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Il Biodistretto del Delta: da idea a realtà

Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio stampa Cia Ferrara

Cia Ferrara ha lanciato a Expo il nuovo distretto del biologico e c’è già molto interesse da parte di aziende e amministrazioni pubbliche. L’idea è sempre più vicina a diventerà un progetto concreto e realizzabile

L’idea di creare un Biodistretto del Delta è stata lanciata da Cia Ferrara ad Expo solo poche settimane fa ed ha già convinto molti amministratori di enti pubblici del territorio. Il progetto, pensato da Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, prevede la creazione di una vera e propria “rete distrettuale” che inizia con la produzione biologica e ha dunque come fulcro il valore dell’agricoltura e dei produttori del territorio, ma coinvolge le amministrazioni pubbliche e gli operatori turistici, fino al consumatore. Il Delta, già riconosciuto Patrimonio dell’Umanità Unesco e dopo aver ricevuto il prestigioso Mab (Man and the Biosfere) sempre dall’Unesco si candida dunque a diventare uno dei più importanti distretti di produzione biologica in Italia.
«Le carte in regola ci sono tutte – spiega l’ideatore del progetto Stefano Calderoni – perché il territorio del Delta ha un patrimonio rurale e di biodiversità che è unico. Questo, posso dirlo con certezza, grazie anche alle aziende agricole del territorio. L’agroalimentare è uno strumento di biodiversità, perché contribuisce a proteggerla e dunque i riconoscimenti ricevuti dall’Unesco sono certamente anche merito di un’agricoltura che ha saputo preservare e valorizzare nel corso degli anni. Ma questo è solo un importantissimo punto di partenza. Da qui bisogna iniziare a lavorare per creare una rete del biologico che caratterizzi non solo le aziende agricole ma l’intero indotto, da quello turistico-ricettivo a quello dei consumatori e delle famiglie. Penso – continua Calderoni – a produttori che si impegnano a seguire delle vere e proprie best practice legate alla sostenibilità, creando una filiera virtuosa e certificata. Penso anche a mense scolastiche che utilizzano prodotti biologici di una filiera cortissima e ad albergatori, ristoratori e stabilimenti balneari che non si affidano più a fornitori esterni ma utilizzano prodotti del loro distretto biologico. Questo, insieme a una maggiore attenzione per temi come la raccolta differenziata e la lotta allo spreco di materiali e il loro riutilizzo contribuirà certamente a un impatto ambientale minore e ad una ulteriore azione di salvaguardia del territorio.
Ovviamente tutto questo sarà possibile solo a certe condizioni, prima fra tutte quella di avere una stretta collaborazione tra tutti i soggetti interessati. La sfida degli agricoltori sarà quel garantire le forniture, pianificando le produzioni in base alle esigenze della filiera e alle richieste di mercato. Uno sforzo logistico che siamo pronti ad assumerci perché crediamo fortemente nel progetto.
Inoltre – conclude Calderoni – come rete economica innovativa potremo anche accedere a contributi messi a disposizione dalla Comunità Europea per la promozione e lo sviluppo. Il nostro progetto, se condiviso e partecipato, potrebbe dunque portare il Delta ad ottenere un ulteriore riconoscimento d’eccellenza e unicità.»

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