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Il pranzo della suocera. Tra allarmi e rinunce, le esperienze di due lettori

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Il pranzo della suocera. Tra allarmi e rinunce, le esperienze di due lettori

Dopo l’articolo ‘Il pranzo della suocera’, ai nostri lettori abbiamo chiesto se sono stati capaci di intuire i segnali, ascoltare l’istinto e lasciare perdere una storia ai primi approcci deludenti oppure se hanno perseverato facendosi un po’ male.

Il radar nella pancia

Cara Riccarda,
certo che mi è successo e l’ho sentito proprio lì nella pancia, che non c’erano buone premesse. Il problema è che spesso non riusciamo a fidarci di quel sesto senso che abbiamo e che ci autotutela dai pericoli, quel radar un po’ animalesco che si attiva per tenerci lontano da una situazione che non va.
Non sono riuscita a dire no allargando il braccio come ad allontanare qualcosa. E l’ho pagata in affanno e ansia, in recidivanti dipendenze. Il bello? Che si può imparare a imparare, a volersi bene, a dire no grazie. E buon pranzo dalla suocera.
C.

Cara C.,
quel “radar animalesco” se assomiglia a un coniglio ci tutela poco. Sempre quel radar, lo voglio sentire ruggire, voglio che mi blocchi se sto andando nella direzione sbagliata, che mi faccia piuttosto rompere un tacco e tornare a casa se sto andando all’appuntamento sbagliato o che mi faccia venire la febbre, se l’appuntamento è sbagliatissimo.
Devo ammettere, però, che ho imparato a riconoscere l’esistenza di un qualcosa che sta in un punto imprecisato, a volte mi sembra nella testa, a volte nel cuore. Non è molto che l’ho individuato e mi chiedo se ci fosse sempre stato, e da me ignorato, o se sia sbocciato in maniera tardiva. Propenderei per la prima. Ho, infatti, ricordi di evidenze sotterrate o mascherate e che poi si sono rivelate per le fregature che erano. E mi ricordo anche di avere avuto presente certe sensazioni negative, ovviamente derubricate. Ma ho imparato a dare la precedenza a quello che non penso e sorge da sé, a quello che non cerco e trovo, a quello che non vedo e sento.
Riccarda

Ma rinunciare quando?

Cara Riccarda,
questa volta il punto lo avrei messo prima: “sono sposato ma con mia moglie è finita”. Punto. Nessun “frequentiamoci”. Non sono mai stata con un uomo sposato o forse non me ne sono mai accorta.
V.

Cara V.,
beata te. La protagonista della storia ‘Il pranzo della suocera’ ha potuto scegliere due volte: provare a vivere una frequentazione (perché no? Si era detta) e poi decidere di lasciar perdere. Il punto è proprio questo: quando ci sei già dentro, trasformare il primo segnale deludente in una verità concreta, questa è la cosa difficile, rinunciare a quel bello che credevi sarebbe stato.
Riccarda

Potete scrivere a parliamone.rddv@gmail.com

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