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Da “Un adulterio” di Edoardo Albinati, la magia di una passione irripetibile

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Da “Un adulterio” di Edoardo Albinati, la magia di una passione irripetibile

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Darsi tutto in due giorni, non risparmiare nulla perchè un domani non ci sarà. Possono due amanti consumarsi nella passione più viscerale e far finire tutto quando tutto deve finire?
Erri e Clementina, i protagonisti di ʿUn adulterioʾ di Edoardo Albinati (Rizzoli, 2017), si sono conosciuti da poco e decidono di vivere l’adulterio lontano dal mondo, ma soprattutto a tempo, 48 ore per amarsi su un’isola. Entrambi sanno che, nonostante l’estasi e quell’indicibile felicità, nulla sarà più riproducibile, nè fra di loro, nè con i rispettivi coniugi. È il momento perfetto, la pienezza muta e condivisa, ma irripetibile che li domina in quella fuga. Il sole, il mare, gli anfratti dell’isola parlano al posto loro come se ogni cosa fosse sempre al culmine della bellezza.
Chi dei due ha la lucidità di dire, sulla strada del ritorno, “ora dobbiamo lasciarci” è Clementina, niente struggimento né smarrimento in lei di fronte all’evidenza che un seguito non potrà esserci. Sono questa che hai conosciuto in queste ore, nulla di più, allora iberniamoci, chiudiamo a chiave dentro di noi ciò che è stato senza stanche repliche, senza illuderci che potrà essere meglio. Troppo intenso per rischiare sbavature e il naturale deterioramento delle storie nate così. Erri prova a replicare che per lui è una sciocchezza, magari ci scriviamo (ha senso scriversi dopo avere tanto vissuto?), ma per Clementina rimane necessario chiudere, Erri se vuole può continuare nella sua testa, “tanto è lì che avviene tutto, no?”. Sì, è lì che avviene tutto e anche oltre.
Erri è quel tipo di uomo che Clemetina ha aspettato a lungo e con cui solo un adulterio può fare, nessuna costruzione, nessuna prospettiva. Un marito Clementina lo ha, è lì la sua infelicità, se l’è scelta e se la tiene, professa di non meritare la felicità, di non saperla gestire, di mescolarla subito alla tristezza, “forse non sono adatta alla felicità” pensa. E allora questo adulterio finisce qui, su una barca al ritorno, non può arrivare sulla terraferma, il suo spazio deve restare su un’isola in mezzo al mare senza confini dove ha potuto consumarsi completamente.
Erri, per la prima volta in vita sua, conosce l’angoscia, ne è preda in quei due giorni, perchè lui nella vita reale è un uomo ordinato, con moglie e figlie, mentre con Clementina è Erri e basta, è selvaggio, carnale, ha le mani bollenti e scopre il suo lato più oscuro, quello mandato dall’angoscia. Entrambi, per quanto diversi, hanno paura: che il rapporto cresca, diventi grande, più grande di loro, informe, insomma, che possa avere un senso, quello dell’essere innamorati. E allora deve restare nei confini dell’attrazione, del sesso, via dagli obblighi e dal futuro.
“Abbiamo avuto quello che ci spettava, è un credito riscosso con la vita” pensa Clementina, il conto ora è azzerato per tutti e due. A casa qualcuno li aspetta.

Vi è mai successo di essere così lucidi da isolare un’esperienza forte e assoluta senza cercare di ripeterla? Non è forse più facile tentare di rivivere qualcosa che ci è piaciuto pensando che potrebbe essere anche meglio la volta dopo?

Potete scrivere a: parliamone.rddv@gmail.com

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