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le bonifiche del ‘400 preludio
al trionfo dell’agricoltura

Gli Estensi e il territorio:
le bonifiche del ‘400 preludio
al trionfo dell’agricoltura

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AMMINISTRAZIONE DEGLI ESTENSI A FERRARA/1

A partire dall’epoca di Leonello (1441-1450) e Borso d’Este (1450-1471), la spaventosa contingenza demografica ed economica che attanagliava l’intero Ducato di Ferrara cominciò a segnare un’inversione di tendenza. Ma già dal dominio di Nicolò III (1402-1441), gli Estensi, mediante la concessione gratuita di zone incolte e paludose a importanti famiglie (loro fedeli) di area locale, avevano dato l’avvio alle bonifiche e alla valorizzazione del territorio ferrarese. Con le famiglie insediate nelle possessioni, gli Estensi mantennero rapporti consuetudinari, salvo il fatto che questi coloni da loro direttamente nominati godevano di vari privilegi fiscali. Lo stesso Borso promulgò nel 1456 gli Statuti, pubblicati a stampa vent’anni dopo, che regolavano le caratteristiche del rapporto fra i coloni e i proprietari.
Nella seconda metà del Cinquecento, le campagne si presentavano ben ripopolate e la città, sotto la reggenza di Alfonso II, registrò una invidiabile espansione demografica che portò al numero di 30.000 circa gli abitanti. Tuttavia, a fine secolo, una tremenda carestia mise a nudo la fragilità di quell’agricoltura premoderna di fronte alle avversità climatiche. Comunque, la congiuntura “positiva” era ormai innescata e la crescita della domanda provocata dall’incremento demografico suscitava molteplici opportunità di arricchimento, con il conseguente aumento dei prezzi dei terreni agricoli.
«I documenti del tempo, e in particolare gli atti dei notai ferraresi documentano assai bene l’emergere di un nuovo ceto di uomini d’affari che investono nella terra i loro capitali e di imprenditori, talvolta dalle umili origini, che assumono la conduzione in affitto di possessioni e di castalderie del patriziato cittadino o dei maggiori enti ecclesiastici […]. Un ceto di affittuari, composto da fattori arricchiti, da mercanti cittadini, da commercianti di grano e di seta, da pescatori e usurai, da appaltatori d’imposte pubbliche, si lancia sulla terra per ricavare profitto dalla vendita dei suoi prodotti […]. Con gli inizi del secolo XVII in effetti è tutta la società rurale ferrarese ad avere cambiato fisionomia. La partenza degli Estensi per Modena non farà che rimarcare che la ricchezza di Ferrara risiede ormai quasi esclusivamente nelle sue fertili campagne»*.

*F. Cazzola, “L’agricoltura nel XIV-XVI secolo”, in F. Bocchi (a cura di), La storia di Ferrara, Poligrafici Editoriale, Bologna 1995, pp. 126-8.

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