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‘Tradimenti’ e inganni, minuscolo prezioso gioiello di Harold Pinter

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STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“Tradimenti” di Harold Pinter, regia di Valerio Binasco, Teatro Comunale di Ferrara, 11 e 12 dicembre 2001

Impennata della stagione di prosa 2001/2002 del Teatro Comunale con “Tradimenti”, del drammaturgo inglese Harold Pinter. Maggior esponente britannico del “teatro dell’assurdo” (Beckett, il maggiore in assoluto, era irlandese di nascita e francese d’adozione), Pinter è il geniale autore di capolavori come “Il guardiano” (1961), “Il compleanno” (1958), “Il calapranzi” (1960), “Terra di nessuno” (1975). Le sue opere sono sature di inquietante simbolismo e pervase dal senso misterioso di minaccia incombente, del grottesco, dell’antipsicologismo. Pinter è anche autore di numerose sceneggiature per il cinema, fra le quali ad esempio “La donna del tenente francese” (1981).
Se nell’ambito del teatro dell’assurdo Beckett può essere considerato come il genio naturale, Ionesco come il maestro consapevole e Genet come il poeta maledetto, Pinter ne rappresenta di certo il teorico più lucido, il drammaturgo che ne ha amplificato le potenzialità connettendolo agli altri generi teatrali. E con “Tradimenti” egli riesce ad ingannare gli spettatori e i lettori (e talvolta i critici) due volte: la prima proponendo una commedia all’incontrario, capovolta, e la seconda destabilizzando la tradizionale convenzione dell’intreccio nascondendo la trama. Ma il fatto è che la trama consiste proprio in tale occultamento, altrimenti come potrebbe l’autore camuffare un discorso sulla memoria con un adulterio? Poiché “Tradimenti” (1978) racconta all’apparenza la storia di un adulterio, rappresentata a ritroso, dal suo epilogo al momento in cui è iniziata. Ma in realtà si tratta di una sorta di “dramma della memoria”, riguardo al quale ebbe a dire lo stesso autore in una rara intervista rilasciata diversi anni fa a New York: «È solo il trucco della memoria. La memoria è così. Comincia tutto dall’ultimo istante, si riavvolge all’indietro. Mettendo tutto alla rovescia, in “Tradimenti”, io ho preso la memoria alla lettera, la memoria senza la logica, che è una macchina stupida, come tutte le macchine».
È come assistere all’esposizione delle molteplici sfaccettature di un minuscolo ma prezioso gioiello, allo scaricarsi di un perfetto meccanismo a orologeria che, come appunto nel dramma-commedia di Pinter, si riavvolge dalla tensione finale allo stato di quiete iniziale. E dove il percorso si rivela sovente sarcastico e talvolta cinico, dove la “tragedia” è sempre latente, sfogandosi appena nei silenzi, nelle sfumature, negli atteggiamenti ambigui, nei dialoghi asciutti e telegrafici che nulla concedono al rischio del patetismo. La regia è di Valerio Binasco, per l’interpretazione dello stesso Binasco con Iaia Forte e Tommaso Ragno.

Foto di Gianluca Ghinolfi

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