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In Italia sono scomparse quasi 37mila persone, senza lasciare traccia. E intanto a Ferrara spuntano cadaveri a cui bisogna dare un nome

Una processione lenta e inesorabile, inevitabilmente silenziosa, sfila non vista per le nostre strade, per i campi, le rive. Non più uomini, solo cadaveri.
Sono i corpi senza nome di persone scomparse, di cui non è ancora stata accertata l’
identità.
Stando ai dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Direzione centrale della Polizia Criminale, 30 giugno 2016), sarebbero 
36.902 i cittadini di cui si sono perse le tracce. Magari non tutti sono morti, e magari i cadaveri che spuntano qua e là potrebbero appartenere a persone di cui non è stata neppure segnalata la scomparsa. Già, perché non tutti fanno denuncia, e quindi il dato è suscettibile di notevoli aggiustamenti. Ma è quello ufficiale ed è comunque esorbitante. Significa che negli ultimi  40 anni più del totale dei residenti di una cittadina di piccole dimensioni si è volatilizzato. Quasi 37mila persone. Poco più degli abitanti di Cento e circa un terzo dei ferraresi. Solo nel primo semestre dello scorso anno, dice il report del Commissario straordinario, si sono contati 2.340 nuovi casi di persone svanite ancora da rintracciare.

Fantasmi senza nome
Non che non sia stato fatto nulla per risolvere o arginare l’annoso problema. È nato un 
Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, sono stati organizzati protocolli, dal 2010 è stato creato pure un data base, Ri.Sc., un sistema che mette in relazione i dati di scomparsi e cadaveri, schede ante mortem e post mortem. È stato fatto tanto. Il Governo dichiara che “sebbene le denunce di scomparsa siano comunque in aumento, essendo passate da 166.280 del 31 dicembre del 2015 a 175.501 del 30 giugno 2016, le persone rintracciate sono state 138.599, ovvero il 78.9% del totale”. Merito dell’egregio lavoro compiuto dalle Forze dell’Ordine (oltre che delle associazioni di volontari, delle trasmissioni televisive e della caparbietà di alcune famiglie). Ma il numero dei ‘desaparecidos’ rimane alto. Una popolazione di quasi 37mila persone è svanita dalle carte demografiche senza lasciare traccia, se non qualche resto umano portato dal fiume.

Un problema anche locale
Sfogliamo il registro dei cadaveri trovati in campagne, fossati e fiumi di tutta Italia, un documento molto dettagliato fornito dal Commissario straordinario nell’ambito delle informative semestrali sull’andamento delle ricerche. Passando in rassegna descrizioni e indicazioni geografiche scopriamo la presenza di diversi corpi (o parti di essi) rintracciati nel’ampio territorio della provincia di Ferrara. Uno tra tutti colpisce l’attenzione. Un uomo dai capelli canuti la cui salma aspetta oramai da quattro anni senza che nessuno si sia mai presentato a reclamarla. O anche solo a chiedere informazioni. Nessun amico, nessun familiare nel corso del tempo si è mai chiesto che fine abbia fatto? E poi preso dall’ansia si sia magari messo a cercarlo? E il defunto non dovrebbe aver avuto una cassetta della posta piena da qualche parte in città? O un affitto da pagare? O il suo tavolo al solito bar che rimane sempre vuoto? Un’assenza è qualcosa di enormemente concreto. Eppure continua a non farsi notare.

Il fatto risale all’estate di quattro anni fa. Il corpo di un uomo sulla sessantina, seminudo, galleggia tra le acque luccicanti del fiume Po, non lontano dal mulino in legno di Ro Ferrarese. Viene recuperato dai carabinieri e dai vigili del fuoco. Vengono fatti i rilevamenti del caso. Dai primi accertamenti e dalla perizia autoptica svolta successivamente, si evince che si tratta di un maschio bianco, caucasico, di circa 65 anni, un metro e sessanta di altezza, capelli brizzolati, barba, baffi e un boxer intimo a fantasia scozzese. Date le condizioni il cadavere era in acqua da circa 20 ore. Si è gettato, è caduto, o è stato spinto verosimilmente a Ferrara. È il 6 luglio del 2013, il giorno del ritrovamento. Oggi, venerdì 3 marzo 2017 l’identità non è stata ancora accertata.


Anche lui, come migliaia di altri suoi simili, se ne sarà andato nel paese dei
morti ignoti d’Italia. E’ una sorta di villaggio invisibile ma popoloso. I cittadini arrivano a frotte per mare, per fiume o per altre strade. E sono tutti lì che aspettano. Aspettano un nome che a volte non arriva mai.

Leggi la relazione del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse (primo semestre 2016)

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