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Siabataou, alla ricerca dell’acqua perduta

IL CASO
Siabataou, alla ricerca dell’acqua perduta

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La 39esima Maratona di Parigi 2015, detta anche Schneider eletric marathon de Paris, è una delle più importanti maratone al mondo. Si è tenuta domenica, in un percorso meraviglioso e affascinante di circa 42 km, che attraversa la capitale francese, costeggiando la Senna e sfiorando quartieri e monumenti noti, come gli Champs-Élysées, la Concorde, la Bastiglia, la Torre Eiffel, la Cattedrale di Notre-Dame.

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Siabatou Sanneh, testimonial dell’Ong Water for Africa

All’appuntamento, con oltre 50.000 runner e 100.000 spettatori, si è presentata anche Siabatou Sanneh reggendo una tanica in testa e un cartello “Aiutateci a ridurre la distanza. Questa è la stessa distanza che in Africa le donne fanno per prendere l’acqua”. Viene dal Gambiae lei, molti chilometri li fa, tre volte al giorno, ogni giorno, per procurare acqua a sé e alla sua famiglia. Mentre i corridori si sistemavano scarpe, fasce, orologi e magliette, lei sfilava, in tenuta tradizionale, con quel cartello, parlando solo la sua lingua d’origine, ma senza bisogno di parole e conversazioni di alcun tipo. Testimonial della Ong Water for Africa, un’associazione che raccoglie fondi per rendere l’acqua accessibile a tutti, stava con i sandali e la gonna lunga colorata, non ha avuto bisogno di completare il percorso. Lei che, comunque, si allena sulla distanza tre volte al giorno con le figlie di 10 e 4 anni entrambe incaricate di portare recipienti sulla testa. Secondo l’associazione mancano 300 pompe d’acqua in Gambia. E non solo lì. In Africa, l’approvvigionamento dell’acqua è compito delle donne, madri e figlie che ogni giorno percorrono chilometri, con taniche sulla testa, per arrivare ai pozzi, spesso lontani dai villaggi dove vivono. Possono servire anche sei ore al giorno per una ventina di litri d’acqua. Tutti raccolti e trasportati rigorosamente a piedi. L’Africa è piena di taniche rosse, blu e gialle, ricordo le lunghe file di donne sule strade maliane o congolesi, che, chiacchierando e sudando, sotto il sole cocente, trasportavano l’acqua solo sulle loro teste appesantite. Camminavano per ore, dall’alba al tramonto, con pazienza e rassegnazione. Imperterrite, senza alternativa, senza speranza. Io passavo la mattina e ritornando, il tardo pomeriggio, loro percorrevano il cammino a ritroso. Quando poi si arriva a una fontana pubblica, spesso vi è una lunga coda, quindi ancora attese, sempre sotto il sole caldo che brucia la pelle già scura e indurita. Se poi i rubinetti sono solo due o tre, come spesso accade, a volte è meglio spostarsi un poco più in là per avere la certezza di trovarne. Meglio non rischiare, se il pozzo è ad alimentazioni solare, come spesso è il caso, il serbatoio di stoccaggio può finire. E allora ancora chilometri saranno da percorrere, comunque, tanto vale prevenire.
Ogni giorno la stessa storia e Siabatou vuole ricordarlo proprio a tutti.
Il Corno d’Africa, ad esempio, è tra le aree del mondo più toccate dal cambiamento climatico. Nel 2011-2012, le piogge sono mancate per un anno e mezzo e 11 milioni di persone ne hanno subito le conseguenze. Le organizzazioni internazionali spesso costruiscono pozzi per evitare l’emungimento lontano e faticoso per molte donne, per garantire una vicinanza alla risorsa che permetta ai ragazzi a scuola di poter bere anche a lezione e alle donne di poter dedicare il loro tempo ad altri compiti, sempre legati alla casa. Per evitare, anche, di dover attingere a fiumi carichi di batteri.
L’Africa ha il volto delle donne: sono loro che, in silenzio, senza far rumore, senza accampare diritti, con solamente doveri, riproducono ogni giorno il miracolo della vita e della sopravvivenza. In un continente dove è davvero difficile vivere. Per molti aspetti.
Siabatou, che ha una quarantina d’anni, è una di quelle donne, arrivata per far comprendere quella distanza percorsa ogni giorno, giunta per sensibilizzare un popolo vociante da maratona, e non certo per correre. Ha percorso tutta quella strada, per aiutare sé stessa, la sua famiglia e il suo villaggio, per dire con l’aiuto di una traduttrice che “gli africani sono stanchi”. L’Ong Water for Africa ha lanciato con lei una campagna di raccolta fondi per finanziare pompe d’acqua nel villaggio di Siabatou, Bullenghat, e in altri villaggi vicini [vedi].
Un’iniziativa altamente simbolica visto che a Daegu, in Corea del Sud, dal 12 al 17 aprile si tiene il 7° Forum mondiale dell’acqua. Un’occasione da non perdere.

Foto AFP

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