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Il 21 marzo secondo il Presidio Studentesco Giuseppe Francese: fra memoria, impegno e partecipazione

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Il 21 marzo secondo il Presidio Studentesco Giuseppe Francese: fra memoria, impegno e partecipazione

Tempo di lettura: 5 minuti

da Presidio Studentesco Giuseppe Francese di Ferrara

logo giuseppe francese

Sono passati ormai alcuni giorni dal 21 marzo, primo giorno di primavera e soprattutto Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie. Noi ragazzi del Presidio studentesco Giuseppe Francese di Ferrara, abbiamo pensato di scrivere qualcosa a mente fredda riguardo una giornata così bella, eppure ricca di emozioni effimere e sfuggenti.
Certo è che tutti noi quella sera tornati a casa dopo la manifestazione regionale a Reggio Emilia pensavamo: “Siamo tutti sporchi e siamo stanchi, dobbiamo ancora studiare, ma ne è valsa la pena”.
Quel giorno ci siamo svegliati prestissimo, abbiamo fatto corse pazze in stazione (sia all’andata, sia al ritorno), abbiamo sbagliato luoghi di raduno, abbiamo saltato, camminato, corso, marciato, litigato, urlato e cantato fino a perdere la voce: tutto questo lo abbiamo fatto perché crediamo in un ideale, e finché vedremo persone che come e più di noi lottano, come noi fanno sentire la loro voce, pur avendo da perdere molto più di noi, ci sentiremo in dovere di portarlo avanti.
“Emilia Romagna ti devi svegliare, contro le mafie devi lottare” abbiamo gridato a gran voce, perché tutti si rendessero conto che la mafia è un fenomeno che non è circoscritto solo al Sud: Reggio Emilia è la città del processo Aemilia, che ha dimostrato quanto la mafia ormai sia potente anche a Nord.

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E per questo siamo andati alla manifestazione del 21 marzo. Ci abbiamo messo i nostri piedi e la nostra faccia per dire che noi, tutti noi, la mafia non la vogliamo, non vogliamo qualcuno che si sostituisca allo Stato e offra garanzie per vivere (apparentemente) meglio. Noi vogliamo uno Stato competente, inclusivo, una comunità solidale, che non escluda nessuno, per non lasciare spazio per infiltrarsi ad alcuna organizzazione o mentalità illegale.
Per fare ciò dobbiamo unirci, far sentire la nostra voce. Per molti di noi ragazzi dei Presidi studenteschi e universitari, Libera non è solo una associazione a cui partecipare volontariamente. Per noi Libera è un modo di vivere, proprio come crediamo che lo sia la mafia. Ma mentre quest’ultima emargina, delinque, ed è da sempre un parassita per la nostra Repubblica, Libera costruisce ponti, ci fa riscoprire il senso della condivisione delle idee, e mira a formare dei cittadini responsabili, che in futuro formeranno lo Stato: Libera è una scuola di idee, di partecipazione, aperta a tutti. Marciare tenendo fiera e alta nel cielo la bandiera che porta il nome di questa grande scuola è stato e sarà per noi un onore.
Lottiamo, marciamo, ricordiamo, ci impegniamo, il 21 marzo e ogni altro giorno dell’anno perché non ci vengano tolti i nostri diritti, di persone, di studenti, di cittadini.
L’idiota nell’Atene antica era colui che curava solo il proprio interesse personale, senza occuparsi di politica; noi non vogliamo essere idioti, vogliamo avere il futuro nelle nostre mani, e faremo di tutto per averlo. Perché dove nessuno si occupa delle questioni pubbliche, è lì che cresce il parassita della criminalità organizzata, che si appropria di tutto quello che riesce ad arraffare, senza badare alle libertà e ai diritti di chi ferisce.

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Il 21 marzo è anche questo: è sentirsi partecipi. E tutti i 364 restanti giorni dovrebbero essere vissuti con lo stesso spirito di condivisione. Ogni anno, durante la manifestazione, conosciamo e ci confrontiamo con i ragazzi di altri presidi, e troviamo sempre nuovi spunti per migliorarci e migliorare la nostra lotta, il nostro impegno. Finito di ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie, di leggere i loro nomi, non stiamo più nella pelle, perché è come se sapessimo che quella lettura è un passaggio di testimone: il loro coraggio, la loro dignità, la loro scelta di campo a favore della legalità sono sulle nostre spalle e nelle nostre mani. Questa è l’eredità e la responsabilità che ci portiamo a casa ogni 21 marzo. Ecco perché mentre torniamo, mentre ci salutiamo, guardiamo già al prossimo anno.
Auguriamo a chiunque, almeno una volta nella vita, di partecipare, in un qualsiasi giorno di un qualsiasi anno, a una manifestazione grande, impetuosa e commovente come per noi è stato negli anni precedenti, quest’anno, e – ne siamo sicuri – sarà in futuro la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie

Lottiamo perché quella lista di nomi innocenti non diventi sempre più lunga!

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