Home > ACCORDI - il brano della settimana > Gli istanti nel cassetto
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Keep Talking (Pink Floyd, 1994)

Ripenso agli amici della mia infanzia, a quegli anni indimenticabili che vorrei tanto aver dimenticato. Rivedo le facce di allora, il quartiere com’era e tutti quelli che non ci sono più.
Rivivo tutto ogni volta che resto solo coi miei ricordi. I pensieri vanno e vengono lasciando tracce dolorose, solchi che il presente non riesce a riempire.
Possibile che sia tutto irrimediabilmente andato? Che il moto perpetuo del tempo l’abbia dissolto nel nulla? Un nulla confinato in quell’alone impalpabile chiamato memoria?
La memoria, appunto, che ugualmente infiamma e lenisce. Che confonde gioia e angoscia trasformandole in malinconia.

Così distrattamente apro un cassetto del comodino e prendo un mazzo di foto tenute insieme da un elastico. L’elastico si sbriciola tra le dita, restano le foto. Le guardo una ad una e lentamente sale un nodo in gola. Sarà l’età, sarà quella debolezza di cui non ho più vergogna.
Mi adagio sul letto e m’abbandono al pianto. Un pianto silenzioso, liberatorio, e tra le lacrime un sorriso. Sorrido e piango nel vedere tanti sorrisi fissati per sempre, rubati al tempo, imprigionati in qualche grammo di carta. Ma mi bastano.
Bastano quelle immagini, quei volti tornati dal passato, per accendere l’illusione che forse una strada del ritorno esiste. Da qualche parte, non so.
Perché la vita non può essere solo nell’attimo che fugge, la vita è troppo grande per essere intrappolata nel tempo presente. C’è di più, ne sono convinto.

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