24 Giugno 2020

I DIALOGHI DELLA VAGINA
A DUE PIAZZE – L’amore è qui… o altrove

Riccarda Dalbuoni

Tempo di lettura: 3 minuti

In A due piazze, Nickname si abbandona a un attimo di cinismo e alla fantasia, poi torna in sé e Riccarda lo esorta a vedere a che punto sia il processo di disvelamento iniziato.

N: Quando il cinismo della realtà prende il sopravvento su di me, torno alla convinzione che ti innamori del dirimpettaio se non hai alternative, tipo se sei tua nonna che non ha mai visto altro che il suo paese, oppure durante una quarantena mondiale che ti inchioda nell’area geografica dei 200 metri quadri attorno a casa tua. Se tu potessi viaggiare e vedere posti e persone, ti innamoreresti di un indigeno della Nuova Zelanda, di una biologa siberiana, di un ricercatore di pinguini in Patagonia, di una saltatrice in alto cubana, di un giornalista di guerra curdo in Siria,e tutti potrebbero essere l’uomo o la donna della tua vita.
Poi rifletto su questa botta di cinismo e mi accorgo che è il contrario della realtà, è pura fantasia. Anche se potessi vedere tutti questi posti in una vita, non riusciresti mai a violare la superficialità dell’attrazione fino a penetrare dentro ognuna di queste, ipoteticamente, infinite alternative umane. Dovresti fermarti da qualche parte, prima o poi.

R: Ci sono stati momenti in cui ho sperimentato una cosa e anche il suo contrario nel giro di poco: la persona diversissima da me (quella che poi ti chiedi ma come ho fatto), ma anche la copia di me, il mio specchio (e anche in quel caso ti chiedi ma come ho fatto), opposti estremismi che non hanno mai avuto un gran successo, né durata. Sembrava tutto casuale, ma ho scoperto che non lo era: un mio disegno di fondo mi stava portando da qualche parte, proprio attraverso quelle infinite alternative umane di cui parli. Ma dimmi di te, che tanto la saltatrice in alto cubana non l’avrai conosciuta, dove ti sei fermato?

N: Mi sono fermato alla parte di me che avevo sepolto, e che sta riemergendo con fatica, a tentoni, tra sprazzi di luce e tuffi nel buio.

R: Altroché viaggio in Nuova Zelanda o in Patagonia, il disseppellimento di una parte di te, la vedo come una fatica che non so cosa ti farà vedere. Ma tu sei un incassatore, potresti scoprire ogni cosa e poi lasciarla lì, in attesa del momento buono o di nuova sepoltura.

E voi come vi siete comportati con le “infinite alternative umane” che la vita vi ha proposto? Dove vi siete fermati?

Potete scrivere a parliamone.rddv@gmail.com

In copertina: elaborazione grafica di Carlo Tassi



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L’autore

Riccarda Dalbuoni

È addetto stampa del Comune di Occhiobello, laureata in Lettere classiche e in scienze della comunicazione all’Università di Ferrara, mamma di Elena.
Riccarda Dalbuoni

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