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fioreUn uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera. Mahatma Gandhi

Una fotografia che ha fatto il giro del mondo, che tutti guardiamo con interesse e tenerezza, commuovendoci di fronte a tanta umanità. Un’umanità che dovrebbe essere la regola e che invece pare proprio un’eccezione, in un mondo che guarda dall’altra parte e non certo oltre.

L’immagine, scattata il 17 Ottobre 2015, è comparsa sulla testata thetoc.gr (The Times of Change, vedi anche) ed è del fotografo Lefteris Partsalis.

Si tratta di tre donne anziane (le tradizionali “yiayias”, nonne) dell’isola di Lesbo, una delle quali porge un caldo e nutriente biberon a un piccolo siriano. La tenera signora è Emilia Kamvisi, la si vuole candidare al Premio Nobel per la Pace, anche se lei, intervistata, dice “”Che cosa ho fatto? Non ho fatto niente”… Dalla saggezza dei suoi capelli grigi e dei suoi 85 anni, non comprende come possa essere nominata a rappresentare un simbolo di solidarietà e umanità, in una pure così grave crisi dei rifugiati, quando per lei quello è un gesto normale di attenzione, cura, affetto, amore e compassione. Che fare di diverso, poi, con un piccolo tanto indifeso …

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Lesbo, Lefteris Partsalis, Emilia

Se resta pur vero che Emilia potrebbe simbolicamente rappresentare il coraggio e l’umanità dei greci nel dramma dei rifugiati siriani, la difesa dei valori di pace, libertà e solidarietà (con lei è stato nominato anche un pescatore, Stratis Valiamos, che ha salvato un’infinità di migranti che stavano annegando in mare aperto), cosa che non mettiamo in dubbio, sia Emilia che Stratis continuano a dire che per loro questa è ed era la cosa normale da fare. Se si vede una barca che affonda o qualcuno che grida aiuto, non si può fingere di non sentire. Questa è l’essenza fondamentale dell’uomo. Dovrebbe essere la sua natura.

Emilia non sa quasi sicuramente dove è la Siria, come erano e sono diventate Damasco o Aleppo, cosa succede laggiù, ignora dove quel fagottino sia nato, dove potrà imparare a camminare, a parlare e crescere, ma è sbarcato lì, su quell’isola, e lei sente semplicemente che lo deve accudire, riparare. E’ un essere indifeso costretto a fuggire da qualcosa di terribile che per fortuna lei non conosce. Forse dovremo tutti impegnarci un po’ di più “a non fare niente di particolare”, come dice lei. Resta il fatto che siamo diventati un’umanità che si stupisce di gesti che sono l’essenza stessa dell’Uomo. Alquanto perplessa, e triste.

Immagine in evidenza, Lesbos, Greece on October 17, 2015 / Λέσβος, 17 Οκτωβρίου 2015, Lefteris Partsalis

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