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“Scout in Piazza Ariostea per salvarla dalla movida”, così La Nuova Ferrara di sabato titola un articolo che presenta l’iniziativa di un gruppo di giovani Scout dell’Agesci per tenere pulita la piazza. L’idea è in linea con il progetto del Comune “Ferrara Mia” che mira a favorire iniziative promosse dai cittadini. Il progetto ha una valenza pratica – migliorare la sicurezza di un luogo molto frequentato da bambini – e una educativa che è la più importante.
Il contagio positivo è alla base di una infinita quantità di azioni che trovano nel web un indispensabile supporto. Se la democrazia è un ambiente e non solo un sistema di governo e un insieme di regole, allora “le strade per la democrazia sono infinite” e passano per una miriade di contesti locali, come assume il ciclo dal suggestivo titolo “La democrazia come problema”, organizzato dall’Istituto Gramsci e dall’Istituto di storia contemporanea di Ferrara.
A partire dall’idea che la partecipazione assume nuove forme, il cambiamento può non essere solo atteso e auspicato, ma in un certo senso prodotto, attraverso la condivisione. La rete offre uno straordinario supporto. Un solo esempio: Change.org è la più grande piattaforma al mondo che incoraggia le persone a sostenere petizioni sui temi di proprio interesse. Change.org è una piattaforma on-line gratuita per promuovere campagne sociali, fondata nel 2007 negli Stati Uniti, da Ben Rattray, considerato da Tima Magazine tra le 100 persone più influenti al mondo. Nel luglio 2012 l’organizzazione lancia il sito in italiano. La missione di Change.org è permettere a tutte le persone in tutto il mondo di “creare i cambiamenti” che desiderano, unendo i valori di un’organizzazione non-profit con la flessibilità e l’innovazione di una startup tecnologica. Oltre 70 milioni di utenti in 196 Paesi (2.3 milioni in Italia) ogni giorno usano Change.org, con il supporto di un team di professionisti. Chiunque può lanciare petizioni rivolte a realtà locali, istituzioni, grandi aziende o realtà internazionali. Che si tratti di una madre che combatte contro il bullismo nella scuola di sua figlia, di clienti che fanno pressione sulle banche per eliminare una tassa ingiusta o di cittadini che denunciano funzionari corrotti, migliaia di campagne lanciate da persone normali possono avere successo. Se in passato coagulare le persone intorno ad una causa richiedeva fatica, soldi e infrastrutture complesse, oggi la tecnologia ci ha reso più connessi. Tutti possono lanciare una campagna e mobilitare in poco tempo centinaia di persone localmente e migliaia in tutto il mondo, rendendo governi e associazioni più reattivi e attenti.
Change.org viene presentata come una piattaforma gratuita concentrata sulla missione di rendere le persone attori di cambiamento e investe tutte le entrate nei servizi rivolti agli utenti. I fondi di Change.org provengono da petizioni sponsorizzate da organizzazioni come Amnesty international, Medici senza frontiere. Così si legge nella pagina italiana di Change.org. “Stiamo lavorando ad un mondo in cui nessuno rimanga inascoltato e in cui creare il cambiamento sia parte della vita di tutti i giorni” [vedi].
Si può concordare sul fatto che simili forme dal basso rischiano di essere ingenue; certo non sostituiscono forme di democrazia rappresentativa adeguate, però possono contribuire a spostare, almeno in parte, le discussioni dal Palazzo alla vita reale.

Maura Franchi – Laureata in Sociologia e in Scienze dell’Educazione. Vive tra Ferrara e Parma, dove insegna Sociologia dei Consumi e Social Media Marketing. Studia i mutamenti socio-culturali connessi alla rete e ai social network, le scelte e i comportamenti di consumo, le forme di comunicazione del brand.
maura.franchi@gmail.com

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