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di Francesca Ambrosecchia

I noti “sassi di Matera” costituiscono un tipico esempio di “città dentro la città”. Un agglomerato di casette bianche scavate nel tufo che si possono ammirare dai belvedere situati nel centro città. Inutile dire che la suggestione è immediata: sembra di stare davanti ad un presepe vivente, in particolar modo quando la luce del giorno cala e i lampioni, le finestre e la cattedrale che le sovrasta si illuminano.
Scendendo pochi gradini si approda in una realtà unica. Si respira “storia”, un passato che al tempo stesso è pieno di vita del presente: case che un tempo erano quasi spoglie, che ospitavano famiglie numerose e animali allevati per il loro sostentamento; tutto in una sola stanza. Oggi invece, quelle stanze scavate nella roccia ospitano alberghi, ristoranti, case ampie e confortevoli. La nostra realtà è contenuta in qualcosa che riporta al passato, fino a giungere ad insediamenti preistorici, i primi che sono stati ritrovati nel materano.
L’altopiano calcareo che ospita i sassi di Matera è la Murgia: la città si è sviluppata intorno a quello che è un vasto burrone che prende il nome di Gravina, un canyon di diversi chilometri percorso da un lungo torrente.
Natura e città si confondo e danno vita a paesaggi mozzafiato, non per niente Patrimonio Mondiale Unesco.

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