai bisogni delle persone.

Gli esercizi ‘Slot free ER’

La Regione ha raddoppiato quest’anno i fondi per premiare gli esercenti ‘virtuosi’ e responsabili che hanno deciso di dire no alle slot. Dai 150mila euro del 2017 si è passati ai 300mila euro stanziati dalla Giunta regionale nel 2018.

Fondi che hanno permesso di far partire 30 progetti presentati da Comuni e Unioni dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo di contrastare i fenomeni di dipendenza dal gioco d’azzardo e ridurre l’impatto e le ricadute sulla collettività in termini di costi, sicurezza e legalità.

A ‘Slot free ER’ possono aderire– tramite i Comuni cui la Regione ha delegato il rilascio del marchio – le attività commerciali (nella quali il gioco non è l’attività principale) che non ospitano apparecchi da gioco per vincite in denaro (slot/awp). Quindi, nello specifico, attività che non hanno mai avviato le procedure per installare apparecchi da gioco che consentono vincite in denaro, oppure attività già in possesso dell’autorizzazione, ma che scelgono di non attivare la procedura di collegamento telematico attraverso AAMS (Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) e, di conseguenza, di non installare apparecchi da gioco. Ancora, attività che abbiano disinstallato gli apparecchi o che non ospitino al proprio interno i cosiddetti ‘totem telematici’ per il collegamento ai siti internet di gioco che permettono vincite in denaro.

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