13 Dicembre 2013

I soldi delle fondazioni di partito? Usiamoli a sostegno del disagio sociale in Italia

Enzo Barboni

Tempo di lettura: 2 minuti

Pci-Ds

Alcuni giorni fa su facebook ho lanciato una idea e cioè: “Messa in liquidazione di tutte le fondazioni legate ai partiti politici e contestuale costituzione di un fondo finanziario a sostegno della povertà e del disagio sociale in Italia”.
Il perché è frutto di un ragionamento, non solo di superficie, ma attento a fatti, comportamenti, storie dei partiti politici, condizionamenti, denaro e organizzazione, ma anche di scelte politiche nel passaggio, con evidenti resistenze e con chiare riserve, dai vecchi ai nuovi partiti.
Su questa testata online si sono lette, sul tema dell’oro delle fondazioni del Pci e non solo, anche alcune riflessioni su l’Approdo, cioè quella del Pci-Pds-Ds del Pci ferrarese, dove anche alcuni attori ed amministratori locali si sono lanciati a parlare, a volte liberamente o quasi, a volte tra i denti a volte con imbarazzo.
Un comportamento accettabile se si considera che la legge approvata dal Parlamento italiano regola le fondazioni dei vecchi partiti e/o organismi assimilabili con una normativa a dir poco singolare, dove un patrimonio collettivo del passato viene veicolato in una sorta di blind trust, con amministratori a vita privati e con bilanci non molto trasparenti nei dettagli analitici, salvo le macro poste del dare/avere.
Quello che oggi, a distanza di almeno 5 anni, si può dire è che in queste fondazioni “passa di tutto”: dagli organici del personale e loro stipendi, al Tfr, alle proprietà immobiliari, alle strutture delle feste, alle royalties, alle rendite/affitti, ai contributi volontari, alle partecipazioni, a sostegni in alcune gestioni e, anche e non da poco, un forte condizionamento politico, sia di linea politica nel nuovo partito da parte del vecchio (Margherita, Forza Italia/Pdl, Ccd/Udc, Popolari, Msi/An, Pds/Ds, eccetera…), ma anche i rapporti con le cosi dette collaterali.
Se, poi, si vanno ad esaminare le ricollocazioni degli ex e già Amministratori, Sindaci, Presidenti ed Assessori di Provincia/Comuni capoluoghi e Aziende pubbliche e municipalizzate, il cerchio si chiude con una struttura complessiva ben radicata e di difficile rimozione, anzi aiuta l’immobilismo della politica e non solo.
Se quel “cambia verso” ha un senso sarebbe opportuno mettere in liquidazione, con una legge del Parlamento, le attuali fondazioni intitolate a partiti che sono estinti politicamente; e poiché le loro funzioni ed articolazioni sono di intoppo, di intoppo al cambiamento e alla discontinuità, meglio confluire l’intero involucro in un fondo finanziario, come in premessa, affidando il tutto in una normativa trasparente e con governance di una autority.
Ma sappiamo che non sarà facile, soprattutto sulle territorialità, anche per l’abolizione in corso del finanziamento pubblico ai partiti e allora si faccia una legge per le nuove fondazioni ma con uno spirito del “cambia verso”.
Ora che sembra che ci saranno nuovi sentieri per la politica, attendiamo di vedere se i giovani renziani, anche quelli indigeni, post ed ante litteram, raccoglieranno la sfida, la spinta e le sollecitazioni di ben duemilioniottocentomila elettori alle primarie dell’otto di dicembre.



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Enzo Barboni

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