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Govoni: pronti ad accorparci, salvaguardando però le specificità territoriali e avendo ben presente le esigenze delle imprese

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da: ufficio stampa Cciaa di Ferrara

Il governo Renzi, intanto, ha lasciato nella legge di stabilità la prescrizione che le Camere di commercio eroghino 70 milioni all’anno ai Confidi per il sostegno del credito alle imprese, ha affidato loro la gestione del marchio identificativo dell’oro da oreficeria e, nel decreto competitività, ha consegnato alle Camere di commercio “il presidio dell’agroalimentare made in Italy”

Per economicità, efficienza ed efficacia dell’azione, oltre che per la percezione di cui gode tra Istituzioni, operatori e imprese, la Camera di commercio di Ferrara potrebbe e dovrebbe tranquillamente stare da sola. Ma è pronta, in ogni caso, ad avviare processi di aggregazione con altre Camere di commercio a fronte del rischio concreto di ridurre il Sistema camerale a 20 Camere regionali quando, invece, la vicinanza alle imprese sui territori richiede una rete ben più articolata. E’ questa, in sintesi, la posizione espressa, all’unanimità, da tutte le associazioni di categoria convocate ieri pomeriggio (31 luglio) dal presidente, Paolo Govoni, con l’obiettivo di proseguire con forza sulla via tracciata, in questi anni, proprio dall’Ente ferrarese tesa all’adozione di politiche di promozione economica incisive ed integrate, salvaguardando le specificità territoriali e avendo ben presente le esigenze delle imprese.

“La Camera di Ferrara – ha sottolineato Govoni a margine dell’incontro – ha accettato la sfida del cambiamento ed avviato, insieme alle associazioni economiche, che ringrazio per l’alto senso di responsabilità, una riorganizzazione forte ed impegnativa, nonostante tutti gli indicatori di quantità, qualità ed il rispetto dei costi standard ci dicano che potremmo tranquillamente fare da soli. Anche per questo, siamo orgogliosi che una realtà importante come la Camera di commercio di Ravenna immagini di aggregarsi con Ferrara. Così come esprimiamo grande soddisfazione per le numerose proposte di incontro che ci provengono, in queste ore, da altre Camere della Regione. Ora però – ha proseguito il numero uno dell’Ente di Largo Castello – il Governo ci sostenga in questo sforzo. Tagliare, infatti, i diritti camerali (un risparmio medio per singola impresa di 5,2 euro al mese a fronte di 400 milioni di investimenti in meno per l’economia dei territori) prima di aver compiuto la riforma è un’assurdità, sebbene la decisione del Parlamento di accogliere la nostra richiesta di spalmare in tre anni i tagli ci dia un po’ di tempo per portare avanti quel percorso di riforma che renda ancora più efficace ed efficiente l’azione delle Camere. Sarebbe difficile ad esempio – ha concluso Govoni – procedere ad una riorganizzazione senza poter contare sul registro informatico delle imprese che le Camere di commercio hanno creato, che è già completamente digitalizzato ed è invidiato da tutta l’Europa”.

Del resto, il Governo Renzi ha lasciato nella legge di stabilità la prescrizione che le Camere di commercio eroghino 70 milioni all’anno, tra il 2014 e il 2016, ai Confidi per il sostegno del credito alle imprese. Mercoledì 23 luglio, il governo ha pensato di affidare alle Camere la gestione del marchio identificativo dell’oro da oreficeria; e, nel decreto competitività, ha consegnato alle Camere di commercio “il presidio dell’agroalimentare made in Italy”. Ma allora le Camere di commercio servono?

Semplificazione: tagli a Camere di commercio peseranno sulle imprese
(Lo studio della CGIA di Mestre)

Tutti “i numeri” sulle attività del Sistema camerale
Un risparmio medio per singola impresa di 5,2 euro al mese a fronte di 400 milioni di investimenti in meno per l’economia dei territori sulle voci export, credito, turismo, innovazione, formazione. Questi – secondo un recente studio della CGIA di Mestre – gli effetti più evidenti del taglio al diritto annuale dovuto dalle aziende alle Camere di Commercio, per la tenuta del Registro delle imprese, contenuto nel “DL P.A.”. A questi effetti, vanno aggiunti gli oltre 2.500 posti di lavoro a rischio nell’ambito del sistema camerale e il possibile aggravio, per le casse dello Stato, di 167 milioni di euro per riassorbimento di personale (89), copertura degli oneri previdenziali attualmente versati dalle Camere di commercio della Sicilia (22) e minori versamenti, imposte e tasse (46).
Secondo l’indagine – condotta analizzando i bilanci di tutte le Camere di commercio italiane – gli enti camerali hanno svolto in questi anni di crisi la funzione di vero e proprio “salvagente” nei confronti delle piccole e medie imprese, anzitutto attraverso l’erogazione, nei confronti dei Confidi, dei fondi atti ad aumentare la disponibilità dei plafond a disposizione per il finanziamento dell’economia reale. Solo nel 2012 le Camere di Commercio hanno erogato 81,6 milioni di euro a sostegno del credito, senza contare che la legge di stabilità per il 2014 le impegna a versare 70 milioni al sistema dei Confidi.
Quanto all’efficienza del sistema camerale, l’indagine evidenzia come nel decennio 2003-2012 la variazione del personale delle Camere di Commercio in Italia sia stata del -11,9% (7.542 dipendenti al 2012), a fronte di una variazione complessiva della Pubblica amministrazione del -6,9%. Lo studio ricorda, inoltre, come nel variegato mondo del servizio pubblico le Camere di commercio possano vantare un indice di gradimento che supera l’80% espresso dalle aziende con meno di 50 dipendenti e, addirittura, il 90% per quelle che hanno un numero maggiore di addetti, come risulta da un’indagine ISPO recentemente commissionata dall’Istituto Tagliacarne.
Ricordando che l’incidenza del Sistema camerale sulla spesa pubblica nazionale rappresenta lo 0,2%, pari a 1,8 dei 715 miliardi di spesa pubblica primaria – la cui voce preponderante riguarda gli Enti previdenziali col 43,7% (le Province incidevano l’1,4%, le Regioni il 4,5%, le Amministrazioni centrali il 24,1%) – l’indagine evidenzia come le Camere di commercio siano gli enti pubblici con il più elevato livello di autofinanziamento.
Per ogni 100 euro di proventi correnti, 81 derivano da risorse proprie (diritto annuale, diritti di segreteria, proventi dalla gestione di beni e servizi) e solo 19 da risorse esterne come, ad esempio, i contributi Ue. Proprio per la partecipazione ai finanziamenti Ue e al processo di formazione del diritto europeo esistono i Consorzi Enterprise Europe Network.
Le risorse versate dalle imprese contribuiscono ad alimentare la dotazione del Fondo di perequazione delle Camere di commercio che nel 2012 era di 39,4 milioni di euro. Il fondo garantisce l’equilibrio economico alle Camere con un ridotto numero di imprese, evitando così diseconomie di scala, e contribuisce al finanziamento di progetti camerali e linee progettuali contenute nell’accordo Ministero dello Sviluppo Economico-Unioncamere.

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