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Il Comune: “Dalla geotermia calore pulito”. Gli ambientalisti: “Molti dubbi e trivellare è un rischio”

geotermia
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2. SEGUE – A tutto c’è soluzione. ‘Stiamo cercando di lavorare sulle tariffe per migliorarle’, assicura l’assessore all’Ambiente Rossella Zadro. Intanto, in assenza di soluzioni per colmare il vuoto normativo che le regolamenti, subiscono le oscillazioni del costo del gas. E’ un aspetto poco invogliante rispetto alla scelta energetica domestica da prendere al momento dell’allacciamento ‘che non è obbligatorio, ma frutto del libero arbitrio’, specifica l’assessore.
‘Personalmente non entro negli aspetti tecnici, ma di sicuro non siamo in presenza di fonti geotermiche come ad esempio quella di Lardarello – taglia corto la Pistocchi – già il fatto di trivellare in via Conchetta fino a una profondità di tre chilometri mi lascia perplessa. Inoltre è previsto l’uso del termovalorizzatore per mantenere il calore, e quella del gas non è una fonte pulita’.

Le fa eco la Zadro. ‘Il progetto ha avuto il plauso del mondo scientifico è costruito su fonti rinnovabili tra le più pulite. Posso comprendere che qualcuno la pensi diversamente, ma è scorretto parlare di falsa geotermia – dice – Quanto al termovalorizzatore lavorerebbe indipendentemente dalle necessità del teleriscaldamento. In tema di rifiuti siamo come tutte le altre province, parliamo di 130 mila tonnellate l’anno da smaltire’. Nella vicenda c’è un ulteriore postilla economica da rimarcare. ‘La nascita della centrale di via Conchetta eviterebbe al Comune le spese di bonifica dell’area dell’inceneritore in disarmo – spiega Zadro – Se ne farebbe carico Hera’.
Si scalda Piva. ‘La bonifica di un sito non si limita alla demolizione del vecchio inceneritore, serve un piano che vorremmo conoscere – dice – Come al solito è Hera a decidere anche della nostra salute. Fan quel che vogliono, basta guardare la turbogas, purtroppo a Ferrara non c’è un’opposizione forte capace di mettere un fermo a decisioni così importanti’.

‘Chi governa non ascolta neppure la nostra università – continua – L’ateneo indicava Cona e Pontegradella come zone idonee al progetto, che naturalmente avrà dei finanziamenti. Conclusione, la centrale in città e l’ospedale a 10 chilometri’. La Zadro insiste sulla bontà del progetto Hera. ‘In una zona tra le più inquinate d’Europa come il bacino padano, il sistema che combina questo mix di energie è tra le migliori soluzioni per abbattere le sostanze inquinanti’. Meno polveri sottili e anidride carbonica nell’aria, mentre invece oggi le caldaie trascurate e le stufe a pellet hanno aumentato le emissioni nocive. La Zadro, ammette la necessità di lavorare sui costi, soprattutto quelli d’allacciamento, circa duemila euro, senza contare che il risparmio sulle tariffe d’esercizio è solo del 5 per cento rispetto alle bollette tradizionali.

‘Hanno concepito un megaprogetto dalle tariffe poco vantaggiose in un’area urbana già strutturata – dice Pistocchi – Hera, ci sembra evidente, ha un disegno regionale chiaro. Lavorare in regime di monopolio. E’ il motivo per cui se ne discute nei tavoli regionali’.
Sul tavolo resta il tema della sicurezza, degli eventuali rischi sismici legati all’attività delle sonde calate nella terra, della possibilità di mettere in comunicazione due falde estranee l’una all’altra e inquinarle involontariamente. ‘Noi siamo tranquilli ci sono 25 anni di geotermia alle spalle che ci confortano sulla validità del progetto, che finora ha portato benefici’, spiega Tagliani. ‘Non vi sono certezze, proprio per questo un sindaco dovrebbe usare il principio di precauzione’, insiste Tavolazzi. ‘Prima di trivellare, mi riferisco a Hera ma anche ad altre iniziative diverse da quelle del gruppo, sarebbe bene puntare all’efficienza energetica dell’edilizia e a politiche di risparmio – conclude Pistocchi – Limitare i consumi negli uffici pubblici, nelle scuole, laddove spesso si esagera. Ciò porterebbe a un risparmio di energia pari al 30 per cento’. La partita è aperta, sull’energia si gioca il futuro e, sostiene il fronte del no, ci vuole molta attenzione, informazione e partecipazione prima di prendere anche il minimo rischio.

FINE

Leggi la prima parte dell’inchiesta

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