Home > STORIE > ALTRI SGUARDI > I really don’t care, do u?

L’oggetto del pour parler che ha accalorato opinione pubblica, media e salotti buoni del chiacchiericcio più o meno impegnato è un parka color kaki indossato da Melania Trump, ripresa dai fotografi prima di salire sull’aereo presidenziale Air Force One, in procinto di raggiungere la struttura Upbring New Hope Children’s Center a Mc Allen, in Texas, a ridosso del tanto discusso confine tra Usa e Messico. Una visita che non compariva nei programmi ufficiali datati bensì ispirata e decisa dalle circostanze che riguardano i bambini dei migranti messicani, separati dai loro genitori. Ma a fare scandalo non è senz’altro la sobrietà e l’informalità del look della first lady che indossa un capo da 39 euro, dopo essersi guadagnata titoli di eleganza e raffinatezza. A diffondere una eco internazionale e attirare i riflettori con insistenza è stata quella scritta in evidenza sulla schiena: “I really don’t care, do u?” “A me non importa davvero, e a te?”. All’attenzione mondiale non è sfuggita l’improprietà della frase che stride enormemente in contrasto con la visita, decriptata da alcuni come messaggio intenzionale attraverso i personali codici fashion della first lady, da altri giustificata come semplice gaffe.

Gli psicanalisti andrebbero in sollucchero in questo momento, affermando che molti messaggi vengono lanciati inconsciamente, in evidente contrasto tra radicato pensiero intenzionale e comportamento. D’altro canto, Freud stesso spiega come lapsus, amnesie, sbadataggini abbiano senso, siano solo apparentemente casuali ed esprimano il vero desiderio di chi ne è portatore perché espressioni indirette dell’inconscio. Se poi vogliamo tradurre l’espressione incriminata con “me ne frego” anziché “non me ne importa”, allora tutto assume un significato ancora più violento e categorico, di stampo e memoria fascista, fa notare qualcuno. Un’isteria generale, sul tema del parka, che ha generato reazioni colorite come risposta eloquente. Jill Vedder, moglie del cantante dei Pearl Jam, nel recente concerto di Milano indossava la scritta “Yes we all care, y don’t u?”, “ Sì, a noi tutti interessa, perché a voi no?”
Altre scritte sulla stessa lunghezza d’onda hanno vivacizzato questo insolito dibattito “I do care and u should too” “A me importa e dovrebbe importare anche a te”, “I care, do u?” “Mi importa e a te?” Una terza interessante interpretazione ci suggerisce ancora il profilo di una Melania Trump che in passato non ci saremmo immaginati perché imperscrutabile e defilata: una donna del suo status, contro corrente rispetto coloro che l’hanno preceduta, pronta ad agire indipendentemente e talvolta in antitesi con le linee ufficiali, i protocolli, i diktat. E se così fosse capiremmo anche l’indirizzo della scritta tanto discussa nel momento della solidarietà a quei poveri bambini. La politica della ‘tolleranza zero’ sull’immigrazione adottata dall’amministrazione Trump era già stata in qualche modo criticata da Melania, che aveva dichiarato di ‘detestare’ le scene strazianti di separazione documentate dai media, arrivando a dichiarare di sperare che Repubblicani e Democratici potessero cambiare l’attuale legge su questo tema. La moglie del Presidente Donald Trump si è appellata alle parole ‘gentilezza, compassione e positività’ per richiamare a un umanesimo accantonato, memore forse che la condizione di migrazione è presente nella sua stessa storia, quando era Melanija Knavs, nata 48 anni fa a Novo Mesto, Slovenia, nell’allora Jugoslavia, diventata Melania Knauss da modella affermata a Milano, Parigi, New York, comparsa sulle copertine di Vogue, Harper’s Bazaar, New York Magazine, Allure, Vanity Fair, Glamour. E infine cittadina americana a tutti gli effetti e quarantacinquesima First Lady degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio 2017. Una immigrata privilegiata, se vogliamo, ma consapevole di ciò che significa lasciare i luoghi di origine per bussare alle porte altrui. E’ bastata questa interpretazione per renderla un’icona vera e propria dell’anti-trumpismo e cambiare lo sguardo sulla sua figura.

La giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva Barbara Jill Walters, ricordando certi stereotipi ancora fin troppo popolari, parlando di Melania Trump ha affermato: “Forse perché è così carina, non ci aspettiamo che sia così intelligente com’è.” E la first lady ha dimostrato, nel breve periodo dal suo nuovo ruolo, di saper camminare da sola, assumendosi responsabilità e rischi, esprimendo un suo sentire che non sempre risponde all’ufficialità. Il mistero della scritta sul parka si infittisce e le interpretazioni continueranno finchè non saranno rimpiazzate da altre news; a noi piace immaginare una moglie del Presidente presente, attiva, intraprendente e coerente con quello spirito umanitario che lascia trapelare, sorvolando sulla fantasiosa versione di chi crede che sia solo un gioco delle parti, nello spirito della tradizionale famiglia americana: uomo spietato e donna compassionevole.

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