16 Settembre 2022

Il battito di Orbán

Roberta Trucco

Tempo di lettura: 4 minuti

Con un  decreto del ministero dell’interno, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, il Governo di Budapest stringe ancora sulla legge sull’aborto. “Oltre ai requisiti già previsti per abortire, la nuova norma rende obbligatorio per i medici presentare alle donne la prova “chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto” [Qui]  

Come se le donne non sapessero, dal giorno stesso in cui scoprono di essere incinte, che la vita sta creando altra vita nelle loro viscere. Tutte le donne lo sanno , anche le più giovani, anche le bambine, anche le meno istruite, anche le più misere, e lo sanno per il semplice fatto di essere nate da donna, perché fa parte della loro storia, perché i loro corpi sentono e comunicano con la loro anima, perché i loro corpi ogni mese gli ricordano il potere che sta dentro di loro.

Si può quindi solo dire che chi ha scritto e pensato questa legge è un sadico o una sadica. Una legge che non conosce e non riconosce l’umano è una legge disumana e questa non riconosce la piena umanità delle donne!  E diciamolo, la piena umanità delle donne è sempre stata difficile da accettare dai grandi pensatori della storia e dai legislatori. “O angeli o streghe malefiche”, mai semplicemente donne.

Far ascoltare il battito cardiaco del feto poco prima di praticare  un aborto  equivale a dire alla donna: ”Tu che non sai cosa sia la vita, che umana non sei, sappi che stai uccidendo la vita, sei un omicida”.

Curiosamente,  la definizione di morte è stata modificata negli anni ’60 proprio per consentire la donazione degli organi. Una questione molto complessa sulla quale mi piacerebbe ragionare.
Prima un morto lo riconosceva anche un bambino. La morte era legata alla cessazione del battito del cuore. Bastava appoggiare l’orecchio sul cuore, sentire il freddo che avviluppa un corpo nel quale il sangue cessa di fluire, per riconoscerla . Oggi non è più così, oggi c’è  anche la morte cerebrale e la dichiara un medico. Una nuova forma di potere su cui riflettere.

Alle donne incinte però il cuore che smette di battere lo vogliono far sentire.
Forse hanno dimenticato cosa sia la morte, forse il  progresso le ha portate sulla via della perdizione. Come femminista sono  sempre stata a favore delle legge 194, che non è una legge a favore dell’aborto, ma  una legge a favore della piena autodeterminazione delle donne. Dove autodeterminazione va intesa come un processo nel quale le decisioni sono il frutto di una relazione profonda tra l’individuo e il gruppo, la società che appunto non le lascia sole. La 194 è una legge compassionevole,  capace di indicare la strada alla comunità, ma aperta alla complessità della vita e delle relazioni umane.

Dovremmo chiederci quindi come sia possibile che Orbán e il suo governo, orgogliosamente, annuncino che in un “paese cristiano” come il loro questo sia un passo avanti in  difesa della vita. Ma forse non c’è da stupirsi, solo pochi mesi fa la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato una sentenza di 50 anni prima, mostrando quanto il patriarcato non abbia alcuna intenzione di smettere di legiferare sui corpi delle donne.

Il  potere in un sistema patriarcale, sistema in cui tutti e tutte siamo cresciuti, è fondato sul controllo dei corpi delle donne. Perché? Per il semplice fatto che il potere generativo delle donne sfugge al controllo degli uomini. Da sempre l’autodeterminazione delle donne  è temuta e va tenuta sotto controllo, va  delimitata, perché  la loro autodeterminazione, se pienamente riconosciuta, conferisce loro un potere impossibile da eguagliare.

L’autodeterminazione delle donne obbliga tutti,  uomini a donne, a rivedere il sistema sociale in cui viviamo, un sistema tragicamente competitivo in cui solo il più forte ha “il diritto” di vivere e comandare,  e apre invece a una visione del mondo e della vita opposta, fondata sulla cooperazione tra diversi e sulla fiducia reciproca.

Ecco perché questi uomini/donne politici, saldamente radicati in una cultura patriarcale, ancorati alla vecchia visione darwiniana del più forte, si beano di approvare leggi antiumane. Il loro potere è  visibile solo quando legiferano sui corpi delle donne, quando annientano il senso stesso dell’umanità delle donne, altrimenti sparirebbero.

Orbán ha introdotto una nuova forma di tortura. Ma attenzione, non c’è da fidarsi dei quintali di indignazione che riempiono la bocca dei politici e inondano le colonne dei giornali. La legge barbarica ungherese non è tanto lontana da noi, ‘il battito di Orbán’ si sente anche da qui. Nell’Europa delle frontiere, dei muri, delle guerre fratricide, il patriarcato non conosce confini. E le donne hanno cominciato a capirlo.

Cover: Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, foto da Workers’ Liberty – su licenza Wikimedia Commons. 


Commenti (2)

  • Come non essere d’accordo con te…l’aria che si respira è davvero preoccupante e sembra come una serpe che scivola e te ne accorgi solo quando ti ha ormai avviluppato e stretto in una morsa da cui è difficile sfuggire. Così è anche in Italia.Si c’ è ancora la 194,ma sappiamo come ipocritamente viene gestita: ospedali in cui la totalità quasi dei medici si proclama obiettore di coscienza,centinaia di donne che devono cercare un posto in ospedali di altre province o regioni,oppure ricorrere ancora ai vecchi ma sempre attuali, metodi barbari e pericolosi delle “mammane”…Davvero noi donne dobbiamo svegliarci perchè l’gnoranza,l’indifferenza sociale riusciranno ,purtroppo,con le solite armi ipocrite e stuccose, a restringere e soffocare la nostra identità. Mi auguro che soprattutto le giovani donne si accorgano di questa situazione e reagiscoano prima di essere soffocate da stereotipi,discriminazioni e violenze in cui questa casta patriarcale vuole ancora rinchiudersi.

  • Loredana, concordo speriamo nelle giovani anche se sono preoccupata perché da un lato ci sono i vecchi machisti di destra e dall’ altra il genere fluido progressista , quello del siamo tutti diversi che però nasconde la cancellazione della differenza sessuale, cancella le donne e i loro corpi incarnato, con la loro storia….si diventa quel che si vuole e il corpo un involucro a cui cambiare i pezzi…la maternità si potrà esternalizzare, ovuli e sperma si potranno acquistare sintetici….bisogna che davvero le donne si sveglino e con arguzia definitivamente decapitino il patriarcato nascosto in entrambi i luoghi.

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L’autore

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), femminista atipica, felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia con una tesi in teatro e spettacolo. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all’ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l’arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta “che niente succede per caso.” Nel 2015 Ho scritto la prefazione del libro “la teologia femminista nella storia “ di Teresa Forcades.. Ho scritto la prefazione del libro “L’uomo creatore” di Angela Volpini” (2016). Ho e curato e scritto la prefazione al libro “Siamo Tutti diversi “ di Teresa Forcades. (2016). Ho scritto la prefazione del libro “Nel Ventre di un’altra” di Laura Corradi, (2017). Nel 2019 è uscito per Marlin Editore il mio primo romanzo “ Il mio nome è Maria Maddalena”. un romanzo che tratta lo spinoso tema della maternità surrogata e dell’ambiente.
Roberta Trucco

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