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L’altro giorno, quando ho saputo del suo ricovero, un po’ me lo sentivo che forse, questa volta, il tostissimo Muhammad Ali ci avrebbe lasciati.
Non ho mai capito una cippa di boxe.
Per me quella roba è Tyson che mangia le orecchie, Foreman vecchio e grasso che torna sul ring, la vocina di Nino Benvenuti, Rino Tommasi su Tele+ e Rocky Balboa che si imbratta la felpa di uovo crudo.
Insomma, non è esattamente la mia tazza di tè.
Se cerco di capire qualcosa in più sul “phantom punch” di Muhammad leggo “colpo alla tempia” e mi viene un brivido che mi fa stare male.
Ma Muhammad Ali ha trasceso tutto questo e, da quando ho avuto l’età per capire le cose, ho capito subito che l’ex Cassius Clay giocava in un campionato tutto suo.
Un campionato che, per come la vedo io, è lo stesso in cui giocavano rivoluzionari – più o meno politicizzati – come Elvis, Lester Bangs, Nikola Tesla, Gene Roddenberry, e soprattutto, Tommie Smith e John Carlos con il loro pugno per aria sul podio olimpico insieme a Peter Norman.
Ci tengo davvero a includere il ‘bianco’ Peter Norman.
Non solo perché fu lui a suggerire ai due americani di dividersi l’unico paio di guanti neri.
Ci tengo perché in un giorno come questo è giusto ricordare che il bianchiccio Norman pagò per tutta la vita il suo appoggio alla causa di quei due ragazzi neri giustamente incazzati.
Il signor Ali sarebbe sicuramente dalla mia perché le cose che ha subito Peter Norman sono le stesse cose che ha subito il signor Ali.
Roba che purtroppo succede ancora ed è lì a dimostrarci quanto la razza umana sia idiota a 360°.

Brano: Freedom di Richie Havens

Brano: Freedom di Richie Havens

Come dicevo prima, sono uno che si impressiona un po’ a vedere i pugni che volano.
Mi giro quasi dall’altra parte.
Ma tutte le volte che ho visto qualche filmato degli incontri di Ali NON MI SONO MAI GIRATO.
Resto lì, ipnotizzato quasi come con il filmato degli Stooges al Cincinnati Pop Festival.
Quella roba ha davvero trasceso la boxe come Iggy ha trasceso la danza e il punk rock e come Bruce Lee ha trasceso i film di Kung Fu.
Sarà anche un punto di vista semplicistico, ma secondo me è solo arte a cui non so dare un nome.

E oltre a questa bellissima arte ci sono stati dei momenti in cui bisognava sporcarsi le mani per davvero.
Muhammad Ali le mani se le è sporcate di brutto e gli dobbiamo tutti un gigantesco grazie.
Quindi addio a questo vecchio ballerino, proto-rapper e sì, anche pugile.
Chiuderei con delle parole che ancora adesso suonano e rombano come un’avanguardia.

“La mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o a qualche altra persona con la pelle più scura, o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America. E sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato ‘negro’, non mi hanno mai linciato, non mi hanno mai attaccato con i cani, non mi hanno mai privato della mia nazionalità, stuprato o ucciso mia madre e mio padre. Sparargli per cosa? Come posso sparare a quelle povere persone? Allora portatemi in galera”.

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

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