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Grecia e Germania, riflessi di crisi. Quando erano i tedeschi a pagare i debiti

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Grecia e Germania a confronto, ma stavolta poste entrambe sullo stesso fronte: quello del debito. E’ più di una provocazione intellettuale quella di Unifestival, che ha analizzato il comportamento dello Stato tedesco dopo la prima e la seconda guerra mondiale, per scovare punti di analogia e di contrasto con la situazione di grande tensione scontata nei mesi scorsi in Europa a causa della crisi finanziaria greca. Uno sforzo, sorretto da rigore accademico, diretto alla comprensione di dinamiche e peculiarità di eventi che si configurano come ricorrenze storiche.
Due specifici ma interconnessi spazi di approfondimento sono stati riservati al tema, nell’ambito di InsolvenzFest, appendice del programma principale di eventi organizzati dall’Università di Ferrara nel week end appena trascorso.

Salvatore Bragantini e Dimitri Deliolanes

Salvatore Bragantini e Dimitri Deliolanes

Nel primo evento, La storia dei debiti della Germania”, il docente di Unife Alessandro Somma e Edmondo Mostacci dell’Università Bocconi di Milano, hanno parlati della Germania come di un caso esemplare. La storia – quella dei debiti tedeschi – risale soprattutto alla fine della prima guerra mondiale, quando i tedeschi, martoriata dal conflitto, si trovarono a dover pagare i salatissimi danni di guerra secondo gli accordi stipulati nel Trattato di Versailles. La storia successiva, ripercorsa nel dettaglio da Mostacci e Somma, è nota a tutti: difficoltà nei pagamenti e occupazione della Ruhr, grande inflazione, ingresso in scena degli Stati Uniti con il piano Young, crisi del ’29, avvento di Hitler e seconda guerra mondiale. Si arriva così agli Accordi di Londra del ’53 e a quei famosi tagli al debito che – spiega Somma – “sono tornati molto di moda recentemente, rivendicati fortemente dal popolo greco. Nella cornice dell’aspro conflitto dell’epoca, tra socialismo e capitalismo (che appariva il vero sistema di ridistribuzione delle ricchezze nell’Occidente), gli accordi post-bellici furono condizionati di contrastanti timori di ritrovare una Germania riunificata e dall’economia incontrastabile o al contrari di  scontare le ondate di risentimenti neo-estremisti in caso di separazione, come avvenne e come di norma avviene in queste situazioni, anche ai giorni nostri. Oggi la Germania unificata è nell’alveo dell’Europa unita – ha continuato Somma – il Paese con il debito pubblico più alto di tutto il continente”.

“Il problema del debito – ammette Mostacci – è che nei primi anni 2000 molti finanziamenti privati partivano dai Paesi centrali della zona euro, creando quindi debiti ‘privati’ che di fatto hanno finito per intaccare altri Paesi, i quali sono divenuti strettamente dipendenti dai Paesi creditori”.
In conclusione, Mostacci ha ricordato l’importanza del passaggio di denaro “intra-tedesco” tra Germania e Spagna (società tedesche in Spagna acquisivano denaro proveniente dalla Germania) per analizzare la situazione economica europea odierna: “il problema del credito sarebbe quindi tedesco poiché con lo scoppio della crisi del 2008 la Germania smise di immettere denaro in Spagna provocando una bolla che ha costretto gli spagnoli a chiedere finanziamenti dalla Bce. Ma a questo punto è accaduto che, se inizialmente il rischio era tra i Paesi, oggi è tra Paesi e Bce, arricchendo così di fatto la zona centrale dell’Ue e addossando gli indebitamente agli stessi cittadini, i quali decidono di indebitarsi ulteriormente approfittando del basso tasso d’interesse”. Alla luce di ciò, la tempistica sulla tolleranza di questo disquilibrio macroeconomico venutosi a creare è di un triennio, “la Germania – ha concluso il professor Somma – è in queste condizioni da oltre otto anni”.

La panoramica della Germania odierna appare quindi tutt’altro che solida e priva di problematiche economiche. Il tema dei debiti sta quindi alla base dello scontro che da mesi si protrae tra Germania e Grecia. A parlarne, nell’evento successivo, sono stati Salvatore Bragantini, noto economista del “Corriere della Sera”, e Dimitri Deliolanes, giornalista greco collaboratore per varie testate sia cartacee che televisive.
Nell’introduzione del dibattito, Bragantini ha puntualizzato come dopo il crollo del Muro e la fine dello spauracchio del socialismo contro il quale i tedeschi risultavano in un certo senso cane da guardia, e soprattutto in questi anni di crisi la tendenza è stata quella di individuare ingiustamente nei tedeschi i cattivi della situazione. Di diverso avviso Deliolanes che definisce sì la Germania “leader nel bene e nel male” ma ricorda anche che a luglio “mentre la Grecia non riusciva più a trattenere i suoi capitali, il consiglio che veniva dato dalla Germania era quello di uscire dall’Europa, a conferma di una linea tedesca invasiva e vendicativa, atta solo ad agire per punire”.
Un punto di vista comune è sulle potenzialità che l’Europa non riesce a sfruttare: “Ciò che manca all’Europa è una linea adeguata a dare forza a se stessa rendendola una reale potenza mondiale” ha affermato Bragantini, il quale ha introdotto anche il problema della grande crisi della sinistra in tutta Europa e soprattutto in Germania, dove “l’Spd risulta ormai non pervenuto”.
A fare un po’ il punto della situazione greca è poi stato Deliolanes, specificando come “il primo governo Tsipras non abbia mai contemplato un piano B” e quanto il premier greco si sia dovuto impegnare contro una “perennemente impunita borghesia greca oligarchica, figlia del secondo dopoguerra e rea del peggior collaborazionismo criminale, dai profondi legami consociativi con i partiti che nell’alternanza politica si sono avvicendati al governo della Grecia, una elite padrona inoltre dei mezzi d’informazione principale del Paese”.
“Quello che in Italia è stato travisato – ha continuato il giornalista greco – è il referendum del luglio scorso: il messaggio lanciato dal popolo greco fu un ‘no’ deciso, che significava un’avversione alla politica dura dell’Eurozona basata sull’austerità e non, al contrario, la volontà di uscire dall’Europa. Tsipras non è poi riuscito a ottenere ciò che voleva nelle contrattazioni seguenti, fallendo di fatto nel suo obiettivo, ma il messaggio che i greci hanno recepito – ha concluso Deliolanes – è che comunque il premier ha combattuto la sua battaglia e ci ha provato, fattore che come abbiamo visto gli ha permesso di venire rieletto domenica scorsa.”

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