28 Settembre 2018

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Livia o Penelope? Aspettando s’invecchia!

Riccarda Dalbuoni

Tempo di lettura: 4 minuti

Vivere in attesa che qualcuno arrivi o qualcosa cambi. Come la fidanzata di Montalbano che un bel giorno si è stancata “di un futuro che non arriva mai”, abbiamo chiesto ai lettori se hanno aspettato o fatto aspettare mentre il tempo e la vita passavano oltre.

Perché cambiarlo?

Cara Riccarda,
il tema di questa settimana mi ha portata indietro nel tempo. Avevo ventiquattro anni e stavo vivendo la mia prima storia importante. Quattro anni di fidanzamento con un mio coetaneo, quattro anni spesi non solo ad amarlo ma anche e soprattutto a cercare di farlo crescere. Lui non aveva voglia di studiare, era stato bocciato per ben tre volte e prese il diploma dopo aver trascorso un anno a studiare ogni pomeriggio di fianco a me che preparavo gli esami universitari e ad intervalli regolari lo riprendevo come fanno le mamme coi figli svogliati: “Luca non distrarti, vai avanti”.
Luca era originale e stravagante e mi ero innamorata del suo modo di essere fuori dalle righe ma, dopo aver aspettato – con non poco dispendio di energia – che si diplomasse e aprisse un nuovo capitolo della sua vita, mi sono ritrovata ad aspettare di nuovo che decidesse cosa fare da grande o meglio che gli venisse servita un’opportunità di lavoro su un piatto d’argento.
Quando, mentre scrivevo la tesi di laurea, ha rifiutato di seguirmi in campagna – uno dei tanti lavori temporanei che mi permetteva di mantenere gli studi – ho deciso che ero stanca di aspettare e che la nostra relazione era giunta al capolinea. Ho finalmente aperto gli occhi: di fronte a me non ho più visto il ragazzo originale, esuberante e divertente ma l’immagine sbiadita di una persona che non mi interessava più.
Annalisa

Cara Annalisa,
l’attesa che qualcuno cambi è, secondo me, la più irrisolta. Quante donne si sono infilate nella missione di cambiare un uomo? Cambiarlo, cioè salvarlo, nelle nostre intenzioni megalomani. Ho perso il conto, ma poi ho capito che è sbagliato per lui e per me: per lui perchè magari si va bene così com’è, per me perchè chi sono io per cambiare qualcuno?
Riccarda

Aspettare… o vivere?

Cara Riccarda,
parafrasando Claudio Magris in Danubio: “il possesso presente della propria vita e della propria persona, la capacità di vivere a fondo l’istante e l’assillo smanioso di bruciarlo presto, di adoperarlo e usarlo in vista di un futuro che arrivi più rapidamente possibile e dunque di distruggerlo nell’attesa che la vita, tutta la vita, passi velocemente”, aggiungo ma l’attesa è un male femminile o un male oscuro dell’umanità?
F. D. L.

Caro F.D.L.,
credo non ci sia distinzione di genere in ciò che scrivi. Tutti aspettiamo qualcosa o qualcuno, ma non tutti dedichiamo una vita a questo, come la nostra Livia. Se riuscissimo a isolare l’attesa, confezionarla senza farci troppo dominare e distogliere, allora forse troveremmo quella spinta che ci fa stare nelle cose e nel presente cogliendone la potenzialità. Un po’ atto e un po’ potenza, scegli tu quale per primo.
Riccarda

Campari red passion…

Cara Riccarda,
l’attesa del piacere è essa stessa piacere! Ma deve esserci piacere, altrimenti è solo mettersi in fila. Baci a Livia.
Sam

Caro Sam,
mettersi in fila non piace a nessuno, ma è lì che a volte si finisce quando il piacere dell’attesa diventa inutile. Da un’ovattata sala d’aspetto, ci si ritrova in una coda anonima. Eppure fino a poco prima eravamo comodamente seduti nella saletta. A volte non lo si percepisce nemmeno il cambio di posto, però avviene e nulla è come prima.
Riccarda

Potete scrivere a parliamone.rddv@gmail.com



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Riccarda Dalbuoni

È addetto stampa del Comune di Occhiobello, laureata in Lettere classiche e in scienze della comunicazione all’Università di Ferrara, mamma di Elena.
Riccarda Dalbuoni

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